Scienza

Pericolo clima: Parigi non basta

Gli accordi raggiunti durante la Cop21 non placheranno il riscaldamento climatico, anzi se le cose rimarranno così la temperatura sarà destinata ad un vertiginoso aumento

“Parigi val bene una messa”, ma sicuramente non basta per battere il riscaldamento globale. Gli accordi raggiunti lo scorso dicembre durante la Cop21, non saranno sufficienti per contenere l’aumento delle temperature di due gradi Celsius a lungo discusso nella conferenza.

Uno studio pubblicato su Nature da Niklas Höhne, dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) a Laxenburg, in Austria, ha esaminato in dettaglio gli accordi e per ora, se le condizioni non saranno rafforzate, l’aumento delle temperature si certificherà fra i 2,6 e i 3,1 °C.

Gli accordi di Parigi sono stati inseriti nel quadro della Convenzione per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC). Gli scienziati, per giudicare inadeguati gli accordi della Cop21, hanno analizzato non solo l’accordo finale ma anche i vari Intended Nationally Determined Contributions (INDCs), ovvero le intenzioni presentate dai singoli Paesi prima di sedersi al tavolo con gli altri interlocutori.

Lo studio ha presentato un confronto molto interessante tra le varie politiche, senza alcun patto per controllare il riscaldamento si rischierebbe un aumento massimo di 5.6 gradi Celsius: le conseguenze di questo aumento di temperatura, anche nelle condizioni che attulamente prevedono gli accordi, sono devastanti. Ad esempio, la foresta pluviale amazzonica si asciugerà e il Sud America rischia di diventare invivibile a causa della siccità e degli incendi implacabili.
La città di New York sperimenterebbe inondazioni continue e un grande numero di persone sarebbe costretta a scappare da molte zone dell’Africa.

IN FUGA DAL CLIMA
Le prossime ondate di migrazione potrebbero infatti essere legate al clima, i numeri sono elevatissimi: si parla di 50, 100 o 250 milioni di persone in un periodo medio.
Nel 2009, in un articolo sul Corriere della Sera, il musicista statunitense Moby disse: “L’uomo negli ultimi 5000 anni ha conquistato il mondo e nessuno lo può fermare. Certo l’uomo sopravviverà, ma credo che in 75 anni ci saranno milioni di rifugiati per il cambiamento climatico, molte città saranno sott’acqua o devastate da uragani e le foreste si trasformeranno in deserti. Non lo so se siamo in tempo per fermare un processo che sta andando avanti da secoli ormai”.
Sul tema dei rifugiati climatici possiamo consigliare un romanzo fantascientifico, ma non troppo, dello scrittore italiano Bruno Arpaia: “ Qualcosa là fuori”.

Le due date di verifica che dell’andamento del clima globale sono il 2030 e il 2100, tuttavia senza un forte impegno sulle emissioni di CO2 delle nazioni e non solo, sarà difficile immaginare un futuro roseo.

Il ruolo positivo svolto da molti attori nella conferenza di Parigi (come governi regionali e associazioni) aiuterà a perfezionare e mantenere alta l’attenzione sul tema da parte degli stati, che dovranno aggiornare continuamente i loro piani, salvaguardando la possibilità di conservare il riscaldamento sotto i 2 gradi Celsius o almeno di un grado e mezzo.

Il lavoro da svolgere però rimane molto complesso: lo studio, che si serve di una serie di probabilità, evidenzia come nel caso in cui venissero rispettate tutte le condizioni l’aumento di temperatura si attesterebbe comunque tra i 2,6 e i 3,1 °C.
Tutto questo non può bastare, il cambiamento climatico va affrontato subito, come ricordano i redattori dello studio. Nel 2015, a poche settimane dalla Cop21, Barack Obama fu molto chiaro: “Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta divenuto ormai incurabile: il momento di agire sul clima è questo”. L’attimo va colto, e Parigi non è abbastanza.

Gianluigi Marsibilio