Musica

Billy Idol: edonismo e sregolatezza

Nuova data italiana per il rocker inglese. Sul palco sarà presente lo storico chitarrista Steve Stevens

Annunciata ieri una nuova data italiana del tour di Billy Idol, che sarà a Milano il prossimo 23 novembre. Dopo i due grandi appuntamenti estivi a Padova e a Roma, il rocker torna nel Bel Paese in autunno, proprio in concomitanza con l’uscita del nuovo album del quale ancora non si conoscono dettagli ma che segue, dopo ben nove anni, il precedente Devil’s Playground.

Sul palco sarà presente lo storico chitarrista Steve Stevens che contribuirà a portare in scena anche gli ultimi pezzi tratti dal nuovo cd ancora in lavorazione. Da oggi 9 agosto sono disponibili i biglietti mentre per il 7 ottobre è prevista la pubblicazione dell’autobiografia Dancing With Myself. E lui ha davvero “ballato con sè stesso”, in modo estremo e sregolato, ha sfidato la vita e strattonato l’anima.

Il nome d’arte scelto incarna proprio la figura di idolo rocker ribelle e sopra le righe, di divo eccentrico e dissoluto che si muove tra eccessi e trasgressioni.

Billy Idol nasce musicalmente nell’underground londinese, nel pieno fervore dei Seventies: dopo il primo album pienamente punk, Generation X del 1978, in Valley of Dolls dell’anno seguente, si avverte già una certa epurazione con l’introduzione di tratti rock e quasi folk, una sorta di labor limae di sound nella direzione della grinta ma anche dell’orecchiabilità.

La trasformazione stilistica prosegue con l’album Kiss Me Deadly, in uno smussamento di riff quasi pop e in una intuitiva presa di coscienza della necessità di rinnovarsi e di trovare una strada personale, unica, ben salda alle origini ma in grado di innestare nuovi apporti. Questa ricerca è aperta dal primo Lp da solista nel 1982, nel quale c’è l’ulteriore allontanamento dal punk e l’affermazione di una sorta di light rock’n’roll, orecchiabile e a tratti irrigidito da influenze elettroniche. Immerso nella travolgente ascesa del New Wave, Idol costruisce pian piano un’immagine ben definita, di angelo dannato e ribelle: l’inconfondibile biondo ossigenato, gli outfit trasgressivi e originali, la tipica impostazione arrogante e sfrontata delineano i tratti da star che faranno di lui una delle poche icone musicali inglesi apprezzate anche negli Stati Uniti.

Istrionico e lungimirante, intuisce il dirompente potenziale dei mezzi di comunicazione e lo sfrutta al massimo per innestarsi come “idolo” nell’immaginario collettivo: il pubblico freme in una continua attesa di nuovi lavori, in un’acclamazione spasmodica anche di greatest hits, raccolte e retrospettive.

Dopo l’apogeo raggiunto negli anni Ottanta, il decennio successivo segna una drastica caduta: gli anni spensierati ed esilaranti, delle superstar trasgressive e ribelli sono soppiantati dal grunge, si apre una nuova epoca con cambiamenti che investono tutto il sistema sociale, economico e culturale. Anche Idol viene travolto da questa trasformazione e reagisce rinnegando le origini rock e delirando in un’autodistruttiva degenerazione verso la nascente cyber-culture, con tratti elettronici e addirittura dance.

Il suo album si rivela un flop di pubblico e di critica e cade in una profonda depressione, che lo porta ad assumere droghe e acidi fino a sfiorare la morte nel 1994.

Dopo un lungo ritiro dalle scene e un complesso percorso di disintossicazione, Idol torna nel 2001 con un Greatest Hits mentre risale al 2005 il suo ultimo album di inediti Devil’s Playground. Nonostante gli alti e i bassi, le salite e le ricadute, gli eccessi e le scelte estreme, quella di Idol è stata davvero una carriera da superstar, sicuramente opinabile ed incostante, ma che certamente ha lasciato un graffio profondo nell’universo musicale di almeno un ventennio. In equilibrio tra punk, rock e pop ha spesso disorientato e sconvolto ma, il fervore suscitato dall’attesa anche del prossimo album, conferma l’innegabile carisma e la risonanza mediatica che solo un’icona può avere!

Sabrina Pellegrini

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