Her, di Spike Jonze – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Her, di Spike Jonze

Un film incredibile che parla dell’uomo parlando della tecnologia

Atteso, aspettato trepidamente da alcuni e incredibilmente tiepidamente da altri, ma applaudito calorosamente da tutti, “Her” è il nuovo capolavoro (e mai questa parola è stata meno abusata) di Spike Jonze.

Regista unico o quantomeno atipico nello scenario holliwoodiano. Visionario, animista, indie e sensibile come una Dalia agli sbalzi di temperatura. È riuscito a salvarsi da un matrimonio con Sofia Coppola senza esserne stato (per fortuna) troppo influenzato artisticamente. Ora ha mollato tutto e si è fidanzato con un computer, anzi con un sistema operativo. Almeno per finzione attraverso il protagonista del suo ultimo film. Certo il computer scelto non è uno da niente, ha la voce e la sensualità (per quanto non corporea, ma extracorporea) di Scarlett Johansson.

Ma qua niente capelli biondi, labbra morbide e curve sinuose, solo bip cibernetici trasformati in voce da un app vocalizzatrice. Ah, la tecnologia. Io Scarlett la preferivo sempre in carne e ossa. A innamorarsene è un fantastico Joaquin Phoenix sempre più il miglior attore della nuova generazione del cinema americano. Miliardi le espressioni e le facce che riesce ad utilizzare. Mai fuori posto, in qualsiasi ruolo e in qualsiasi personaggio. In questo film a maggior ragione visto che lo vede alla prova con una (per quanto atipica) commedia romantica. Non proprio il suo genere.

Her è un film incredibile che parla dell’uomo parlando della tecnologia.

Fa parlare un sistema operativo rendendolo perfettamente e complicatamente umano.

Racconta sulla vita in generale, introducendo temi solo sfiorati dalla filosofia, bioetica e letteratura contemporanea. L’osservazione di partenza e cioè come l’essere umano stia perdendo il contatto con gli altri e con l’altro a vantaggio di una sempre maggior rapporto con la tecnologia, è solo il punto di partenza per fare un grande viaggio verso il significato di amore, verso il futuro dell’umanità e verso il futuro significato di condivisione.

Il rapporto umano-umano è sempre più apparentemente difficile, sia che sia per amore, che per amicizia che per semplice convivenza. Ecco allora che si preferisce relazionarsi con la tecnologia. Ma nel momento in cui essa diventa troppo umana ecco che i problemi ricompaiono.

Girato come fosse un infinito video promozionale della Apple, il film di Spike Jonze si salva da essere semplicemente quello, per la profonda analisi psicologica dei personaggi e trova la sua forza in ogni singola parte.

Nulla stona: regia, recitazione, montaggio, sceneggiatura, musiche (leggermente ridondanti forse a tratti, ma insomma…sottigliezze!). Sembra un capolavoro esemplare al quale sembra quasi nulla inappuntabile.

Anche le luci e le inquadrature super hipster, i look monotematici di Phoenix, gli spazi principalmente chiusi ma non angusti perché sempre illuminati da luci e colori divini. Non lo danneggia neanche quel senso di vuoto e rarefazione che il futuro e lo spazio sembrano darci, come se tutto fosse lontano nel tempo, anche se viene inevitabilmente raccontato al presente.

I temi che tocca, poi, sono innumerevoli. L’amore fra razze, incorporeità vs fisicità, dimenticare vs ricordare, solitudine vs socialità, freddo vs caldo, limite vs infinito, artificiale vs naturale e molti altri.

Her oltre che un film sulla società finisce anche per essere un film sul razzismo sulla o no liceità dell’incomunicabilità fra razze. Ma forse è una lettura troppo azzardata. Quello che non è azzardato è pensare che un giorno si parlerà di discriminazione corporea e robotica. Esisteranno altre forme di razzismo e in quest’ottica involontariamente ne parla. Chissà se i robot si ribelleranno o semplicemente scapperanno altrove. Forse alla ricerca di una loro casa, all’ombra di un albero. Lo stesso albero della vita malickiano che è Her per la robotica.

Gabriele Mastroianni
(inviato al Film Festival di Roma per Ukizero)