Boxtrolls, il terzo lungometraggio dei geni della stop-motion – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Boxtrolls, il terzo lungometraggio dei geni della stop-motion

Un contenitore di emozioni con un comparto tecnico eccellente e una raffinata eleganza

L’animazione come metodo catartico di riconciliazione morale funziona.

Senza contare i capolavori del maestro Miyazaki, da anni ormai in occidente il genere in questione è stato completamente dilatato per adattarsi anche ai generalmente elevati standard più adulti, esperimento iniziato ben venti anni fa dalla Pixar e da Lasseter con Toy Story, poi strada facendo ripreso dalla Dreamworks Animation e altri studios vari e oggi standard di settore da rispettare e anzi cercare di ampliare il più possibile.

Il fatto è che questi gioielli animati riescono in qualche modo a riempire cuore e anima degli spettatori di ogni età, e se nei piccini questo è normale e anzi pedagogico, per noi cosiddetti “grandi” sono ristoratori, perché risvegliano quel bambino che troppo spesso rimane sopito e ignorato, e ci danno modo di riscoprire valori che involontariamente, quasi per inerzia, diamo per scontati, quali l’amore di una persona cara, il lottare per i propri ideali e le proprie passioni, la capacità insita in ognuno di noi di poter cambiare il mondo in meglio, impegnandocisi e soprattutto, come la Laika cerca di veicolare da tre film a questa parte, la cosa che più dovrebbe donare felicità e risolutezza: la famiglia.

Boxtrolls – Le scatole magiche, terzo lungometraggio dei geni della stop-motion, è infatti un altro esemplare contenitore di emozioni e significato, che con un comparto tecnico eccellente e una raffinata eleganza nelle atmosfere, riesce nel difficile compito di emulare e anzi superare la perfezione stilistica – già enorme – di Coraline e ParaNorman, introducendo per la prima volta un mondo completamente fantasy, con tinte dark particolarmente accattivanti e richiami steampunk di estrema bellezza.

Se per i precedenti lavori dello studio si è optato per una de-naturalizzazione della realtà, toccando quindi vette soprannaturali o ultra-dimensionali, in Boxtrolls – Le scatole magiche si è andato a creare un mondo a sé stante, dove nel piccolo borgo di Ponte Cacio, strutturato in altezza su di un atollo, la gente ha come bene più prezioso i formaggi, tanto che i nobili di alto lignaggio hanno l’onere e il piacere di degustarne in quantità industriali invece di occuparsi poi dei problemi che affliggono la piccola cittadina, come ad esempio i Boxtrolls, minuti esserini che si nascondono in delle scatole e prendono il nome delle stampe che si trovano su di esse.

I Boxtrolls sono odiati, perché considerati mangiatori di bambini, anche se poi, nella realtà, sono intelligenti mostriciattoli con un debole per l’ingegneria, e anzi anche baby sitter del piccolo pargoletto umano Uovo, che sarà colui che cambierà la natura sia di “mostri” che di Boxtrolls.

L’ignoranza è il motore chiave del film: chi non sa è trascinato dall’ideologia e dai peccati di chi è messo al comando, e in questo caso dal bellissimo personaggio di Archibald Arraffa, probabilmente uno dei migliori viallain mai visti in un film animato, sia per la sua complessa psicologia sia per il character design particolarmente kitsch e sporco.

Archibald, quindi, è il veicolo attraverso il quale l’ignoranza popolare agisce. È un mezzo per un fine ipocrita, che però da il via a una serie di eventi che porteranno il il film a raggiungere una drammaturgia particolare, che farà interrogare pubblico e personaggi sul bene e il male, sull’agire anziché nascondersi, sul significato di famiglia e sul riuscire ad accettare se stessi, nel bene o nel male.

Boxtrolls – Le scatole magiche è una perla di rara bellezza, equilibrato, forte e delicato allo stesso tempo.

È una pellicola sull’accettazione, sociale e personale, che è tanto difficile da raggiungere quanto complicata da trattare davanti ad un pubblico tendenzialmente infantile.

E non stiamo parlando di bambini.

Voto: 8.5/10

Luca Ceccotti