INTERVISTE Musica

Ghigo Renzulli, intervista esclusiva

Il leader e chitarrista dei Litfiba si racconta in una lunga intervista a tutto campo

Abbiamo incontrato Ghigo Renzulli, storico leader e chitarrista dei Litfiba, il quale ha rilasciato al nostro Luca Ferri una lunga ed interessante intervista a tutto campo. L’artista ci ha parlato dei suoi sogni, della sua passione per la musica, del passato e dei progetti futuri. Per tutti gli amanti del rock parole da ascoltare… Buona lettura.

– Ciao Ghigo! E’ un onore oltre che un immenso piacere poterti intervistare per Qube Music, quindi benvenuto! Secondo te, c’è fermento attualmente nel mondo del rock italiano? Sta tornando a galla qualcosa, oppure siamo sempre più in balia dei “fenomeni” da talent show?

Mah! Io personalmente ritengo i talent la risposta alla crisi internazionale della musica. Non si vendono più dischi e le case discografiche arrancano, non hanno più i soldi per investire sui giovani, come facevano in passato. Con questo sistema si propongono nuovi artisti, soprattutto pop, con spese di promozione a carico della televisione… chiaro che, a mio avviso, tutto ciò non fa bene alla artisticità della musica, perché in tv ci vanno solo i generi musicali di largo consumo e non certo le cose particolari, artistiche o impegnative. La vedo dura. Per come sta evolvendo il mondo, sarà veramente arduo che questa situazione possa cambiare.

Vedremo…

– Tu iniziasti da una cantina, la famosa cantina di via de Bardi 32, prima con i Cafè Caracas e poi con i Litfiba. Rivedi in qualche band “emergente” il vostro spirito di allora? E soprattutto che tempi erano quelli? Sono appartenenti completamente ad un altro mondo o qualcosa oggi ancora sopravvive?

I tempi sono drasticamente cambiati. Se analizzi la storia della musica contemporanea ti accorgerai che qualsiasi movimento musicale è sempre stato abbinato a grossi movimenti culturali giovanili. Insieme alla musica si affermava un nuovo stile, un nuovo pensiero, un nuovo look, nuove mode, nuove abitudini. Tutto ciò è successo già a partire dagli anni venti con il Dixieland, lo stile Decò e la moda di quel periodo passando poi dal Jazz anni ’40 e il periodo bellico con le grandi orchestre alla enorme rivoluzione giovanile del Rock & Roll negli anni ’50, il periodo Hippie e di rinnovamento dei ’60, gli anni ’70 con il rock evoluto e la nuova elettronica oltre al fenomeno Disco Music e al movimento di ribellione del Punk, i mitici anni ’80 grossa rivoluzione anche nella moda e per finire con l’enorme movimento culturale giovanile del Rap, che è stata l’ultima rivoluzione a livello di musica, moda, arte e cultura.

Dopo il Rap non è successo niente di nuovo, a parte il Grunge anni ’90, che però non è niente altro che una rivisitazione più moderna, con innesti delle nuove tendenze, del rock anni ’70. La musica nelle cantine e sale prove è sempre viva, ci sono tante band con tanta voglia e speranze, quello che manca è il senso di ribellione che porta ai grossi movimenti giovanili. La rete, pure con tutte le sue cose belle e gli innegabili vantaggi per l’umanità, ha decretato l’appiattimento delle idee e l’uniformità dell’essere umano.

– Tramite la tua pagina facebook, (di cui ti faccio i complimenti sia per come la utilizzi che per le chicche che regali ai fans, anche tramite il GRFC) abbiamo avuto modo di vedere che hai da poco montato un “nuovo studio digitale”, sei soddisfatto? Ti senti ancora affezionato all’analogico?

