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I vini piemontesi patrimonio dell’umanità

E’ dell’Italia il record mondiale di siti riconosciuti dall’Unesco

L’Italia conferma il suo record mondiale di siti patrimonio dell’Unesco: il cinquantesimo tassello italiano del patrimonio dell’umanità è appena stato inserito durante la 38° riunione del Comitato per il patrimonio mondiale, tenutasi a Doha (Qatar).

Il sito che ha fatto finalmente raggiungere alla nostra penisola la soglia record dei 50 è l’area del Piemonte dei Paesaggi vitivinicoli delle Langhe, del Roero e del Monferrato.

Tale nuovo sito è stato iscritto non nella lista del patrimonio paesaggistico, ma in quello culturale proprio perché “I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale”, come si è affermato durante la conferenza.

Nella motivazione ufficiale per questa nuova iscrizione, quest’area del Basso Piemonte è stata definita come “una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino, grazie anche alla presenza di una grande varietà di manufatti e architetture legate alla coltivazione della vite e alla commercializzazione del vino”.

In Piemonte sono state ritrovate tracce della coltivazione della vite che risalirebbero al V secolo a.C., quando la regione era un luogo di contatto e di scambio tra Etruschi Celti. Come ricorda l’Unesco, durante l’impero romano, Plinio il Vecchio cita il Piemonte come uno dei luoghi più favorevoli per la coltivazione di vigneti nell’Italia antica.

Nel loro insieme le zone selezionate hanno un’area di circa 76mila ettari che coinvolge tre province e 29 comuni. I nuovi siti Patrimonio dell’Umanità sono: Langa del Barolo; colline del Barbaresco; Castello di Grinzane Cavour; Canelli e l’Asti Spumante; Nizza Monferrato e Barbera; Monferrato degli Infernot. Ciascuna delle nove aree di eccellenza coinvolte prende il nome del vino più rappresentativo del territorio: Freisa, Barbera, Asti Spumante, Loazzolo, Moscato, Barbaresco, Barolo, Dolcetto di Dogliani e Grignolino.

Lo scorso anno a essere per la prima volta tutelato fu Etna, mentre il primo sito italiano ad essere iscritto nella lista Unesco fu la Val Camonica, nel 1979, con i propri reperti archeologici dedicati all’arte rupestre.

L’Italia riesce quindi a mantenere il suo primato con 3 siti in più rispetto alla Cina che quest’anno ha visto l’iscrizione di due siti. Un ottimo risultato per il made in Italy e per la viticultura italiana, basti pensare che le colline francesi dove si producono champagne e bordeaux non sono ancora patrimonio mondiale.

Cinzia Colantoni