Ecologia

L’uomo creò il deserto e Treedom ci pianta un albero

Intervista a Federico Garcea A.D. della società che vuole rinverdire il mondo “un albero alla volta” con il contributo di tutti. E la Terra torna a sorriderci…

“Ogni albero racchiude una storia, un mistero, una memoria del passato. E offre ispirazione e creatività a quanti sappiano guardarlo con occhio giovane, libero e aperto”. Tratte dall’appassionante quanto breve racconto del 1953, “L’uomo che piantava gli alberi”, le parole di Jean Giono sembrano quasi scritte su misura per Federico Garcea, uno che di alberi ne sa.

Attualmente Amministratore Delegato e fondatore di Treedom, nel 2010 da vita ad una società che ha lo scopo di piantare alberi sul suolo terrestre o più propriamente di realizzare un progetto di riforestazione di alcune zone territoriali del mondo. E se il protagonista del volumetto di Giono, il solitario pastore Elzéard Bouffier, aveva deciso da solo di dedicarsi all’impianto di ghiande su uno specifico territorio che avrebbe accolto 10mila querce, Treedom allarga orizzonti e prospettive, sfruttando il moderno sistema dell’e-commerce, per coinvolgere privati, aziende o enti, nel progetto di piantare alberi se non intere foreste, su una vasta fetta di mondo e che allo stato attuale conta già 180mila specie in crescita.

Così se anni fa molti sceglievano per diletto di comprare un pianeta o di dargli un nome di persona, oggi si può scegliere di regalare un albero, facendo felice non una sola persona bensì i tanti che beneficeranno di una fonte in più di ossigeno vitale oggi sempre più minacciato dall’inquinamento e dalle emissioni nocive.

– Da cosa è nata l’esigenza e l’idea di piantare alberi in giro per il mondo?

Come molte delle idee più belle e vincenti del nostro tempo, Treedom è nata da un gioco. Nel periodo in cui uno dei giochi più utilizzati sul web era Farmville ci siamo chiesti: Se le persone sono disposte a piantare alberi per gioco pagando, perché non farlo davvero per uno scopo più nobile?

– Dov’è stato piantato e di che specie era il primo albero targato Treedom?

Il primo albero è stato piantato in Camerun, nel piccolo villaggio di Mankim da Tommaso, il mio socio e cofondatore di Treedom, ed era un avocado.

– Se è possibile seguire tramite una applicazione di Google la crescita dell’albero acquistato e piantato, chi e come si procede all’impianto del seme o della pianta giovane? Com’è formato il vostro staff?

Sono piccole organizzazioni sul territorio, che possono essere cooperative o associazioni, che procedono alla messa a vivaio e alla piantumazione finale degli alberi sul territorio. I terreni sui quali vengono piantati gli alberi possono appartenere ai singoli contadini o alle cooperative, ma in entrambi i casi i frutti degli alberi rimangono ai contadini che ne traggono tutti i benefici del caso.

Treedom si occupa della formazione; insegna ai contadini e alle organizzazioni come si gestiscono i progetti forestali e come si mappano e si geo-referenziano gli alberi.

Il nostro staff è composto da 16 persone con background accademici di diverso tipo: da una parte il team che si occupa della gestione dei progetti agroforestali, dall’altra chi si occupa di comunicazione e di sviluppo web.

– Camerun, Senegal, Argentina, Malawi, Haiti, Kenya, Italia. Come procedete alla scelta delle zone dove piantare? E le istituzioni in che modo partecipano o ostacolano, nel caso, il vostro lavoro?

Scegliamo i luoghi di progetto cercando di andare a piantare dove ce n’è più bisogno tra zone deforestate in precedenza, e quindi con una forte necessità di frenare l’impatto devastante che ha sull’ambiente circostante, e zone dove invece diamo un apporto importante alla sicurezza alimentare dei contadini.

Le istituzioni locali non ci sono mai state di intralcio nello svolgere la nostra funzione, anzi, quello che facciamo è un lavoro che spesso si sostituisce agli impegni presi dagli stessi governi che quindi sono di assoluto sostegno ai nostri progetti.

– Soffermiamoci sull’Italia, nei giorni in cui sono ancora vivide le immagini di Genova inondata, per esempio, e mentre sul Bel Paese continua a piovere. Notoriamente gli alberi contribuiscono a trasformare un territorio e in particolare fungono da drenanti per l’acqua, capaci di evitare o quantomeno contenere allagamenti e nubifragi. Come ridisegnerebbe la mappa verde della Liguria o di altre regioni più a rischio del Paese?