Sono sempre legatissimo all’analogico perché suona sempre meglio del digitale, e non lo dico solo io, ma lo dice tutto il resto del mondo. Però il digitale ti permette, con una spesa molto più contenuta, di avere un’ottima qualità e velocità di realizzazione musicale. Io personalmente ho fatto un sistema misto, cercando di utilizzare l’analogico il più possibile. Registrazione digitale sì, di altissima qualità e modernissima, ma fuori dal ProTools HD 11 tutto è analogico.

Un buon compromesso che attualmente sto imparando ad usare con il training di tecnici specializzati.

– Cosa bolle in pentola? Sappiamo che molte notti le trascorri con le tue chitarre in studio a comporre, hai in progetto di pubblicare qualcosa di tuo, magari qualche collaborazione?

Sono un essere umano e passo fasi molto diverse. In alcuni periodi non ho idee e voglia di comporre… in altri momenti di grazia, che possono durare anche per diverso tempo, ho desiderio di fare e pensieri in abbondanza e passo le giornate nel mio studio. Non ho orari, sono capace di andare a letto e alzarmi alle quattro di mattina per correre in studio a registrare un’idea che ho sognato o che mi passava per la testa mentre cercavo di addormentarmi. Registro e registro, accumulo materiale… lo faccio da 30 anni… tantissime volte le cose registrate le ho utilizzate dopo tanto tempo, a volte anche mai. Riposano lì, nel cassetto… se ne avrò bisogno le prenderò.

Ho l’idea di pubblicare anche qualcosa a mio nome, esclusivamente strumentale. Ho già registrato diverse musiche e ho anche fatto delle belle collaborazioni musicali. Stanno lì, quando avrò abbastanza materiale adatto e di cui sono pienamente soddisfatto, lo farò uscire.

– Ormai è passato un po’ di tempo dal 17 Gennaio 2012, quando uscì Grande Nazione. I fans, come si legge dai social sono in fermento e hanno un grande desiderio di ascoltare il rock targato Litfiba. Sappiamo che non puoi pronunciarti in merito, però sai qua stiamo parlando dei Litfiba, della storia del rock italiano! Quindi c’è un popolo che scalpita, tutto qua…

 Ahahah… prendo atto, in ogni caso hai detto tutto tu! La pazienza è una grande virtù.

– Cambiando discorso, pochi giorni fa è uscito il nuovo lavoro di Slash, hai avuto modo di ascoltarlo? A me è piaciuto molto e l’ho trovato migliore rispetto al precedente.

Anche non volendo lo ascolto per forza, dato che la mia compagna è  una grande fan di Slash, molto più di me. E’ un ottimo lavoro e sono d’accordo che è migliore del precedente anche se ritengo che dopo i Guns, Slash si sia chiuso in un Rock un po’ di maniera e già sentito, senza tanti guizzi innovativi. Punti di vista, sicuramente ha ragione lui dal punto di vista commerciale, ma a me è sempre piaciuto rischiare… spremendomi di più le meningi per tentare qualcosa di diverso.

– Iommi, Page, Blackmore, Hendrix, Fogerty, tutti chitarristi che in qualche modo hanno segnato il tuo percorso artistico negli anni, ora invece se dovessi segnalare un chitarrista che può essere paragonato a loro? C’è qualcuno del loro o meglio del vostro calibro, qualcuno che potrebbe diventare un simbolo?

I nomi che hai citato sono i mostri sacri del passato, che sono rimasti mostri sacri anche nel presente. Dei nuovi, personalmente mi piace moltissimo Frusciante dei Red Hot Chili Pepper. Se fosse nato in un vecchio periodo storico sarebbe molto, ma molto più famoso… ha un suo stile personale ben preciso ed ha influenzato tantissimi chitarristi, me compreso. Fra i semi-nuovi devo citare E. Van Halen, mostro sacro che, al pari di Hendrix, perché ha definito un nuovo stile chitarristico.

