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LA VOCE DEL GUERRIERO: vi racconto “QUELLO CHE NON SONO”

Con alle spalle una già corposa carriera musicale, prima nella band dei Magma Flux e poi come solista con lo pseudonimo di Jack Cantina, dopo numerose trasformazioni ed una profonda crescita personale, Jacopo Bettarello – cantautore rock folk doc – torna sulle scene con un nuovo progetto, ed una nuova identità: La voce del Guerriero.

Un “guerriero” che probabilmente covava dentro di sé da sempre, pronto a manifestarsi, privo di orpelli e di inutili “impalcature” per mostrarsi al pubblico con la propria vera essenza…

– Ciao Jacopo, benvenuto. Partiamo parlando subito del tuo ultimo progetto: LA VOCE DEL GUERRIERO. Cosa puoi dirci in merito…?

Ciao a tutti! Posso dire che è un progetto artistico audace, che vuole andare attraverso la musica e le canzoni a caccia di mondi nascosti dietro le nostre apparenze.

È un progetto di ricerca sonora e testuale, in cui dal mio home studio fino al palco le canzoni cambiano di sonorità e prospettiva in funzione del contesto. Il mio desiderio è quello di raccontare con la musica un pezzo di umanità, di trovare dei punti di contatto in mezzo a questo individualismo, di lasciar scorrere il superfluo e raggiungere la forza che ci tiene uniti e umani non ostante tutto.

– e prima di essere questo “GUERRIERO”, quali altri progetti musicali hai affrontato? Vuoi raccontarci qualcosa sulla tua carriera musicale per conoscere meglio il tuo percorso e scoprire chi è Jacopo Bettarello?

A dire il vero sono sempre stato un Guerriero, è che prima non ne ero conscio. Però la musica ha sempre fatto parte della mia vita.

Ho avuto diverse band giovanili, la più importante, i Magma Flux, era un gruppo affiatato di amici che si divertiva a far divertire le persone dal palco. Abbiamo esplorato generi disparati, abbiamo suonato in ogni buco che ci capitava, è stata sicuramente l’esperienza formativa più importante in ambito musicale. In quel periodo ho prodotto con loro e come solista (mi facevo chiamare Jack Cantina) 3 dischi, tutte le copie distribuite da noi, a mano, ai concerti, nelle piazze. L’ultimo, “Ci pensiamo noi”, è stato distribuito anche in Giappone grazie a Kou Koiwa, produttore nipponico che mi ha invitato ad Osaka per promuovere il mio lavoro dopo avermi visto suonare in piazza a Bologna (altra grande passione, il busking).

Il singolo di quel disco “Pesce rosso” è piaciuto molto e ho avuto occasione di suonarlo insieme a Joe Bastianich proprio in Piazza Maggiore a Bologna durante una puntata di Masterchef.

– Tante metamorfosi e cambiamenti dunque… e come arriviamo ad oggi? Ti senti all’apice di una tua maturità artistica?

Io per indole non mi sento mai arrivato. C’è sempre qualcosa che potrebbe essere fatto meglio, che potrebbe andare meglio… Forse per questo ci ho messo tanto a dare alla luce questo progetto. Quando mi sono ritrovato da solo a fare i conti con quello che credevo fosse il mio fallimento artistico mi sono rimboccato le maniche e mi sono immerso nel mondo dell’home recording. Per tre anni mi sono arrabattato e in ogni minuto libero mi piazzavo al computer per capire come ottenere questo suono, quel ritmo, quell’effetto vocale. Ora mi sento pronto per far sentire i risultati, grazie anche all’apporto fondamentale di Federico Ceriola, un sound enjeneer giovanissimo in cui credo un sacco e che riesce a carpire alla perfezione il mio intento sonoro.

Inoltre ho il sogno nel cassetto che La voce del Guerriero a breve diventi un progetto più ampio, con altri musicisti a supportarmi nei live… Ma a questo sto ancora lavorando.

– Il primo singolo attualmente in uscita di questo nuovo progetto è, invece, “QUELLO CHE NON SONO”… Sappiamo che si tratterà di una trilogia. Giusto?

