I miti invecchiano ma non passano – Il Quorum
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I miti invecchiano ma non passano

Quarant’anni con Sandokan e Spazio: 1999

Gennaio 1976, quarant’anni fa giorno più o giorno meno: gli spettatori italiani, soprattutto i bambini e gli adolescenti, facevano la conoscenza sui canali della Rai, gli unici disponibili allora, di due serie tv rimaste nell’immaginario di tutti anche a distanza di decenni, e cioè lo sceneggiato Sandokan e il serial di fantascienza Spazio: 1999.
Due storie molto diverse, sia come trama che come genere che come concezione, ma che hanno saputo rimanere entrambe nel cuore di chi allora era davanti alla tv, tra l’altro ancora in bianco e nero, visto che il colore sarebbe arrivato di lì a poco e ci sarebbe poi stato per le repliche successive.

Sandokan, diretto da Sergio Sollima, famoso per i suoi spaghetti western, era tratto dai romanzi del ciclo malese di Emilio Salgari, riadattati in maniera più moderna e non fedelissima, lanciò il divo etnico Kabir Bedi e ripropose temi come le avventure, gli scontri di civiltà e culture, la lotta per la libertà, aiutato dalla colonna sonora dei fratelli De Angelis, ancora oggi suonata a vari eventi. Sandokan portò anche ad una riscoperta dei libri di Emilio Salgari, il maestro dell’avventura italiana, prolificissimo e morto tragicamente a nemmeno cinquant’anni nel 1911.

Spazio: 1999 era una coproduzione tra la Rai e la britannica ITC, nato come seguito del celebre Ufo prodotto sempre da Gerry Anderson e presentava l’epopea della base lunare Alpha, che nell’allora remoto 1999 usciva dall’orbita della Terra con un colpo di scena spettacolare e scientificamente poco plausibile, per addentrarsi nello spazio remoto e vivere avventure ai confini della realtà. La prima stagione era inquietante e dai toni non certo rassicuranti, poi nel 1979 arrivò una seconda stagione, senza più la Rai a coprodurre con tanto di autori italiani e con trame più per ragazzi, per dividere il fandom che da allora si è schierato su due fronti opposti a seconda della stagione preferita.

Sono passati quarant’anni, sono arrivati tv a colori, che resero spettacolari le repliche di entrambe le serie, i canali privati, Internet, i social network, le fiere del fumetto, la crescita d’importanza della cultura nerd e dei prodotti di genere, ma entrambe le serie continuano ad essere ricordate, magari non tanto dai più giovani, anche se ci sono ragazzi di allora diventati genitori che hanno fatto appassionare i figli ai loro beniamini.

Sandokan è ormai un classico e il suo quarantennale è stato celebrato da vari articoli, mentre di Spazio: 1999 stanno uscendo i dvd con il Corriere della Sera e i fan possono vedere l’ex comandante Koenig Martin Landau nel ruolo di un reduce della Shoah nell’agghiacciante thriller Remember ora nelle sale.

Entrambe le serie hanno mostrato la potenzialità delle narrazioni di genere e hanno cresciuto una generazione di appassionati, che non le ha mai dimenticate, sia chi poi ha fatto crescere la sua passione in maniera lavorativa, sia chi invece ha mantenuto serie e personaggi uno svago. Certo, pensare che sono passati quarant’anni da quando si sognava con gli arrembaggi di Sandokan e il suo amore per Marianna o con i voli dei membri della base Alpha sulle Aquile è pesantuccio, del resto gli anni ci sono stati e sono trascorsi, ma alla fine è bello ricordare ancora oggi eroi e miti che non si sono annebbiati con il passare degli anni e il progredire della vita, ma sono ancora capaci di far sognare e di ispirare.
In attesa del prossimo anniversario, e ce ne saranno tanti negli anni a venire.

Elena Romanello