Marmo servitore – Il Quorum
Arte

Marmo servitore

Totalmente umano il Cristo della Sindone, totalmente umano anche quello del Sanmartino

Se il marmo servisse la vita? Perché Giuseppe di Sanmartino, scultore neoclassico, scultore di vita, riesce a rendere il marmo trasparente nel Cristo velato del 1753. Doveva scolpire un Cristo morto, un Cristo la cui morte rimanesse un malinconico riposo, ma solo per noi, perché Cristo non può essere malinconia eterna, Cristo così rimane in pace, dietro quel velo, quel velo che è come una lacrima che scende uniforme su di Lui, a togliere la morte, a rendere leggera la vita.

Un velo di marmo realizzato come fosse vera aria: c’è un volto dietro quel velo, ma il velo sembra così verosimile da diventare protagonista, da far dimenticare il volto di cui è velo, il Cristo a cui appartiene. Quella leggerezza del velo riesce a rendere la morte qualcosa di leggero, soprattutto di transitorio: effimera non è la vita, effimera è la morte, quell’uomo dietro il velo, quel Cristo non ancora risorto già è in pace, già è di nuovo eterno.

C’è anche qualcos’altro, una leggerezza del velo che potrebbe anche essere angoscia, se il Cristo che ricopre fosse ad esempio con un volto diverso, cioè non è il velo di per sé a dare pace alla morte, ma è l’uomo che è morto ad essere morto nella pace.

Una pace che per essere effetto realizzato ha bisogno di essere senza sofferenza, ma come slegare la morte dalla sofferenza? Si pensi ad un’altra immagine di Cristo, quella della Sindone, il volto di Cristo impresso nel velo, ed è volto dovuto alla sofferenza quello che si vede, vuol dire un uomo le cui ferite si sono impresse nel velo, tanto che il velo non copre più, ma riproduce, e riproduce una morte fatta di sofferenza. Non è sofferenza invece nel Cristo velato. Totalmente umano il Cristo della Sindone, totalmente umano anche quello del Sanmartino, eppure così diversi, ma perché? Perché quello della Sindone è come se dicesse che la sua vita è stata anche questo, è Cristo stesso artista in un certo senso, è la sua stessa vita impressa in quel velo, ma è umano anche nella statua del Sanmartino, perché è una visione di un uomo riguardo a Cristo. Come se l’artista dicesse: — Io ti vedo così… Cristo in pace.

Andrea Forte