Numeri e fobie: chi ha paura del numero 4? – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

Numeri e fobie: chi ha paura del numero 4?

Quattro, tredici, diciassette, otto e sette, numeri come altri per alcuni, numeri “magici” per altri, così come può essere ciascun numero, a seconda della regione del mondo in cui si vive

Gli italiani, si sa, sono un popolo di scaramantici: possiedono portafortuna – il cornetto rosso e il ferro di cavallo sembrano essere i più diffusi -, evitano di passare sotto le scale da lavoro, toccano ferro quando passa davanti ai loro occhi un’ambulanza o un carro funebre, non aprono l’ombrello in casa, fanno le corna quando vengono menzionati eventi nefasti che potrebbero riguardarli, cercano di evitare che un gatto nero attraversi loro la strada, mangiano le lenticchie a Capodanno, stanno attenti a non rovesciare il sale sulla tavola… e si potrebbe andare avanti – quasi – all’infinito.

Che ci piaccia o meno, è innegabile che la superstizione sia talmente radicata nella nostra cultura al punto di esserne parte integrante; fortunatamente, non siamo i soli a questo mondo ad essere scaramantici. La superstizione è, infatti, un fenomeno universale, ma il suo impatto sulla vita quotidiana delle persone varia notevolmente da paese a paese, così come mutano, del resto, le superstizioni caratteristiche delle varie popolazioni.

L’incidenza che la scaramanzia ha, in generale, nel Belpaese è molto modesta, mentre in alcuni paesi asiatici l’impatto di determinate superstizioni è decisamente considerevole. E’ il caso del quattro, numero che in Italia, pur non essendo ben visto dall’intera popolazione – la sua forma ricorderebbe una bara vuota -, non è considerato avverso, mentre in Cina, in Giappone e in Corea è ritenuto il numero scalognato per antonomasia.

Quadrato di due, composto, difettivo, idoneo, strettamente non palindromo, potente e pratico, il quattro è da sempre associato al pianeta, alla materia, alla solidità, alla concretezza, alla stabilità; tanti sono i punti cardinali, gli elementi, le stagioni, gli angoli, i Vangeli, le fasi lunari. Per i Pitagorici il quattro simboleggiava la giustizia, mentre per Ippocrate era il numero degli “umori” presenti all’interno dell’organismo umano.

L’avversione dei cinesi, dei giapponesi e dei coreani per il “numero della terra” , è legata essenzialmente alla fonetica e, più precisamente, alla circostanza che la pronuncia della parola “quattro” è pressoché identica a quella del lemma “morte”. Una macabra omofonia (medesima pronuncia per parole dal significato differente) che ha dato luogo ad una scaramanzia eccessiva e, pare, inarrestabile.

Per scongiurare la malasorte che quello che per i Maya era il numero perfetto attirerebbe, gli asiatici sembrano, infatti, essere disposti a tutto, incluso a bandire il quattro dalla vita pubblica e sociale.

Il numero quattro è quasi come non esistesse: specie in Cina, il quarto piano non figura negli edifici pubblici, nelle strutture alberghiere e in quelle sanitarie, e sovente anche nei condomini privati; nelle numerazioni delle abitazioni, dei tavoli dei ristori e dei sedili dei mezzi pubblici, è impossibile rinvenire sia il quattro, sia i numeri a due o più cifre che lo contengono; il giorno quattro non si celebrano feste né cerimonie di nessun genere. Una vera e propria fobia, insomma, quella per il numero quattro, al quale è stato attribuito il nome di tetrafobia.

Certo i cinesi, i giapponesi e i coreani non sono gli unici ad avere una fobia avente ad oggetto i numeri, come dimostrano la eptacaidecafobia e la triscaidecafobia, rispettivamente la paura irragionevole del 17 e del 13, entrambe fermamente radicate nel nostro territorio ma di scarso impatto sociale.

“Paese che vai, fobia numerica che trovi”, insomma.

E così come in ciascun paese esiste un numero che è considerato sventurato, allo stesso modo sussiste un numero ritenuto propizio e di buon auspicio: per i cinesi è il numero 8, simbolo di prosperità, mentre per i giapponesi è il numero 7, emblema delle sette reincarnazioni nelle quali credono i buddisti, numero fausto anche per i coreani.

Quattro, tredici, diciassette, otto e sette, numeri come altri per alcuni, numeri “magici” per altri, così come può essere ciascun numero, a seconda della regione del mondo in cui si vive.

Un dubbio sorge spontaneo: che la fortuna e la sfortuna possano davvero essere solo una mera questione di cifre?

Dalila Giglio