Storia

Giulio Natta, il progresso e le bombe

La società è il prodotto di vari fattori; tra questi lo sviluppo scientifico-tecnologico è il più influente

Cinquant’anni fa Giulio Natta riceveva il premio Nobel per la chimica, assieme al chimico tedesco Karl Waldemar Ziegler, per i suoi studi sulla polimerizzazione di composti idrocarburici.

Il Giulio Natta Archive (www.giulionatta.it) attribuisce a Natta, classe 1903, ben 617 pubblicazioni, spalmate in 57 anni di ricerca scientifica (una media impressionante di 10,82 all’anno…).

Sbirciando velocemente i titoli, notiamo che raramente (a conferma del rigore del personaggio) esse varcano i confini della chimica e delle sue applicazioni industriali.

Ci incuriosiscono allora le sette pagine dedicate allo Scientific progress and the human condition, pubblicato nel 1972 (su «Impact of science on society», n. 4). Natta ha oramai gli anni (settanta per l’esattezza) e soprattutto l’autorevolezza per distinguersi dagli imbrattacarte che sul tema hanno sprecato (e presumibilmente continueranno a sprecare) fiumi di inchiostro.

La storia dell’umanità, scrive Natta, è essenzialmente la storia dello sviluppo scientifico. Ciò sarebbe dimostrato dal fatto che essa, «in the most distant ages», è sistematizzata in termini di scoperte scientifiche; età della pietra, del bronzo, del ferro e via dicendo (come a dire che nei manuali di domani la nostra età sarà indicata come l’età della Rete e la contemporanea rivoluzione delle mentalità collettive sarà a questa addebitata ed anche sui nostri banchi di scuola l’odierna e futile diatriba berlusconismo/antiberlusconismo sarà derubricata a insignificante increspatura nell’oceano delle vicende terrene).

Certamente quella che chiamiamo società, ammette Natta, è il prodotto di vari fattori ma tra questi quello tecnologico è il più influente.

La Rivoluzione francese, ad esempio, che avrebbe certificato il definitivo superamento del sistema feudale, fu il punto di caduta delle scoperte scientifiche e dello sviluppo tecnologico dei secoli precedenti che avevano creato nuove classi e tipologie produttive.

Caratteristica della scoperta scientifica è quella di produrre effetti a cascata ben al di là delle intenzioni del suo autore. Nella prima guerra mondiale, osserva Natta, il blocco marittimo imposto dalla Gran Bretagna costrinse la Germania a cercare surrogati ai nitrati, necessari per produrre esplosivi. Si giunse così a sintetizzare l’ammoniaca dall’azoto e dall’idrogeno e a creare esplosivi senza ricorrere ai nitrati. Ma l’ammoniaca e i suoi derivati, aggiunge Natta, sono oggi utilizzati per i fertilizzanti chimici e quindi all’origine dell’imponente incremento della produttività agricola; “today, the amount of ammonia used for war materials is negligible in comparison to the quantities used in agriculture”.

Certo, si potrebbe obiettare che la sintesi dell’ammoniaca dall’azoto e dall’idrogeno è un portato del conflitto bellico, le cui cause sono da attribuire non allo sviluppo tecnologico ma a materialissimi interessi economici o a irrazionali volontà di potenza.

Comunque, qualsiasi manuale scolastico sembra confortare le tesi di Natta.

Percorrendo a ritroso, infatti, il cammino della civiltà umana, possiamo individuare una delle sue prime manifestazioni nella scheggiatura della pietra ad opera di qualche ominide errante intorno al lago Vittoria circa 2,5 milioni di anni fa.

La storia dell’uomo, insomma, è, fin dai suoi albori, storia della tecnica (ma che ci faceva l’uomo con le pietre scheggiate? Aggrediva, tra le altre cose. Ecco, allora, che il motore primo della storia sono stati forse l’aggressività e gli impulsi omicidi…).

Luca Tedesco