Effetto Duning-Kruger: la sovrastima degli incapaci vanagloriosi – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

Effetto Duning-Kruger: la sovrastima degli incapaci vanagloriosi

Se gli “incapaci” peccano di superbia, per via di un errore di valutazione generato dalla loro incapacità di giudicare i fatti e la loro persona obiettivamente, i “capaci” peccano di disistima, in ragione della loro persuasione di non essere diversi dai loro simili

Saccente, tronfio, borioso, ostinato, compiaciuto, presuntuoso, arrogante; convinto di sapere e di saper fare tutto, di avere ragione sempre e comunque e di essere il migliore sulla piazza. Sì, è lui, è il fedele ritratto del vostro datore di lavoro, del vostro vicino di casa e del vostro commercialista, ovvero di persone del tutto normodotate ma inspiegabilmente convinte di essere depositarie di capacità e di talenti straordinari.

Se è questo quello che state pensando di alcune delle persone che fanno parte della vostra esistenza… beh, sappiate che, probabilmente, loro pensano di voi, o di qualcun altro, la stessa identica cosa, e cioè che siete degli “incapaci vanagloriosi”, e che ciascuno di noi farebbe bene a pensare a se stesso in questi termini, non essendo l’essere umano capace di giudicare obiettivamente le proprie abilità.

Si tratta di un difetto congenito, di un atteggiamento innato che i suoi scopritori hanno battezzato – attingendo ai loro cognomi – “Effetto Dunning Kruger” e che consiste nella sovrastima delle proprie abilità, nell’errata convinzione di conoscere più e di sapere fare meglio di quanto si conosca e si sappia realmente.

Una vera e propria distorsione cognitiva riconducibile all’incapacità di riconoscere i propri limiti fisici ed intellettivi (anche laddove manifesti), la cui più ovvia conseguenza è l’immotivata sopravvalutazione personale.

Alla constatazione dell’esistenza di un’incompetenza inconsapevole Dunning e Kruger sono giunti attraverso una serie di esperimenti – condotti negli anni ’90 su un campione di studenti di psicologia della Cornell University – atti a verificare la circostanza che le persone, quando inesperte in un dato settore o “digiune” in una determinata materia, tendono a sovrastimarsi inconsapevolmente e a sottovalutare gli altri.

Gli stessi hanno confermato l’ipotesi di partenza elaborata dai due studiosi, secondo la quale la maggioranza degli individui è predisposta ad autovalutarsi in maniera lusinghiera anche a fronte di effettivi risultati tutt’altro che gratificanti – un’elevata percentuale di studenti continuava a sostenere di avere totalizzato un punteggio cinque volte superiore a quello effettivo anche dopo essere venuta a conoscenza di quest’ultimo -, mentre la minoranza di persone veramente competenti è spesso convinta di essere al di sotto della media.

Quasi nessuno sembra resistere all’impulso di giudicare le proprie capacità personali e le proprie condotte migliori di quanto non siano realmente nonché preferibili a quelle altrui, ma questo non significa che non esistano individui realmente provvisti di buona cultura generale, dotati di speciali abilità e talenti e capaci di encomiabili condotte: tali persone, per assurdo, tendono a pensare di non costituire un’eccezione bensì di rappresentare la normalità, contrariamente a chi si crede, a torto, retto e onnisciente.

Se gli “incapaci” peccano di superbia, per via di un errore di valutazione generato dalla loro incapacità di giudicare i fatti e la loro persona obiettivamente, i “capaci” peccano di disistima, in ragione della loro persuasione di non essere diversi dai loro simili.

Circa le origini di tale atteggiamento, gli psicologi ritengono che lo stesso sia una conseguenza della ricerca di “senso” da parte del cervello: a tutto ciò che appare insensato, Io incluso, il nostro organo più complesso e affascinante attribuisce un senso, anche servendosi di informazioni parziali e scorrette.

All’effetto Duning Kruger, insomma, pare non si possa sfuggire, o perlomeno non del tutto, ma sulla nostra capacità di auto-giudizio si può invece intervenire: gli esperimenti dei due studiosi hanno infatti messo in luce che l’apprendimento, anche minimo, della materia o dell’abilità in cui si è inesperti, produce un sensibile miglioramento della propria abilità nell’autovalutazione.

Solo colmando le proprie lacune è possibile addivenire ad una capacità di giudizio, di sé e degli altri, obiettiva e imparziale.

“Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”.

Dalila Giglio