Attualità

La Jota, danza folcloristica aragonese

Assai meno nota del flamenco e del bolero al di fuori dei confini ispanici, questa danza ricorda fortemente la nostrana pizzica salentina

Fin dall’antichità la danza accompagna la storia della civiltà umana, dapprima quale espressione artistica dal carattere religioso o bellico, e, successivamente, come arte dello spettacolo e strumento di aggregazione sociale e culturale.

Ogni regione del mondo vanta un nutrito repertorio di danze popolari e folcloristiche caratteristiche, il significato e la funzione delle quali muta, anche notevolmente, nelle varie situazioni sociali, che risultano accomunate dal loro essere tra le più significative manifestazioni dell’identità socioculturale dei vari popoli.

Che si tratti di danze di corteggiamento o di danze di sfida o di danze rituali e propiziatorie, esse rappresentano, in ogni caso, un’occasione di ritrovo nonché un efficace strumento di lenimento delle sofferenze psicofisiche individuali.

E proprio da questa necessità di “catarsi collettiva” che nasce la jota, una danza folcloristica aragonese diffusa in tutta la Spagna. Assai meno nota del flamenco e del bolero al di fuori dei confini ispanici, la jota ricorda fortemente la nostrana pizzica salentina, sia a causa della similarità di alcuni dei movimenti tipici dei due balli, sia perché entrambe assolvono ad una funzione “terapeutica”. Gli appassionati delle danze popolari del Sud Italia potranno scorgervi anche delle assonanze con altre tarantelle tipiche del Meridione, nonché con la tammurriata napoletana, la quale prevede l’uso delle castagnette, assai simili alle castanuelas (nacchere) impiegate nella jota.

I danzatori di jota, uno dei suoi interpreti più famosi, Miguel Angel Berna, è stato recentemente in tour nel nostro paese con uno spettacolo che mescola la danza aragonese con le danze popolari del Sud Italia, eseguono, in realtà, dei passi molto simili al valzer, intervallati, però, da salti (pare che il termine jota derivi proprio dalla parola “salto” nella sua pronuncia in dialetto aragonese) e accompagnati dalla melodia strumentale prodotta da chitarre, mandolini, liuti, tamburi, flauti, cornamuse, grancassa e, naturalmente, nacchere. Alla melodia strumentale si unisce, in alcuni brani, quella vocale, una canciones (canzone) nella quale, in genere, vengono affrontati i temi del patriottismo, della religione e dell’amore.

La jota, che varia da regione a regione, è capillarmente diffusa in gran parte della penisola iberica, per la quale rappresenta una delle principali attrazioni turistiche, perlomeno per gli amanti della danza e della musica.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la stessa non viene ballata esclusivamente dai professionisti all’interno dei teatri o per le strade, in occasione delle feste; la jota, infatti, è danzata anche dalla gente comune, per la quale incarna uno svago (diversion) e, contestualmente, un pretesto per incontrarsi e per trascorrere del tempo in compagnia di persone che condividono la stessa passione.

Analogamente al lindy hop, ballo afroamericano attualmente assai in voga nel nostro paese, anche la jota è, dunque, un ballo sociale, ovvero una danza che si pratica per piacere, allo scopo di divertirsi e di fare nuovi incontri, espandendo in tal modo la propria rete sociale.

Un toccasana per il corpo e per l’anima, come del resto qualsiasi altro tipo di ballo.

La fiamma dello spirito risiede nella danza”.

Dalila Giglio