L’immaginazione che cos’è? – Il Quorum
CULTURA Letteratura

L’immaginazione che cos’è?

Se lo puoi immaginare lo puoi realizzare

Immaginazione. Una parola che ho sempre visto come uno scrigno in cui sono racchiuse meraviglie. Un contenitore di bellezze sempiterne scolpite nella assenza di cose, oggetti, materia.

L’immaginazione crea ciò che non esiste, scompone la realtà e la rimescola, evoca immagini indipendentemente dalla presenza dell’oggetto cui si riferiscono. Se ci fermiamo ad osservare la vita in ogni suo aspetto, ci accorgiamo che tutte le realizzazioni umane discendono da una intuizione. E che cos’è l’intuizione, se non un germoglio dell’immaginazione? Essa si colloca alla base di tutte le creazioni artistiche, ne è il fondamento imprescindibile, se non ci fosse stata questa superiore facoltà umana il mondo non sarebbe mai stato quello che conosciamo.

Sarebbe incolore, un inferno in cui l’uomo non avrebbe scampo alcuno. Se togliamo la facoltà immaginifica sparisce l’umanità, la sua parte migliore. Una volta un poeta disse che al di sopra dell’intelligenza abita l’immaginazione: la prima è indiscutibilmente umana, la seconda parte dall’uomo per trascenderlo. Quando misuriamo la nostra capacità di comprensione con una grande opera letteraria, altro non facciamo che celebrare l’immaginazione.

Un mio vecchio professore e amico mi consigliò, da ragazzino, di riempire la mente di figure, immagini, vita sognata. Poiché la vita immaginata è più concreta di quella che viviamo. Disse: “Non leggete avidamente. Leggete con lentezza. E quando finalmente incontrate una grande immagine, per carità di Dio, chiudete il libro. Non andate avanti. Godetevela un po’, quella immagine. Portatela a letto, al bagno, al ristorante. Non lasciatela scappare. Giocateci un po’. Stravolgetela se necessario. Modificatela a vostro piacimento. Appropriatevene. A questo serve la letteratura”. 

Sì, serve davvero a questo.

Mi ha sempre incuriosito la nascita delle idee e la loro evoluzione e, sin da bambinetto, mi divertiva leggere favole. Ricordo con piacere le favole di Gianni Rodari, il più grande scrittore di libri per ragazzi che abbiamo avuto. Grammatica della fantasia è un saggio meraviglioso, dove Rodari indossa i panni del mentore. Ci prende per mano e ci fa vedere dove e come nascono le immagini che poi ritroviamo nella forma di romanzi, racconti, favole, poesie. Le immagini camminano sulle spalle dei personaggi, ci guardano e tentano di fagocitarci.

L’immaginazione si fa carne, diventa la Bovary, Anna Karenina, Pierre Bezukhov, Papà Goriot, il baron de Charlus e il suo “vizio”. Si fa poesia, ho in mente le anime dolenti e sempre pencolanti sull’orlo del baratro di C. Baudelaire e il suo Spleenoppure l’immaginifico vate G. D’Annunzio e l’immedesimazione panica che dà vita ad un poetare dove le immagini si addensano. Diventa persino materia filosofica, Aristotele nel De Anima la definisce come cosa altra dalle sensazioni. La dimensione sensibile rappresenta il nutrimento dell’immaginazione e attraverso i nostri sensi percepiamo il mondo, comunichiamo con esso.

Nella storia del pensiero occidentale vi sono quattro grandi sistemi filosofici: Platonico, Aristotelico, Kantiano ed Hegeliano. Ebbene, ciascuno è nato da un’immagine, dall’esigenza di cercare la verità e di definire il mondo ordinandolo. Agli albori del Novecento l’immagine divenne l’emblema dei movimenti Avanguardistici, nei campi dell’arte ma anche del pensiero speculativo. La prima volta che sentimmo pronunciare la frase l’immaginazione al potere, era il 1909 e il Futurismo cominciò a farsi largo.

Il Manifesto del futurismo, redatto da Filippo Tommaso Marinetti, è permeato dai concetti di velocità e immagine. Negli anni sessanta il filosofo/politologo tedesco Herbert Marcuse, riprese il concetto dell’immaginazione al potere donandolo agli studenti sessantottini. I quali attribuirono a quella locuzione un significato profondamente rivoluzionario. Il piedistallo su cui si erge il monumento dell’arte, in tutte le sue declinazioni, è l’immaginazione. I paesaggi dell’anima hanno preso forma grazie alle intuizioni artistiche, mentre scrivo ascolto l’Adagietto di G. Mahler (V sinfonia) e quello che ho appena affermato si fa di una concretezza sublime.

L’immaginazione nutre l’arte e dall’arte discendono i contorni di ciò che non si vede. Tutto ciò che vi è di superiore nell’uomo, gli invisibili spazi interiori, i panorami della nostra spiritualità, sono il felice esito di tutte le figure/immagini che attraversano la nostra mente. Michelangelo e Raffaello, Leonardo e Leon Battista Alberti devono ringraziare il loro ingegno immaginifico.

Il progresso dell’umanità in campo scientifico è legato a questa facoltà, tutto nasce da un’immagine e intuizione. La dimensione post-mortem è stata variamente rappresentata, la conosciamo solo attraverso le immagini che l’uomo si è dato. Penso al viaggio oltremondano di Dante, prima della Commedia non si aveva idea di come potevano apparirci l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Il contributo all’immaginario collettivo è stato davvero notevole. E così anche le arti figurative: le innumerevoli scene sacre tratte dalle vicende bibliche.

L’estrema religiosità che appartiene alla musica, prima ho citato l’Adagietto di Mahler. Potrei continuare ricordando che se la pittura ha disegnato l’immagine di Dio, la musica lo ha evocato illuminando la sua essenza. Nella forma musicale del “Requiem” ha raggiunto vette espressive assolute: Mozart, Verdi e Brahms. L’accrescimento perpetuo dello spirito, sostenuto dall’immaginazione, ha trovato un luogo privilegiato anche nel teatro. Nelle opere di W. Shakespeare, del nostro L. Pirandello, A. Checov, H. Ibsen sino ad arrivare, attraversando gli anni, al teatro di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene e la coppia Fo/Rame. In conclusione, quella che si è soliti definire come la facoltà di elaborare liberamente e con fantasia i dati dell’esperienza e i pensieri, è in realtà una cosa più semplice: il motore della vita.

Giuseppe Cetorelli