La coscienza non muore – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

La coscienza non muore

Il professor Robert Lanza afferma che la vita non finisce quando il nostro corpo muore ma continua perché la nostra coscienza continua…

Se chiudo gli occhi e rifletto su cosa, davvero, mi spaventa e mi affascina allo stesso tempo, la riposta che do a me stessa, seppur banale, è la morte.

Ormai crediamo di sapere tutto di lei, dai racconti di sedicenti “risorti”, e non mi si accusi di blasfemia, ai progressi scientifici nel campo della clonazione, siamo convinti di poterla rimandare grazie alla scienza, se non evitarla del tutto perché, in fondo, l’uomo moderno ha quasi del tutto perso l’antica e primordiale paura della morte. Riflettendo su quest’ultima affermazione molti pensano una sola cosa: poveri pazzi primitivi. La pazzia è un’altra stranezza della vita che in me ha sempre suscitato un certo interesse ma questa, è un’altra storia.

Osservando il mondo animale, in cui includo la specie Homo, mi rendo conto che la paura e l’ossessione per la morte è tipica della nostra specie; i più potrebbero obiettare dicendo che siamo i soli dotati di intelligenza e sentimenti, e io a questa obiezione rispondo con una domanda: e se tutti, ad esclusione di noi uomini, fossero coscienti del fatto che la morte non è che un passaggio di “stato”? Esattamente come quando l’acqua evapora, non cambia la sua natura rimane sempre tale, ciò che si modifica è la sua composizione fisica.

Un famosissimo scienziato Robert Lanza considerato dal “New York Times” uno degli scienziati viventi più illustri, prova a spiegare come la vita va avanti… per sempre! Ma la chiave di volta nella sua teoria sarebbe, niente popo’ di meno che la nostra coscienza.

È di qualche tempo fa la notizia che nel libro “Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe”, titolone a parte, Robert Lanza afferma che la vita non finisce quando il nostro corpo muore ma continua perché la nostra coscienza continua.

Il curriculum del Dottor Lanza è di tutto rispetto: è un esperto in medicina rigenerativa e direttore dell’Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per i suoi numerosi tentativi di clonazione di specie in via di estinzione; non pago di tutto ciò ha deciso di dedicarsi anche alla fisica e astrofisica. Tutta questa conoscenza non poteva non sfociare in una nuova “teoria”: il biocentrismo.

Essa afferma che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo, e sarebbe la coscienza stessa ha creare l’universo materiale in cui viviamo. Certo tutto questo ricorda un pochino l’indovinello sulla primogenitura dell’uovo o della gallina… fatto sta che Lanza ha elaborato delle leggi fisiche ad hoc. Infatti afferma che prendendo la struttura dell’universo, con le sue forze e leggi, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza e la coscienza esistevano prima alla materia.

Lanza sostiene che spazio e tempo non siano oggetti, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: la coscienza è il libretto di istruzioni che accompagna ogni cosa, anche la più ovvia, anzi, è come il filo d’erba che rinasce dalla cenere anche quando il fuoco sembra aver distrutto tutto.

Lanza ritiene poi che la coscienza sarebbe energia misurabile in Watt; ma allora se il corpo di un essere vivente genera energia, allora questa non muore quando il corpo muore perché esisterebbe al di fuori del corpo fisico forse in un altro livello di realtà e forse, rivive, in un altro Universo.

In questo calderone di informazioni probabilmente i confini delle singole scienze si perdono per dare forma a qualcosa che però in fondo così strampalata non è. In ogni caso, qualcosa in questa teoria mi ricorda un vecchio ritornello; sarà colpa degli anni della scuola che mi hanno indottrinato per benino e quindi ho sempre, più o meno, accettato l’esistenza di “una vita” dopo la morte, anche se quello che non mi ha mai realmente convinto sono i metri di giudizio con cui saremmo giudicati.

Nondimeno, a me sembra, ad una prima lettura di questa contorta teoria non facile da assimilare ammettiamolo, che utilizzando fisica, biologia, metafisica, ecc… (e “teorie” invece di dogmi), che si voglia arrivare a dimostrare qualcosa a cui tutti più o meno aspiriamo, e che tanto innovativo in fondo in fondo non è: una qualsivoglia forma di immortalità.

Sono quasi certa che tutti abbiamo paura di morire, nel migliore dei casi si può accettare con eleganza la vecchiaia, ma la dipartita, quella è tutta un’altra storia; la morte è eterna oscurità, l’immortalità invece sa di eroico… quel “per sempre” che rende la morte come un passaggio per una nuova vita. Ecco perché ci affanniamo per lasciare un segno mentre siamo in vita; le ricompense delle religioni non si basano sullo stesso principio? Se sei buono vivrai per sempre e in pace, in caso contrario il tuo per sempre non sarà per niente sereno.

Ho sempre creduto, forse per la sopracitata paura, quasi per esorcizzarla, che la morte non mi avrebbe distrutta, e ora che la mia brama di mente scientifica viene solleticata da teorie, anche se pseudoscientifiche, le quali mi sussurrano che la parte migliore di me continuerà a vivere… sono quasi felice; il super scienziato Lanza, in fondo, non è diverso da me: è un uomo sicuramente con molte conoscenze ma che ha paura e come me avrà pensato che viaggiare nell’universo, tra gli infiniti che esistono, come pura energia non è male come programma.

Marilena Grasso