Il Quinto Potere – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Il Quinto Potere

La storia di WikiLeaks e di Julian Assange raccontata da Daniel Domscheit-Berg

Ecco il primo film incentrato sulla vicenda WikiLeaks: la storia di Julian Assange raccontata da Daniel Domscheit-Berg (suo ex “socio”) ne “Il quinto potere” (libro che ha contribuito notevolmente alla strutturazione della pellicola).

WikiLeaks (dall’inglese “leak”, “perdita”, “fuga di notizie”) è (scusatemi, ma mi sono accorto che “non tutti lo sanno contrariamente a quanto mi aspettavo”) un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di Stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web.

Il relativo instant-movie in poche ore di programmazione in mezzo mondo si è guadagnato davvero una pessima fama. Su Rotten Tomatoes la percentuale delle recensioni positive è al momento del 37%. Si pensi che il documentario sul medesimo argomento “We Steal Secrets: The story of Wikileaks” di Alex Gibney ha il 93% ed è possibile vederlo completo in streaming sottotitolato in Italiano.

Ad ogni modo, non è per nulla semplice raccontare gli eventi che stanno cambiando il mondo a partire dalle nuove tecnologie. Però ci si può provare magari sondando un po’ meglio di quanto abbia fatto Bill Condon le idee e i fermenti intellettuali che sono dietro gli hacktivists, o spiegando adeguatamente a chi è a digiuno di tecnologia cosa sia stato (o sia tuttora) questo fenomeno.

Un esempio più o meno noto di cosa abbia rivelato Wikileaks? Del 25 luglio 2010 è la notizia che ha svelato ai quotidiani New York Times e The Guardian e al settimanale Der Spiegel il contenuto di alcuni documenti riservati dai quali emergono aspetti nascosti della guerra in Afghanistan. Tra le altre cose, le suddette informazioni riguardano: l’uccisione di civili e l’occultamento dei cadaveri; l’esistenza di un’unità segreta americana dedita a “fermare o uccidere” talebani, anche senza un regolare processo. D’accordo: il film racconta una storia “che già conosciamo” mentre la sceneggiatura si increspa tra vezzi documentaristici e un accento drammatico un po’ troppo marcato, talora addirittura improbabile. Il risultato è che uno dei più grandi attivisti viventi fa spesso la figura dell’idealista invasato, che per giunta “tradisce il suo migliore amico” (o viceversa). Non solo la sostanza del film lascia perplessi ma anche la forma (ad esempio il montaggio frenetico per dare l’idea della velocità di trasmissione delle informazioni).

Ma la storia di questo gruppo di ragazzi che sono ore davanti a schermi di computer o che si spostano da una parte all’altra del globo quanti la conoscono a fondo in realtà? E inoltre, quanti hanno la reale percezione dell’intera questione WikiLeaks, al di là del profilo e della ideologia di Assange? Quale è il senso di quello che ad un certo punto è suggerito nel film da un giornalista del Guardian (cito a memoria, col beneficio dell’approssimazione: “su quella piattaforma ci sono sufficienti informazioni da riempire le prime pagine del giornale per i prossimi venti anni”). E ancora: come sarà o dovrebbe essere il giornalismo del futuro? Non so. Forse ci sarà qualche buon motivo se il 2 febbraio 2011 un parlamentare norvegese ha candidato il sito Wikileaks al premio Nobel per la pace.

Massimo Lanzaro