Psicologia e Sociologia

La vita saluta il bene chiamandolo Cristo. Dietrich Bonhoeffer e l’etica

Come intende sempre Bonhoeffer, Dio dà prima diritti, poi doveri, infine, e questo è il compimento, “Noi viviamo” è una responsabilità

“Noi viviamo”, sono le parole iniziali del testo “La storia e il bene” inserito nel libro Etica di Dietrich Bonhoeffer, un teologo protestante tedesco ucciso dai nazisti perché facente parte di una congiura per eliminare il terzo Reich.

Cosa intendeva? “Noi viviamo”, non conta quando iniziamo a farlo, oggi, ieri, domani, se viviamo, viviamo.

Noi stessi, gli altri, Dio stesso che ci ha voluti, ne devono tenere conto. “Noi viviamo” non è qualcosa di talmente libero da essere un’opinione, non è neppure al contrario una condanna, come tanto nichilismo contemporaneo e passato tenta di far credere.

“Noi viviamo” è il punto in cui un istante di cielo si congiunge con un balzo in alto della terra. È innanzitutto un momento di una volontà creatrice, di Dio, poi è una gioia, perché come intende sempre Bonhoeffer, Dio dà prima diritti, poi doveri, infine, e questo è il compimento, “Noi viviamo” è una responsabilità.

“Noi viviamo”, siamo qualcosa, non lo abbiamo deciso, ma questo qualcosa ha delle responsabilità, “Noi viviamo” diventa infatti “Noi viviamo” con altri, tra altri, alcuni dei quali buoni, altri malvagi, ai malvagi va impedito il male, i buoni vanno difesi.

Le vie del “Noi viviamo” a favore dei buoni e contro i malvagi possono essere molteplici, fino al punto in cui il “Noi viviamo” entra in contraddizione con ciò che dobbiamo fare, con quel bene cioè che per essere compiuto rischia di portarci alla morte, attenzione, non rischia di portarci la morte, ma alla morte.

La morte non può entrare nell’animo di chi crede nella vita di Cristo, questo teologo sa che la morte non è parte sostanziale, sostanziale è la vita eterna in Cristo. Se Cristo c’è, “Noi viviamo”, se Cristo c’è, noi agiamo. Siamo uomini, siamo agenti, siamo con Cristo fino alle estreme conseguenze, non un Cristo al di sopra delle nostre capacità, indifferente alle nostre speranze, contro la nostra umanità, siamo uomini credenti in un Cristo anche uomo.

Questo teologo porta Cristo in noi fino al punto in cui noi ce ne sentiamo capaci, capaci di Cristo, tanto da credere che avesse ragione Lui… il bene va compiuto e siamo in grado di compierlo credendogli.

Andrea Forte