La città-social network rende felici – Il Quorum
INNOVAZIONE Urban

La città-social network rende felici

Nel 2008 gli abitanti delle città hanno superato gli abitanti delle zone rurali

Un articolo dell’antropologo fisico Moreno Tiziani:

Da quando gli esseri umani hanno smesso di essere nomadi e sono diventati stanziali, costruendo villaggi e impiantando attività economiche stabili, le città hanno sempre svolto il ruolo di attrattori sociali e culturali, capaci nel contempo di modificare la biologia umana, per quanto in modo impercettibile.

Non stupisce che il problema dell’organizzazione dello spazio urbano, in termini sia funzionali che estetici, sia nato con il concetto stesso di città. Un problema che rimane ancora oggi e che impiega le risorse e le energie di molti esperti di costruzione e urbanistica. Nello sforzo di creare una città vivibile, a volte addirittura utopica, nel corso dei secoli si sono susseguiti progetti di insediamenti anche avveniristici. Molti sono rimasti solo sulla carta, altri hanno preso vita, spesso in modo incompleto, rivelando in seguito carenze di diverso ordine e grado.

In tutti questi progetti, nonostante la dichiarata volontà di migliorare la vita degli abitanti, il posto predominante andava agli edifici e alle infrastrutture, come se fossero gli esseri umani a vivere in loro funzione e non viceversa. Eppure la città prende forma dalle esigenze dei suoi abitanti. Prende forma, oltretutto, dalle visioni di chi la abita. Ogni singola persona ha necessità particolari, ma la città non è un tessuto che risponde all’individualità di ognuno. Piuttosto, reagisce al legame che si forma tra l’individuo e lo spazio fisico che abita e alla relazione che intercorre con altri esseri umani. Tale legame forma la percezione dello spazio e del territorio che si configura concretamente nel disegno stesso di una città, nelle sue vie e nei suoi fabbricati.

Vi sono allora due livelli di percezione spaziale all’interno di una città: uno puramente fisico, l’altro mentale e culturale. I due livelli vanno a formare l’identità spaziale di luoghi e persone. Del resto, l’ambiente (naturale o artificiale che sia) influisce sugli esseri umani e ne determina in buona misura la formazione e lo stile di vita, nonché la facilità con cui si formano connessioni tra gli individui.

Sono queste connessioni che formano il social network che vede nella singolarità di ognuno un hub attivo. Un cittadino soddisfatto della sua vita urbana vive un ambiente il più possibile vicino alla sua identità spaziale e ne diventa parte attiva. Le città odierne sembrano non avere imparato la lezione dei quartieri dormitorio e del diradarsi degli spazi di aggregazione propositiva. Anzi, l’aumento del volume fisico degli agglomerati urbani ha creato nuovi vuoti tra città e città, dove si assiste all’avanzamento di outback urbani delimitati da linee di trasporto e comunicazione sempre più veloci; ma gli stessi quartieri, per motivi diversi, soffrono dello stesso processo di “desertificazione”. In una piccola cittadina, infatti, i servizi e i negozi sono distribuiti nelle immediate vicinanze dell’abitazione e accedervi è relativamente facile. La tendenza attuale è di concentrare le attività commerciali in zone suburbane lontane dai quartieri, creando disagio ai singoli individui e annullando il rapporto spazio-sociale con il quartiere stesso, recidendo le connessioni tra i suoi abitanti. Il social network si ritrova senza hub attivi e il quartiere muore.

La qualità della vita non si misura allora solo nella quantità dei servizi e nella loro efficienza, ma anche e soprattutto nella presenza e nella frequenza delle connessioni sociali. Le connessioni danno origine a conoscenza condivisa che vanno a formare il primo nucleo di risposte per i cittadini più giovani, gli immigrati, i turisti e le persone in difficoltà. L’insieme delle conoscenze diventa la memoria di un luogo, capace di favorirne la crescita sia sotto il profilo culturale, che sociale ed economico.

Si pensi ad esempio agli anziani: in un futuro dove le persone anziane rappresenteranno la maggioranza, è chiaro che i servizi a loro destinati avranno un peso via via maggiore, con una ricaduta significativa sulla collettività. Il peso economico di una persona anziana dipende dal suo stato di salute, dallo status socioeconomico, dalle istituzioni presenti nel territorio in grado di prendersene cura, ma anche dalla presenza di figli o comunque di una rete sociale attiva nel sostenerli. E’ accertato che più è estesa ed efficiente la rete sociale di un anziano, più la qualità della sua vita è migliore. Per estensione ciò vale anche per tutti gli individui, che si trovano a usufruire di una memoria collettiva in grado di supportarli e, a loro volta, sono veicolo di memoria. Nel contempo si è visto che la percezione della propria felicità aumenta con l’aumentare del proprio stipendio, ma solo fino a un certo punto: oltre una certa soglia la percezione non cambia, ma anzi perde consistenza con l’aumentare della propria età.

Sembrerebbe dunque che la chiave della felicità sia nei rapporti sociali e non nelle cose possedute, sia materiali che immateriali. Se una città non investe nella costruzione di connessioni tra cittadini è destinata a impoverirsi, a divenire un luogo anonimo e a perdere le caratteristiche di attrattore che l’hanno vista crescere.

Fonte: Moreno Tiziani