Il nostro territorio è oramai stanco e martoriato da decenni di urbanizzazione selvaggia, senza regole e questo è purtroppo è un dato di fatto. Possiamo però mettere in atto una serie di meccanismi volti a far cambiare il modo di agire delle persone, cercando di mettere in stretta relazione i fenomeni che sono recentemente accaduti con il loro comportamento irresponsabile. Manca infatti da noi la cultura della salvaguardia del territorio e del paesaggio e questo è il principale fattore sul quale lavorare in un’ottica di lungo periodo.

In ogni caso è sempre un fatto positivo aumentare le zone verdi all’interno delle città e, al di fuori, prestare attenzione e rinverdire in prossimità dei corsi d’acqua che sono sempre più privi dei loro argini naturali: gli alberi.

– Un privato come un’azienda possono scegliere di piantare un albero; ma come si procede alla scelta della specie per rispettare la geomorfologia di un territorio? Date dei suggerimenti?

I nostri progetti agroforestali sono strutturati in modo da accogliere le necessità e le richieste dei contadini in primo luogo. C’è poi da creare una mescola sapiente di alberi da frutto ed alberi ad alto fusto, con un’attenzione particolare ad utilizzare ceppi e specie tipiche della zona dove piantiamo. Rispettare la biodiversità, le tradizioni e garantire la sicurezza alimentare dei progetti sono le nostre linee guida.

– Quali sono le reazioni al vostro progetto in fatto non solo di numeri, ma anche di filosofia di vita?

I progetti di Treedom possono cambiare la filosofia di vita delle persone che ne vengono a conoscenza o che ci lavorano. Da una parte i nostri progetti cercano di istaurare nei luoghi di progetto, un circolo virtuoso capace con il tempo di rendere migliore la vita di tutti gli abitanti dei villaggi; dall’altra mirano a realizzare una presa di coscienza collettiva che possa in qualche modo cambiare le abitudini dannose, dal punto di vista ambientale, del nostro popolo.

– CO2: sul vostro sito, è possibile calcolare l’emissione di anidride carbonica prodotta dalle nostre attività. A parte l’aspetto scientifico e di misurazione, quali sono le reazioni delle persone e delle aziende di fronte alla propria fetta di responsabilità?

I singoli cittadini utilizzano spesso il calcolatore per capirne di più sui propri consumi e, quando lo hanno scoperto, oltre a piantare alberi per sé, spesso ne regalano agli amici o alle persone più vicine. Per quanto riguarda le aziende invece, stiamo assistendo negli ultimi anni ad un inversione di tendenza: in precedenza piantare alberi veniva visto come un’azione necessaria di responsabilità aziendale, adesso si configura come una responsabilità sociale. In quest’ottica viene comunicata l’azione all’esterno cercando di coinvolgere nel processo di riforestazione tutti gli stakeholder dell’impresa.

– Siete anche in grado di valutare l’impatto “depurativo” delle vostre foreste o degli alberi piantati?

Siamo in grado di calcolare quanta CO2 stoccherà ogni albero piantato nei prossimi 10 anni riuscendo così ad evincere l’impatto benefico in termini ambientali di ogni progetto di riforestazione che attuiamo. In più, cosa molto importante, siamo in grado di monitorare e quantificare i passi in avanti nelle dinamiche sociali che si instaurano nei siti di progetto; per esempio il raggiungimento della Food Security, il livello di impiego delle donne, il livello dei salari.

– Per tornare al libro di Jean Giono, il protagonista svolgeva il suo lavoro in solitudine e senza chiedere una ricompensa, consapevole di aver innescato una trasformazione del territorio di cui a beneficiarne sarebbe stata un’intera cittadinanza, senza voler raccogliere lodi o onori. Treedom sfrutta invece la socialità, grazie alla rete. Che risultati vi sta portando in fatto di visibilità e successi del progetto?

Da questo punto di vista risultati assolutamente entusiasmanti: la nostra Community è in costante crescita. E’ proprio la viralità di un gesto positivo, come quello di piantare un albero, che vogliamo sfruttare. Il successo del progetto Treedom è anche da ricercare nel fatto che i social Network sono un potente amplificatore delle nostre attività e che anche le aziende cercano sempre più di mettere in relazione il tema ambientale con il tema della produzione, rendendo così responsabili in prima persona innanzitutto propri dipendenti e indirettamente i propri clienti.

Qual è l’albero che metaforicamente più vi rappresenta? E quale il luogo che vorreste più d’ogni altro restituire al verde?

E’ il Baobab: potente, generoso e soprattutto resistente a tutto. Speriamo di poter crescere tanto e a lungo, proprio come lui. Il luogo che più vorremmo riforestare è uno di quelli su cui già stiamo lavorando: il bacino del Congo. Un bacino completamente distrutto e deforestato durante gli ultimi 50 anni. Una sfida quasi impossibile ma che vogliamo affrontare, un albero alla volta…

Sara Cascelli