L’Impero è veramente crollato? L’Europa che tradisce se stessa… – Il Quorum
Storia

L’Impero è veramente crollato? L’Europa che tradisce se stessa…

E’ la solidarietà uno dei pilastri dell’unità. Se la Grecia uscirà, l’Europa sarà diversa, diversa perché la Grecia è il Paese in cui è nata l’idea stessa di democrazia

Parlerò di storia per parlare del presente. Parlerò del presente sperando che ognuno di noi possa renderlo degno tanto da farlo divenire storia. Perché non ogni momento diventa storia, a volte non diviene neppure ricordo.

C’era un impero, quello austriaco che poi diventerà austro-ungarico. Come ogni impero, federava popoli diversi, ma non c’era nulla di comune fra questi popoli, se non la fedeltà ad una dinastia, gli Asburgo. Fedeli alla loro potenza. Fedeli a quella capacità di mantenere l’impero organizzato, ma la fedeltà la si ritiene spesso un valore unilaterale, nel senso che i popoli devono essere fedeli all’imperatore, lo si dà per scontato, in quelli più evoluti si raggiunge l’idea di essere fedeli all’impero, distinguendolo dall’imperatore di volta in volta sul trono, ma mai si ritiene che l’imperatore debba essere fedele verso i popoli.

Che i regnanti siano servitori lo si ammette razionalmente, mai inconsciamente. Il cane deve, usiamo il verbo deve, essere fedele al padrone, mai ci viene in mente con altrettanta naturalezza che il padrone debba essere fedele al cane. Siamo indignati se lo abbandona per strada, ma l’indignazione non si spinge mai fino all’idea che ci sia un problema più generale di assunzione di responsabilità verso l’altro, foss’anche un animale, accusiamo loro, i padroni del cane, mai noi in quanto collettività, come se non fossimo in una società in cui il loro cinismo non avesse avuto terreno fertile da cui sorgere e svilupparsi. E noi di quella società facciamo parte.

Per tornare all’esempio storico di prima, l’impero asburgico trattò i popoli proprio come la nostra società tratta i cani, loro dovevano essere fedeli all’impero, impensabile che i cechi volessero l’indipendenza, che gli italiani volessero riunirsi all’Italia etc… Se qualcuno avesse osato tanto e vi fosse riuscito, sarebbe stato un traditore dell’impero, mentre l’impero, o meglio l’imperatore, non verrebbe mai ritenuto un traditore del popolo, mai responsabile di averlo costretto ad uscire dall’impero perché poco sensibile, o meglio per nulla sensibile alle sue richieste di distribuzione del potere, di decentramento amministrativo, compartecipazione alle decisioni di politica estera.

Cosa ha a che fare l’Europa di oggi con quell’impero? Siamo così lontani dal loro fallimento come unione di popoli?

In comune abbiamo appunto il fatto di essere un’unione di popoli, con tante lingue e diversità locali, ma siamo diversi perché non c’è un trono e un imperatore ad imporre il proprio volere.

Eppure serve solo questo per fare la differenza? Siamo davvero senza trono e senza imperatore?

L’Europa di oggi nel suo fallimento pluriennale durante la gestione della crisi economica ha dato l’idea di essere governata da una classe dirigente di economisti senza elasticità mentale e duttilità nell’applicazione delle decisioni politiche. Ha ignorato ogni versatilità nel rispettare certe regole economiche e così facendo ha trasformato queste regole in dogmi e questi dogmi in un imperatore.

La Grecia forse uscirà dall’euro, forse no, se ne uscirà tutti diranno, l’Europa avrà interesse a dirlo, che la colpa sarà stata della Grecia, che ha tradito la vera economia (ne esiste una vera e una falsa? O non piuttosto una utile in un certo momento e una in un altro?).

Non sarà piuttosto l’Europa ad aver perso l’occasione, come l’impero austro-ungarico, di capire che è la solidarietà uno dei pilastri dell’unità?

Certo non vuol dire pagare per altri, ma pazientare riguardo alla loro lentezza, magari anche ai loro sbagli che vanno corretti, ma imporre una correzione non può essere un principio valido fino alla morte del colpevole da correggere.

Se la Grecia uscirà, l’Europa sarà diversa, diversa perché il Paese in cui è nata l’idea di democrazia (pur con le differenze da quella attuale) e la stessa civiltà occidentale verrà cacciato fuori da altri Paesi europei, che non sono altro che eredi ideali di quel Paese, ma che invece se ne ritengono giudici in nome di un’ortodossia economica di cui la loro ignoranza e incompetenza ha fatto loro credere di essere custodi.

Stupidità e potere spesso si accompagnano, la classe dirigente europea di oggi ne è un ottimo esempio e questo ci accomuna con l’impero austro-ungarico, ma possiamo ancora correggerci. Noi abbiamo infatti una forma di partecipazione democratica, con le elezioni del Parlamento europeo e dei vertici istituzionali, ma non è sufficiente: anche nell’impero c’era infatti un trono, anche lì c’era una sorta di parlamento con poteri limitati come quelli della nostra Europa, ma non ha funzionato, va quindi allargato il potere decisionale degli organi eletti in Europa a scapito dell’effettivo potere vincolante dei singoli stati membri, che bloccano certe decisioni in nome di legittimi interessi nazionali (legittimi in prospettiva anti-unitaria).

Gli Stati Uniti, appena nati, capirono di dover passare da una confederazione di stati (unione debole) ad una federazione, quella attuale, cioè un’unione forte. O l’Europa capirà che solo un rafforzamento della sua unità le permetterà di sopravvivere a questa crisi e a quelle che la storia successivamente non farà mancare, o crollerà, perché nessuna regola economica dogmatica dura tanto da superare la vita che ha tradito.

Andrea Forte