Mandala: il cerchio che guarisce l’anima – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

Mandala: il cerchio che guarisce l’anima

Il mandala, letteralmente “contenitore dell’essenza” rappresenta, molto di più di un semplice disegno da colorare: esso incarna un’immagine capace di infondere calma e rilassatezza

Tutti siamo stati bambini e tutti ricordiamo quanto piacere ci desse colorare: con i pastelli, con le matite, con i pennarelli, con i gessetti, con gli acquerelli. Scegliere la nuance giusta, accostare e mescolare correttamente i colori, usare un tocco né troppo leggero né troppo marcato, non uscire dai contorni predefiniti, evitare le sbavature, non lasciare spazi bianchi, imbrattarsi le mani, erano passaggi obbligati della più gradevole delle attività scolastiche, quella che le insegnanti proponevano al termine di una lezione impegnativa o ad integrazione di un lavoro di lingua o a ridosso delle festività, quando bisognava preparare un “lavoretto” manuale da consegnare ai genitori come dono.

Da adulti, ad eccezione di chi dell’arte grafico-pittorica ha fatto il suo mestiere o il suo passatempo favorito, la maggior parte di noi ha smesso di armeggiare con i colori, finendo addirittura col perdere memoria della beatitudine del colorare; questo, almeno, sino a quando, ai più fortunati, non è comparso dinanzi agli occhi – magari nell’album da disegno dei figli o sul ciondolo ricevuto in regalo per il compleanno dagli amici o sul sito di una scuola di yoga – un mandala, ossia un disegno raffigurante un cerchio contenente al suo interno varie figure geometriche.

E col mandala è riemerso, redivivo, l’ancestrale godimento del colorare.

Il mandala, letteralmente “contenitore dell’essenza” (il termine deriva dal sanscrito), rappresenta, infatti, molto di più di un semplice disegno da colorare: esso incarna un’immagine pregna di significati simbolici, capace di infondere calma e rilassatezza, di migliorare la concentrazione e di aiutare l’individuo a ritrovare il proprio equilibrio interiore.

La sua origine è antichissima, risalendo il primo mandala di cui si abbia notizia ad una “ruota solare” dell’epoca paleolitica, e il suo impiego è pressoché universale, poiché il mandala si ritrova in diverse culture.

I buddisti gli attribuiscono particolare importanza in quanto vedono in esso la rappresentazione grafica del processo attraverso il quale il cosmo, partendo dal suo centro, si è formato; a loro avviso, tuttavia, i veri mandala sono esclusivamente quelli mentali, alla formazione dei quali i mandala “materiali” sono d’ausilio.

Allo studio di questi particolari disegni ha dedicato molto tempo lo psicanalista Jung, giungendo alla conclusione che il mandala simboleggia il Sé e la totalità della psiche e costituisce una sorta di “cerchio protettivo” della personalità più intima.

A detta del più noto dei seguaci di Freud, le figure mandaliche apparirebbero nei sogni durante i periodi di forte tensione psichica al fine di ripristinare il pregresso ordine interiore; così facendo, i mandala innescherebbero, contestualmente al reintegro del vecchio ordine, una sorta di meccanismo creativo, dando forma a qualcosa che prima non esisteva.

Nel mandala, quindi, Jung vede una forma d’arte integrativa dal valore “terapeutico”; proprio in ragione di tale valore, che gli è stato riconosciuto, tutt’oggi il mandala viene impiegato in ambito medico e psicologico.

L’idea che il mandala possa costituire una sorta di “medicina per l’anima” è, forse, meramente riconducibile al fatto che lo stesso consista in una struttura concentrica: da sempre, infatti, il cerchio è considerato simbolo della perfezione, dell’unione e dell’eternità e ad esso viene associata una funzione di “protezione” dalle insidie esterne (come dimostrano le danze popolari alle quali viene attribuita una funzione curativa, molte delle quali, non a caso, vengono ballate in cerchio).

Se il mandala sia o meno effettivamente fonte di quiete interiore e di ordine morale è difficile dirlo; malgrado ciò, esso rimane un utile e piacevole diversivo, e non soltanto per i più piccoli.

Come evidenziato da recenti studi psicologici, disegnare e colorare o anche solo colorare, risulta estremamente benefico per la mente, in quanto riduce lo stress e stimola determinate aree del cervello.

Che si tratti di mandala o di altre raffigurazioni, poco importa.

Dalila Giglio