Esattamente! “Quello che non sono” è l’inizio di un cammino in cui incontreremo altre due canzoni, percorso in cui vorrei esplorare delle sensazioni, dei sensi che stiamo sviluppando come comunità per non affondare in questa rivoluzione tecnologica che a me sembra più una rivoluzione del concetto puro di conoscere, esplorare, un cambiamento umano ancor prima che tecnologico.

Per fare questo percorso esplorativo sono partito da me stesso alla ricerca di qualcosa che ci identifichi come esseri umani di questo tempo. Si può dire che “Quello che non sono” è paradossalmente la canzone dell’identità. Un’identità che posso sperare di risvegliare solo se trovo il coraggio di guardare in faccia a tutto ciò che, per aderenza al mondo, credo di dover essere. Poi, piano piano, posso cominciare a lasciarlo andare. Solo così posso sperare che prima o poi esca una qualche essenza più pura di me stesso.

Il percorso (spoilero un po’) poi andrà a indagare il nostro senso di appartenenza, di fedeltà con il secondo brano per poi chiudere la trilogia con una specie di elogio elettronico alla solitudine. Man mano che scenderemo le sonorità saranno sempre più cupe, addirittura nel terzo brano non c’è neanche la mia inseparabile chitarra acustica

– E come nasce l’ispirazione per comporre un trittico di brani? È diverso da ideare un EP o un album?

Molto. Avevo bisogno di portare la massima attenzione su ogni brano. Essi in realtà sono 3 mondi a se, tre prospettive diverse che stanno per me in piedi da sole.

L’idea è quella di partire dall’ora più buia dell’esistenza per andare a cercare la scintilla vitale in ogni momento e accogliere le parole giuste per raccontarlo. L’ho pensato come un trittico così da poterlo vivere al massimo insieme alle persone che mi ascoltano, crescendo insieme, risvegliando il guerriero che è in noi.

Il punto è proprio questo: questa strada non la voglio percorrere da solo, ho bisogno di sentire che qualcuno condivide ciò che vivo, perciò ho bisogno che non si perdano pezzi per strada. Se sei un artista emergente producendo un disco o un Ep rischi di far uscire canzoni che poi non raggiungono la gente, che alla fine ascolta il singolo e si appassiona solo a quello. Io un disco pronto ce l’ho anche, ma prima mi piacerebbe suscitare una certa attenzione in modo da offrirlo al pubblico più ampio possibile.

– Passiamo ad altro. Come ti confronti con l’attuale music business in Italia? Trovi spazio per la tua musica?

Amore e odio direi… Sicuramente non c’è epoca in cui un musicista abbia avuto così tante opportunità di farsi conoscere, di crearsi il proprio pubblico, di poter fare il proprio mestiere libero da qualunque vincolo. Di contro questa opportunità espositiva sta creando una mole di prodotti musicali allucinante e una quantità notevole di artisti emergenti. Sono convinto nel profondo che ognuno possa avere il proprio spazio e il proprio pubblico.

L’importante è ricordare sempre che non stiamo vendendo aspirapolveri, non c’è un prodotto migliore sul mercato e uno peggiore, tutti gli artisti non sono altro che la voce di un gruppo di persone più ampio che non ha voce, che affida a loro il proprio inno alla vita.

Io vorrei essere la voce dei guerrieri, e per farlo accetto questo stato delle cose, questo turbinio di novità che invecchiano alla velocità con cui vengono prodotte. Studio incessantemente questo business, faccio parte di una community di artisti imprenditori denominata Artisti Adesso e imparo giorno dopo giorno a crearmi i miei spazi invece di cercarli.

– Siamo in conclusione della nostra bella chiacchierata, vuoi darci qualche appuntamento o anticipazione sul futuro? E’ in arrivo il 2023, dove e come farà vibrare la sua VOCE il GUERRIERO nel nuovo anno?

Dunque il futuro mi vedrà molto impegnato sui social, per cui usciranno nelle prossime settimane diversi contenuti, racconti, aneddoti, work in progress e ovviamente tanta musica.

Poi c’è da completare questa trilogia, perciò sto lavorando come un matto per le nuove uscite tra studio, mastering, produzione dei video ecc… Ma per me sarà una scoperta costante ciò che farò veramente in quest’anno. L’unico modo per saperlo è seguirmi così lo scopriremo insieme.