All Art Has Been Contemporary – Il Quorum
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All Art Has Been Contemporary

Per capire e apprezzare un’opera d’arte a noi contemporanea basta avere la voglia di conoscerla e quel po’ di apertura mentale necessaria per apprezzare cose nuove

Una scritta al neon di Maurizio Nannucci recita “All Art Has Been Contemporary”.

La ricerca visiva di questo artista si basa sullo studio delle relazioni fra arte, linguaggio e immagine. Parole come installazioni, fili di lampade al neon che realizzano testi come questo, che possono avere diverse chiavi di lettura e quindi essere considerati anche un monito: “Tutta l’arte è stata contemporanea”.

Non a caso l’opera è stata collocata sia alla GAM di Torino (una galleria che si occupa di arte moderna), che all’ingresso dell’Altes Museum (“Museo Antico”) di Berlino (che ospita collezioni dell’antichità classica): due realtà che non si occupano di opere contemporanee, ma che innegabilmente lo sono state per l’epoca in cui vennero realizzate. L’unica differenza che intercorre fra queste opere e quelle odierne è il fattore temporale: le prime mostrano le caratterizzazioni visive di un periodo ormai trascorso, mentre le seconde si riferiscono al presente.

L’arte è stata e sarà sempre un’espressione della realtà che ci circonda. Non è cambiata e non è stata cambiata dagli artisti contemporanei, semplicemente segue quelle che sono le modificazioni del vivere quotidiano e usufruisce dei nuovi strumenti realizzativi che sono stati sviluppati nell’era moderna; per spingerci a pensare, provocandoci attraverso le sensazioni, per farci riflettere sulla nostra società. Questa sorta di specchio, però, molte volte disturba coloro che si accingono all’arte contemporanea. Quando l’arte entra nel sociale, soprattutto, scatena anche reazioni di disgusto nelle persone, che senza filtri vengono poste di fronte a temi forti; in particolare attraverso opere visivamente realistiche.

Ad esempio, quando a Milano Maurizio Cattelan portò l’installazione composta dai tre bambini impiccati ad un albero, l’indignazione della gente arrivò al punto di togliere l’opera dall’albero su cui era stata posta.

L’artista cosciente del livello del suo messaggio, anticipò le reazioni e cercò di spiegare il significato della sua azione: “Non è un lavoro monumentale ma susciterà paura e probabilmente sarà giudicato eccessivo. E’ un intervento sul tema dell’infanzia, che è per me uno spazio di libertà e al contempo un posto di soprusi e violenze. Ma è anche il futuro e quindi è una riflessione su quello che ci sta accadendo intorno. è una specie di gogna che rappresenta il senso di violenza che sento dappertutto”.

Quello di Cattelan non è un caso isolato; da che esiste, l’arte non è stata usata solo per descrivere gli aspetti esteriori e più piacevoli dell’esistenza, ma anche, e soprattutto, per raccontare l’intera realtà, nel bene e nel male. Ciò che cambia sono gli approcci e le modalità operative. Christian Boltanski, pur trattando tematiche al pari di quelle di Maurizio Cattelan, forse grazie ad installazioni più simboliche, dal punto di vista emotivo provoca un impatto diversamente efficace.

Quando valutiamo un’opera non possiamo e non dobbiamo dimenticarci del suo autore. Maurizio Cattelan ha lavorato anche nell’ambito pubblicitario e le sue realizzazioni non possono esimersi dalle modalità visivo-comunicative utilizzate dai mass media. Eppure, salvo eccezioni, la violenza che ogni giorno passa attraverso le immagini dei telegiornali e programmi di varietà, provoca meno reazioni e disgusto di un’opera contemporanea.

cattelan

Installazione di Maurizio Cattelan

Chi sostiene che non abbia un senso e rimpiange le opere del passato definendole “vera” arte, rifiuta di accettare il presente: l’arte contemporanea siamo noi, è uno specchio, non accettarlo significherebbe trascurare la propria contemporaneità.

D’altronde, anche molte opere del passato subirono giudizi contrastanti, è una storia che si ripete. Anche le opere del Caravaggio furono accettate con disagio o addirittura respinte: l’opera Morte della Vergine, commissionata per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, rappresentava la figura della Vergine con il ventre gonfio e ciò suggeriva una gravidanza che, ovviamente, a quei tempi rendeva questa raffigurazione scandalosa.

Per capire e apprezzare un’opera d’arte a noi contemporanea non occorre essere intenditori, basta avere la voglia di conoscerla e quel po’ di apertura mentale necessaria per apprezzare cose nuove. Nessuno nega che per chi è abituato all’arte tradizionale, antica o moderna che sia, non sia facile trovarsi davanti un’opera contemporanea; il gusto d’altronde fa parte della storia dell’arte e spesso è molto personale: in molte epoche ha determinato il successo o meno di un’opera, ma non può essere considerato un metro di giudizio oggettivo, soprattutto se facente riferimento a impressioni individuali.

Come ogni espressione umana, anche l’arte contemporanea utilizza un suo linguaggio particolare e senza delle nozioni di base del suddetto, sarebbe come cercare di parlare una lingua che non si conosce. Occorrono una serie di dati o notizie che permettano una valutazione “oggettiva”, o per lo meno, facente riferimento al campo di indagine.

Si sente spesso nei musei l’espressione Questo lo so fare anch’io, in realtà (citando Bruno Munari) “quando la gente dice quella frase intende dire che lo può ri-fare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima”. Alla base della diffidenza verso l’arte contemporanea molto spesso c’è anche questo: il rifiuto da parte dei fruitori che persone come loro possano vivere e mantenersi grazie alle proprie idee; che generalmente vengono considerate “prese in giro”.

Ma questa apparente semplicità dei manufatti odierni, che porta le persone a considerarsi in grado di compiere la stessa azione, basta per essere considerati artisti?

I tempi sono cambiati, se prima la tecnica contava più delle idee, oggi non è più essenziale. Un’opera contemporanea spesso non acquista valore in base alla difficoltà esecutiva; sono molti gli artisti, che per il loro continuo servirsi della realtà utilizzano oggetti del quotidiano, realizzati da altri, o affidano la loro idea a persone che di mestiere realizzano in modo egregio quello che loro hanno pensato. Il punto fondamentale è proprio questo: pensare.

Non esistono più le “botteghe”, ove gli allievi copiavano le opere del maestro per imparare. Oggi questo sarebbe considerato plagio. Le persone che lavorano accanto ai grandi artisti devono essere in grado di dar vita ad una loro personale visione del mondo. Oggi l’opera d’arte non è più considerata solamente in base alla fatica manuale od alla tecnica; è visione, azione, il frutto di sensazioni, determinate dal vivere dell’artista: un autore contemporaneo è intensamente coinvolto in tutte le deformazioni della realtà (piacevoli o disprezzabili che siano) e sfrutta ogni stimolo fisico e tutti i mezzi a sua disposizione (anche le persone). Il rapporto arte/quotidiano è uno scambio continuo di idee e materiali. Non a caso, la Tate Modern di Londra, acquistò dall’artista slovacco Roman Ondak un’opera d’arte che consisteva nell’organizzare, in occasione di una mostra, una fila di persone all’ingresso dell’esposizione.

Gli artisti fanno della loro vita, arte: considerano la propria voce, i gesti, il cibo, il tempo, un’espressione artistica, e diversamente dagli altri, sono in grado di dar nuova vita a tutti questi elementi spesso considerati banali.

Annalisa Bertani

Foto di Copertina: Maurizio Nannucci