Hitler è stato un uomo o un cammello? – Il Quorum
Storia

Hitler è stato un uomo o un cammello?

Il male assoluto non può invecchiare e circondarsi di un fox terrier

«Troppo umano»; è questa l’accusa mossa a un’opera artistica rea di aver ritratto un Hitler stanco, pieno di acciacchi e che quindi potrebbe ispirare compassione nel pubblico. Si tratta del romanzo Sirius di Jonathan Crown (pseudonimo dietro cui si cela il giornalista tedesco Christian Kämmerling), uscito quest’estate in Inghilterra, Francia, Olanda e Spagna. Questa accusa non è nuova. «Troppo umano» giudicò ad esempio Wim Wenders La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler di Olivier Hirschbiegel, del 2004, in cui si sarebbe indugiato eccessivamente sui tremiti parkinsoniani di un dittatore oramai spossato e sfibrato.

«E come avrei dovuto rappresentarlo Hitler? Come un cammello o un elefante?», ha risposto ai suoi critici l’autore del fantaromanzo, facendo propria una celebre battuta del critico letterario tedesco Marcel Reich-Ranicki, una battuta caustica, sferzante, alla – potremmo dire in questi giorni – Charlie Hebdo.

Se per gli Ḥadīth il Profeta non può neanche essere ritratto, per il buon cittadino democratico, a prescindere dalla sua confessione religiosa, Hitler può essere sì ritratto, ma solo nelle fattezze di un cammello o di un elefante. Un Hitler bipede, insomma, non è accettabile.

Perché questo atteggiamento? Forse perché, ma questa è solo una delle possibile spiegazioni, Hitler e il suo sistema criminale sono scomparsi con la guerra. Quest’ultimo non ha avuto quindi la possibilità di riformarsi. Ciò non ha potuto che favorire una lettura demonologica di Hitler e della sua creatura. Hitler e il nazismo diventano tra le due guerre il male assoluto e nella guerra muoiono come male assoluto.

In verità, c’è chi ha provato ad immaginare l’evoluzione della storia mondiale con un Hitler vittorioso. Robert Harris, nel suo Fatherland, del 1992, disegna un’Europa nazificata contrapposta all’alleanza russo-statunitense. Siamo nell’aprile 1964 ed è proprio Hitler, e non Krusciov, a tentare la carta della distensione tra i blocchi invitando il Presidente Kennedy a Berlino.

Certo, Harris non si arrischia a disegnare scenari di riforma del sistema nazista ma in una prospettiva ucronica, di storia alternativa, perché non ipotizzare, in una Germania nazista e vittoriosa nella seconda guerra mondiale, un Krusciov tedesco e nazista-revisionista che di Hitler denuncia culto della personalità, eliminazione fisica degli avversari, campi di sterminio e avvia un processo di dehitlerizzazione?

Perché non immaginare un Gorbaciov tedesco, segretario del Partito nazionalsocialista ma nella sostanza postnazista che avvia glasnost, perestrojka e la distensione con Reagan?

Se questi scenari si fossero verificati, la rappresentazione del nazismo come male assoluto si sarebbe probabilmente affievolita e questo processo avrebbe altrettanto probabilmente incrinato l’interpretazione satanica del suo fondatore.

Nessuno si scandalizzerebbe, presumo, se si raffigurasse uno Stalin che accarezza amorevolmente un fox terrier, il Sirius dell’omonimo romanzo.

Di più, a nessuno verrebbe in mente di dire che il dittatore sovietico non fu un uomo ma un cammello, anzi un elefante.

Luca Tedesco