Matteo Schifanoia: per la prima volta un cantassurdautore – Il Quorum
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Matteo Schifanoia: per la prima volta un cantassurdautore

Mi piace pensare, parafrasando Dostoevskj, che “l’ironia e la bellezza salveranno il mondo”, e la poesia, tra le tante cose, è bellezza

Per la prima volta incontriamo un cantassurdautore. Semplicemente lo traduciamo come sembra naturale che sia. Matteo Schifanoia affronta la crisi del nostro paese in un tono assai ironico, con quella dose di cinismo di chi ha l’arma dell’intelletto per sfidare le apparenze di poca sostanza. Un esordio dal titolo “Lo Scapolo” con un video che questa settimana Il Quorum vi segnala in home page: la sua musica ha un piglio cantautorale decisamente classico ma ricco di gusto e il suo tema preferito è la crisi, un concept portato avanti per tutto il disco ma dal punto di vista dell’amore e degli amanti, di chi da scapolo vive solo e chi da scapolo affronta i matrimoni (altrui). E tanto altro ancora… come recita Schifanoia: “…è una crisi rock…” e noi con lui affrontiamo proprio il tema di questa santa crisi italiana. L’intervista per gli amici de Il Quorum:

– Crisi Rock. Bellissima canzone. In generale… “Crisi” secondo te di cosa?

Grazie innanzitutto. Venendo alla domanda: crisi dell’economia è evidente e in un sistema come il nostro basato sull’economia diventa poi crisi in tutti gli altri settori. Crisi dell’essere umano, per lo meno quello occidentale, e del suo stile di vita materialistico, uno dei fattori che hanno portato alla crisi economica; crisi dell’approfondimento e dell’ascolto, secondo me la principale, che ci ha portato a vivere con superficialità, la società e le nuove tecnologie hanno un ruolo importante in questo processo, non si coltiva più la parte più profonda di noi stessi, quella spirituale, intellettuale, creativa, insomma si è un po’ più poveri non solo fuori.

– Ma poi esiste davvero questa “crisi” oppure siamo di fronte ad una di quelle parole che alla fine servono per giustificare un po’ tutto?

Crisi è una parola che torna spesso e che tornerà nelle epoche, in questo caso ci troviamo di fronte ad una crisi diversa, forse appunto “rock”, perché appare duratura in quanto frutto del collasso del sistema capitalistico, sistema che dovrà essere rivisto e rimodellato se non vogliamo vivere in un futuro prossimo di guerre civili.

– Matteo Schifanoia, nella canzone d’autore di  oggi…che posto speri di ottenere e quale pensi ti sia dovuto?

Anche se suono da tempo questo è il mio primo album, quindi credo sia prematuro fare questi discorsi, poi però, se non consideriamo questa premessa che ho fatto, posso dire che la situazione della canzone in Italia è così difficile che conviene, per la propria salute, non porsi queste domande e non avere certe aspettative. Cerco di scrivere le canzoni come mi piacciono e cerco di impegnarmi al massimo nel trarre la massima soddisfazione da questo, non è facile e scontato trarre il senso solamente dalla realizzazione della tua arte, ci devi mettere del tuo in quanto tutto il resto intorno ti porta a volere altro che ha a che fare più con il tuo narcisismo da artista piuttosto che con l’arte stessa o con un sano desiderio/bisogno di potersi sostentare con essa, non è facile, spesso ci si smarrisce.

– L’ironia di questo “scapolo” è molto intelligente. Non pensi che dietro facili risate si perda invece il vero messaggio che vuoi lanciare?

L’ironia può far fare risate ma non facili risate in quanto è un procedimento leggermente più complesso rispetto alla semplice comicità, quindi credo che possa essere un giusto mezzo che possa rispettare l’importanza del messaggio. Certo è un’operazione molto più difficile e piena di tanti rischi, però ci sono già stati tanti che hanno dato messaggi importanti in modo serio e importante e tanti che continueranno a farlo, quindi mi sono detto proviamo a farlo a modo mio e allora ho provato in questa maniera, anche perché mi piace il concetto di riflettere mentre si sorride.

– Matteo Schifanoia in qualche modo è anche poesia e tradizioni popolari… o sbaglio?

Assolutamente sì, mi piace che lo si noti, se ne parli e non si consideri solo il lato più divertente del mio lavoro. Canzoni come “notte seria” e “santa la bella stella stanca” sono un esempio che Schifanoia non è solo ironia. Mi piace pensare, parafrasando Dostoevskj, che “l’ironia e la bellezza salveranno il mondo”, e la poesia, tra le tante cose, è bellezza, così come lo sono le tradizioni popolari, assolutamente da interiorizzare per riuscire a dare ad una canzone un valore artistico importante.

– Chiudiamo ricollegandoci alla prima domanda. Sii sincero se puoi: crisi del pubblico o crisi degli artisti?

Qui mi servono dieci pagine. Dunque, crisi di entrambi, il pubblico perché non approfondisce ed ha ridotto, in termini di tempo, la propria capacità di ascolto, va solo ai concerti degli artisti famosi e spesso anche a questi dopo un po’ diventa insofferente, è sempre più difficile anche per gli artisti mainstream riuscire a tenere alta l’attenzione del proprio pubblico per più di un’ora ed infatti spesso hanno bisogno di grandi effetti spettacolari sul palco, non vi dico quello che succede nei locali con gli artisti meno o per niente noti, l’artista suona mentre la maggior parte del pubblico fa altro; è così, è la società che va in questa direzione. Oggi per poter intercettare questo pubblico “distratto” è necessario essere più pubblicitari che artisti, da qui lavori che di artistico hanno poco e che si sviluppano maggiormente come prodotti commerciali, con caratteristiche di facile consumo e ascolto, che arrivino subito senza troppi fronzoli, questo spesso significa omologazione e poca sostanza. Venendo agli artisti, un artista che oggi è in grado solo di produrre questo tipo di arte “più facilmente fruibile” è agevolato da questo sistema. Poi ci sono coloro che hanno talento che credo che ce ne siano potenzialmente in ogni epoca, il problema è che quando hai un’epoca che non ti permette di coltivare il tuo talento e di farlo emergere (non era così nel dopoguerra, è così oggi), gli artisti di talento rimangono nell’ombra, confusi nel mare magnum della superofferta musicale, nessuno se li calcola, oppure si mettono a fare le canzoni “più facilmente fruibili” che richiede il mercato e quindi non capisci se hanno talento. Insomma è complicato, c’ho provato in due righe ma ci sarebbe ancora tanto da dire.

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