Cristo volta lo sguardo – Il Quorum
Arte

Cristo volta lo sguardo

Gli artisti rinascimentali dipingono un Cristo che c’è, ma che non ci guarda, come se fossimo ritornati tutti greci, tutti soli di fronte a un Dio ancora lontano

1480, la data in cui la pittura di Mantegna dipinge nel Cristo morto la morte sul volto di Cristo, la dipinge sugli occhi, e in fondo apre i nostri su un abisso, quello in cui un Dio così potente da farsi uomo è così debole da morire come un uomo…

1607, Caravaggio sa che un uomo, come Cristo era, uomo di nome Gesù, può fisicamente non farcela. Lo dipinge spossato nella Flagellazione, dopo essere stato colpito dal flagello romano, lo raffigura a capo reclinato, distrutto, senza più neanche la forza di uno sguardo rivolto a quell’uomo che lo uccide.

Tante altre opere pittoriche esistono con il volto di Cristo girato. Tante altre non sono così, è vero, ma soffermiamoci a capire cosa succede quando Cristo in quei quadri si gira. Paura, terrore.

Osserviamo le date, siamo in pieno Rinascimento, compresa l’epoca della riforma luterana. Il Rinascimento, come la Riforma luterana sono, tra le altre cose, un immenso ritorno alla grecità. Eppure, se si vuole raffigurare Cristo, non si può ritornare a prima di Cristo. Questi uomini rinascimentali lo sanno, allora dipingono un Cristo che c’è, ma che non ci guarda, come se fossimo ritornati tutti greci, tutti soli di fronte a un Dio ancora lontano, perché ancora non fattosi uomo, lontananza che scatena un nuovo, antico, ma perenne horror vacui che l’antichità greca sentiva di fronte alla materia in fuga.

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In fondo la filosofia dei greci è anche combattuta tra due anime: un’anima che crede al vuoto e una che lo combatte. Per i primi, si pensi ad Epicuro, il vuoto è garanzia di spazio in cui agire, di libertà, è la libertà che permette alla vita di esserci, di valere qualcosa, per i secondi, si pensi a Parmenide, la libertà si può dire che fa paura e vale meno della vita: senza vita di che libertà si può parlare?

Non conta quale mentalità delle due vinse, conta che ci furono entrambe (ho citato due filosofi molto distanti tra loro cronologicamente, ma conta appunto l’esistenza della loro riflessione nel contesto filosofico precristiano), ed entrambe trapassarono nel cristiano, per cui la vita è donata da Dio come la libertà.

Il dissidio sembra risolto, ma non è così: il vuoto è ancora la nostra ombra, ma dove si trova se non più nella materia, come per i greci?

In Dio, in un Dio che proprio perché ci ha amato così tanto da farsi uomo, quando da uomo si volta dall’altra parte ci lascia disperati a pregarlo di voltarsi ancora verso di noi: «Guardami Cristo», sembrano dire queste opere, realizzate da autori che invocano una messa più che dipingere, in piena crisi protestante verso un Dio che ormai giudica e annichilisce più che porsi al nostro fianco.

In tante opere rinascimentali ritorna l’horror vacui, ma proiettato su Cristo, inteso come Dio che si volta, Dio ad occhi chiusi: «Dio sei venuto a dirmi che il mio vuoto, le mie paure, non sono colpe, ma debolezze, accoglile ancora, non ti girare», ma Dio si gira, anche lui, anche nei quadri c’è la sensazione di un suo silenzioso giudizio. Forse ci giudica per salvarci, allora si gira, solo per indicare una strada che non può dire a voce, si volta verso quella strada in cui il vuoto sarà riconquistato dal suo sguardo.

Andrea Forte