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I soldi fanno la felicità? Dipende!

Studi e ricerche scientifiche sul rapporto denaro-felicità

C’è stato un periodo della storia in cui pareva davvero che i soldi non facessero la felicità. E non sto parlando di un’epoca sperduta nel passato o dell’inizio di una favola per bambini, ma del risultato di una ricerca scientifica che fece molto scalpore.

Era il lontano 1974 quando un professore di economia dell’Università della California Meridionale di nome Richard Easterlin sembrò finalmente avere la risposta definitiva alla fatidica domanda: “i soldi fanno davvero la felicità?”. E la risposta, allora, parve essere un secco e “robusto” (in senso statistico) “no!”. Analizzando infatti i dati provenienti da paesi ricchi e meno ricchi, lo studioso scoprì come non sembrava esserci niente che indicasse i primi come i più felici del campione. Guardando poi alle informazioni raccolte all’interno di ciascun paese, veniva evidenziato come vi fosse sì una correlazione positiva tra reddito e felicità, ma come questa andasse lentamente svanendo, fino a raggiungere una sorta di limite massimo oltre il quale il livello di happiness addirittura diminuiva. Questo risultato è passato alla storia come il “Paradosso di Easterlin”.

Negli anni a venire, una tale conclusione è stata più volte smentita e sembra oramai assodata l’esistenza di una correlazione positiva tra denaro e felicità.

Volendo portare un esempio, l’economista Justin Wolfers nel suo recente lavoro dal titolo “Subjective Well-Being and income: Is there any evidence of satiation?” sottolinea come la relazione individuata tenda sì a decrescere con l’aumentare del reddito, ma a differenza del paradosso di Easterlin, non sembra esservi alcuna indicazione dell’esistenza di un punto di saturazione, e tanto meno di una diminuzione della propria felicità.

A questo punto però, urge fare chiarezza. Così come sottolineato da un lavoro divenuto oramai un “best seller” nel campo dell’economia della felicità, sembra infatti decisiva la distinzione tra due tipologie di emozioni. Gli studiosi Daniel Kahneman e Angus Deaton distinguono infatti quella che può essere descritta come una felicità quotidiana, giornaliera (“Emotional Well-Being”), da una propria “evaluation of life”, quanto cioè una persona possa dirsi soddisfatta della propria vita. I due ricercatori infatti, analizzando più di 450.000 risposte ad un questionario condotto nel 2009 negli USA, fecero una scoperta quanto mai interessante; c’è un numero magico oltre il quale almeno la prima delle due tipologie sembra non aumentare: 75.000 dollari all’anno. Per intenderci, quando viene raggiunta la fatidica soglia, l’equazione “soldi = felicità (quella giornaliera)” sembra non essere più corretta. La spiegazione di tutto ciò? Molto semplice: una persona con un reddito più basso, all’aumentare dello stesso reagisce soddisfacendo un maggior numero di bisogni. Raggiunta una certa soglia, per una persona diventa fisicamente difficile poter appagarne dei nuovi.

Una storia invece diversa sembrerebbe essere quella legata alla propria soddisfazione personale: quella si che parrebbe incrementare assieme al proprio reddito, senza un limite ben preciso.

Nel 2014 l’intrigante questione “soldi = felicità” continua però a sorprendere, ed uno studio del Prof. Howell, insegnante di psicologia all’Università di San Francisco, tiene vivo il dibattito: ovviamente non sono i soldi di per sé a fare la felicità, e neanche le auto e gli oggetti che con essi si possono comprare. Rifletteteci un attimo; quando pensate ad un momento piacevole vi torna davvero alla mente l’attimo in cui avete comprato la vostra nuova berlina o il vostro TV al plasma? Oppure è un episodio divertente od emozionante di un vostro viaggio a fare capolino? Bingo! Ciò che conta non è solo avere un alto reddito, ma il modo in cui si spendono i propri soldi. Sono infatti le esperienze quelle che rimangono impresse nella memoria e vanno ad influenzare in modo positivo il proprio stato d’animo. Concedetevi quindi qualche gita fuori porta: il vostro umore ne gioverà molto di più di quanto possiate pensare. C’è però una cosa che il denaro parrebbe proprio non poter comprare, e questo è ovviamente l’amore!

Valentino Masucci