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Final Fantasy XV: apice di un insuccesso sentimentale

Final Fantasy, creato da Hajime Tabata, XV arriverà sul mercato il prossimo 30 settembre. Potremmo giocarci su PlayStation 4 e Xbox One. Dopo la diffusione del trailer all’E3, di cui abbiamo parlato qui, arrivano le prime considerazioni sull’evoluzione della saga. Attesa, emozione, delusione? Ecco il parere di qualcuno che non sembra troppo entusiasta e che rimpiange i bei tempi di Vagrant Story, un titolo troppo sottovalutato. E voi cosa ne pensate?

IL PARERE DI ANDREA LUDOVICI – Dopo la presentazione E3, siamo tutti in attesa del nuovo Final Fantasy, il quindicesimo capitolo: immagini, video di combattimenti, video di camminate e foto di personaggi dal capello discutibile… Oltre queste chicche puramente estetiche, manco fossimo in un centro di bellezza, vorrei chiedervi se voi vedete bene. Sì, proprio voi, perché io forse non tanto. Sarà che fino a qualche anno fa portavo gli occhiali e qualche rimasuglio di problemi c’è sempre, ma non vedo scritto da nessuna parte, da Final Fantasy XII in poi, sottotitoli come “Devil May Cry edition” oppure “Assassin’s Creed edition”. Esattamente così, si saranno confusi, sarò confuso io, o sono loro che da anni hanno perso una bussola che già da un po’ di tempo forse funzionava maluccio.

APICE DI UN INSUCCESSO SENTIMENTALE – Da quel che ho visto in questi mesi di anticipazioni, non sono proprio contento di niente. Non so voi, ma a me di personaggi che vanno in giro in un macchinone alla Miami Vice, prendendo a randellate i primi mostri che gli capitano davanti, saltando di avversario in avversario e che si teletrasportano da un punto all’altro, che neanche Goku ai tempi d’oro, non me ne faccio un bel niente. Un bel niente, soprattutto leggendo quel titolo sulla copertina di un gioco che andrà a costare 60 monetine da un euro. Non ho passato ore in una foresta del settimo capitolo per trovare un mostro che spunta ogni morte di Papa e Dio solo sa se esiste poi… non ho speso tempo nel capire quale mostro colpire prima e se tutto questo potesse comportare benefici per nulla, non ho aperto il menù mille volte per cambiare anche solo uno stramaledetto G.F. in Final Fantasy VIII. E per cosa? Per ritrovarmi poi a saltellare come Heidi in campagna nel dodicesimo capitolo: cosa sono tutti quei mostriciattoli ad aspettarci lì in pompa magna? Beh, non me l’aspettavo e non me lo voglio aspettare. Parkour lo voglio fare con Ezio, le spadate cafone le voglio dare con Dante o al massimo con Sir Daniel Fortesque, e maledetto chi ha voluto interrompere questa saga, le azioni stealth me le aspetto da qualche serpentello che, prego ogni giorno, non si alzi in piedi a sparare all’impazzata.

IL DUBBIO – Da quando Final Fantasy è diventato una promessa di esplorazione mai mantenuta? Da quando cerchiamo l’azione frenetica in un gioco in cui la strategia era tutto? Che fine ha fatto il punto di forza di questa saga nota a milioni di persone? Ma, soprattutto, quando è diventato così semplice? E non è di certo una difficoltà esasperata che rende bello un gioco ma un equilibrio che non scade in nessun eccesso, in un modo o nell’altro. A quanto pare questo non è successo, infatti apprendiamo: “Riguardo alla difficoltà di gioco non sono richieste particolari abilità da parte del giocatore, le funzioni di combattimento sono semplici e inoltre il titolo progredisce in maniera graduale per permettere di apprendere tutte le meccaniche di gioco”. Che abbiano intenzione di fermare la virata dei giocatori in tuffo libero su YouTube? È possibile, visto che a dieci minuti dall’inizio, solitamente gli utenti tendono a cercare la soluzione pronta. Ok, era logico che avvenisse un cambiamento con il passaggio tra le varie piattaforme, a partire dalla prima Playstation fino ad arrivare a quelle di ultima generazione, ma perché andare così oltre? Sappiamo che oggi a prevalere sono i giocatori “mordi e fuggi”, forse è per questo che gli sviluppatori si concentrano nell’aumentare la schiera degli utenti, tralasciando l’obiettivo della creazione di un prodotto significativo? Possiamo dar loro torto se farsi quattro spari risulta più divertente anziché seguire una trama e appassionarsi ai personaggi? Era davvero necessario snaturare una creatura nata in un certo contesto e mai dedita alla frenesia? Ma io, che le fughe con Squall me le ricordo ancora, mi chiedo: quando mai Final Fantasy è stato frettoloso e orientato all’azione più esagerata? Il video dell’evocazione di Ramuh, storico guardiano presente più o meno in tutti i capitoli, è solo un ulteriore preavviso del risultato “arrosto poco, fumo tanto”: quello che tutti i veri appassionati della saga non vorrebbero mai vedere.

ARROSTO POCO, FUMO TANTO – Come nei concerti in cui i cantanti, che al massimo possono permettersi un karaoke, mettono su uno show talmente abbagliante solo per lenire la scarsezza del talento. Una bellezza atta solo a nascondere evidenti crepe. Mi viene da pensare che possedevano già la giusta miscela, tra turni e azione, con un altro titolo, uno di quelli poco sponsorizzati di inizio duemila: Vagrant Story.
Avete presente quel periodo in cui la Square Enix faceva solo cose belle no? Un po’ come la Disney, per quei cartoni diventati poi “classici”: ecco, stessa storia.
Proprio per questo, Vagrant Story – oltre ad essere una storia apprezzabile colma di enigmi e colpi di scena – univa il classico sistema di combattimento a turni con una sfida ragionata. Si sceglievano con cura le parti da colpire dell’avversario, i vari stili da adottare, i classici movimenti dei titoli d’azione con sequenze dove correre, scalare, spostare, arrampicarsi e tutto l’occorrente necessario a meritate davvero il titolo “action”. Un gioco così rivolto al passato e allo stesso tempo tendente al futuro, poteva davvero essere amato? Certo che no. Quando si dice che non si apprezzano mai le cose che si hanno per le mani, eh?

La recensione è di Andrea Ludovici