– Tra i tanti ottimi lavori, che sono stati egregiamente celebrati, vedi la trilogia, a mio modestissimo parere ci sono tre album come EL DIABLO, TERREMOTO e SPIRITO che hanno segnato un cambiamento epocale nella musica italiana, ovvero hanno portato il vero sound hard rock degno delle migliori band del panorama internazionale. Se dovessi racchiuderli in tre aggettivi?

– Sanguigno, Energico e Libero.

– Nei locali in cui si suona musica dal vivo, si ascolta spesso la musica dei Litfiba. Tantissimi sono i chitarristi che cercano di riproporre il tuo sound, il tuo marchio di fabbrica. Le tue chitarre sono le stesse di sempre oppure, dopo lo studio di registrazione, hai cambiato anch’esse?

Le mie chitarre, a parte le poche che sono diventate “acquisite” ed intoccabili, vanno e vengono. Il mio sound e il mio marchio di fabbrica li ho insiti nelle mie dita e nella mia testa. Tante persone vicine a me dicono che posso tranquillamente evitare di spendere soldi per cambiare chitarre o marche di amplificatori, tanto il suono che esce fuori è sempre lo stesso, indipendentemente da cosa uso… ahahah…

– Oggi è chiaro che in Italia si stanno vivendo periodi un parecchio difficili. La crisi, il non lavoro, un sistema che sembra non riesca proprio a uscire da magagne tipicamente “all’italiana”, in tutto ciò la musica può essere e deve essere un grande punto di riferimento, di raccolta per i giovani, invece, (tranne in alcune eccezioni vedi Caparezza o i Subsonica) i prezzi dei biglietti sono arrivati alle stelle. 40 euro è il prezzo medio per assistere ad un concerto. Di conseguenza per un fan seguire il proprio gruppo in tour diventa davvero difficile e solo in pochi possono permetterselo. Che idea hai in merito?

E’ un discorso delicato e capisco molto bene il problema. Si è uniformato tutto alla equazione 1 euro = mille lire… il grosso male che ha rovinato l’Italia! Prima dell’euro i concerti costavano 30.000-40.000 lire in media, ora costano 30-40 euro senza andare a toccare i grossi artisti dove le cifre son ben più alte. Ma 40 euro non corrispondono a 40.000 lire, ma a quasi 80.000 lire. E’ questo il problema. Se ci fosse stata da parte degli Italiani maggiore onestà e meno furbizia e un controllo più deciso ed incisivo del Governo forse i problemi sarebbero stati inferiori.

Ma cosa vuoi fare quando scopri che anche il comune di Firenze, il giorno d’entrata in vigore dell’euro ha messo il biglietto del tram, che costava mille lire ad 1 euro… Mah, tutti si sono adeguati a questo regime a parte gli stipendi dei dipendenti, che suppergiù sono rimasti gli stessi.

Penso che bisognerebbe cercare di contenere i costi, di comune accordo con le agenzie di spettacolo e alleggerire le produzioni il più possibile, usando meno materiale, personale e contrattando i costi con i fornitori (anche se così si colpisce ancora di più il settore, danneggiando l’occupazione del personale).

Il problema sono anche i fans, se il loro artista preferito fa uno spettacolo un po’ al risparmio hanno spesso e volentieri da ridire, anche se gli viene a costare di meno. Penso che la via giusta stia sempre nel mezzo.

Una cosa, invece, che non ho mai capito è l’abitudine, solo ed esclusivamente italiana, di aggiungere la prevendita quando si compra il biglietto. All’estero, spesso e volentieri, quando si comprano i biglietti in anticipo costano di meno, viene usata la stessa politica che adottano le compagnie aeree. Misteri della vita…

– Vorrei chiudere questa bellissima chiacchierata in primis ringraziandoti infinitamente e poi con questi numeri: Reunion Tour e Tour Europeo circa 300.000 spettatori, Grande Nazione primo in classifica già il primo giorno di vendita, Cagliari 60.000 persone, Trilogia Tour ogni data SOLD OUT, Traffic Festival di Torino 50.000 persone.

Grazie a tutti voi…

Luca Ferri