Se uomini e donne non si seducono più: l’arte dimenticata del corteggiamento – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

Se uomini e donne non si seducono più: l’arte dimenticata del corteggiamento

Voltaire: “Non è abbastanza conquistare, si deve imparare a sedurre”

Nella pizzica de core, tipica danza di corteggiamento salentina, i due ballerini (di solito un uomo e una donna) danzano senza mai toccarsi, avvicinandosi e allontanandosi di continuo, mantenendo fermo il contatto visivo; la donna balla sventolando un fazzoletto rosso col quale giocosamente provoca l’uomo invitandolo ad accorciare le distanze, onde poi sfuggirgli non appena questo le si avvicina. La pezzuola del colore della passione, di cui la stessa è simbolo, verrà simbolicamente consegnata dalla danzatrice esclusivamente a colui che avrà saputo conquistare il suo cuore.

Nulla esemplifica meglio della taranta salentina il classico rituale del corteggiamento, il quale prevede che l’uomo agisca come un “conquistatore” adoperandosi al suo massimo per entrare nelle grazie della prescelta e che la donna si comporti come una “preda” lasciandosi o meno conquistare dalle attenzioni del potenziale partner.

Un rituale oggi ritenuto dai più, soprattutto fra i giovanissimi, demodé, antiquato, non necessario: perché perdere tempo a far recapitare a casa dell’amata mazzi di fiori, invitarla a cena accollandosene il costo, scriverle lettere o poesie d’amore, aprirle la portiera dell’auto, farle delle serenate, riempirla di complimenti e di attenzioni, quando è sufficiente inviarle una richiesta di amicizia su Facebook, magari accompagnata da uno stringato messaggio, o chiederle il contatto su Whatsapp per dar vita a una conoscenza, il fatto che sia solo virtuale non pare importare (tanto più che, dall’altra parte, non ci si aspetta molto di più), e raggiungere il fine ultimo di sedurla o, addirittura, di farla innamorare?

Senza contare, poi, che negli ultimi 20-30 anni l’idea che il corteggiamento “attivo” fosse appannaggio esclusivo del maschio è finita col venire meno, sicché anche le donne hanno cominciato a “fare il filo” agli uomini in maniera del tutto analoga a loro e, di conseguenza, gli uomini si sono sempre meno sentiti in dovere di dover fare il primo passo (peraltro spesso con un non trascurabile sollievo da parte degli stessi).

Il cambiamento intervenuto negli usi e nei costumi sociali, unito all’esplosione di nuove forme di comunicazione, rapide e indirette, ha quindi gradatamente portato alla crisi del corteggiamento classico e al suo progressivo disuso, in particolare fra le nuove generazioni, quelle che si suole definire “digitali”.

C’è chi l’ingloriosa fine dell’arte della conquista l’aveva profetizzata all’incirca una sessantina di anni fa: si tratta del giornalista e scrittore E.S. Turner, il quale al tema del corteggiamento ha dedicato un saggio intitolato “Storia del corteggiamento”, pubblicato nel 1954 ma più che mai attuale.

Nello stesso l’autore ripercorre le varie tappe cha hanno portato a quello che conosciamo come “corteggiamento classico” sottolineando, in maniera ironica, come l’uomo, nel corso del tempo, abbia saputo nobilitare il complesso delle strategie atte alla riproduzione trasformandolo in un’“attività ricreativa” carica di significati.

Ben prima che ve ne fossero i presupposti, in tempi ancora lontani dall’avvento della rivoluzione sessuale, Turner era stato così lungimirante da capire che il corteggiamento aveva le ore contate, che poteva essere considerato alla stregua di un paziente moribondo alla cui terribile fine sarebbe stato possibile sottrarlo solo sforzandosi di reinventarlo, di creare nuove strategie capaci di restituirgli quella magia che sembrava aver perduto.

Cosa che, disgraziatamente, come probabilmente il giornalista temeva, non è avvenuta, complice anche le nuove tecnologie.

Peccato che il corteggiamento, dal punto di vista psicologico, rimanga uno step fondamentale nel percorso che porta alla costruzione di una coppia: il tempo del corteggiamento consente, infatti, alle persone di studiarsi, di scoprirsi, di fantasticare sull’altro e su una futura relazione, di cogliere la parte non verbale della comunicazione, che poi è quella più significativa.

In assenza di un corteggiamento reciproco – che tenga chiaramente conto delle innegabili differenze fra i due sessi – o in presenza di un corteggiamento sbrigativo, la relazione affettiva risulterà priva di quella che, a ben vedere, è la parte più bella del gioco amoroso: la fase dell’attesa e della scoperta dell’altro.

Certo, seduttori non si nasce e non sempre è facile capire quali siano le “mosse” giuste da fare per far capire all’altro il nostro interesse e la natura dello stesso e per entrare nelle sue grazie (il tutto senza risultare invadenti o molesti).

L’arte del corteggiamento, tuttavia, si può apprendere; anzi, si deve imparare, sosteneva nientemeno che Voltaire: “Non è abbastanza conquistare, si deve imparare a sedurre”.

Dalila Giglio