House of Cards, gli intrighi di Frank Underwood – Il Quorum
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House of Cards, gli intrighi di Frank Underwood

Una serie tv cruda e maledettamente reale su come gli uomini usino la politica, su come sfruttino il potere e le armi istituzionali per eliminare il nemico, e soddisfare il proprio interesse

Dal 23 Settembre le telecamere di Sky Italia tornano a sbirciare all’interno degli uffici presidenziali della Casa Bianca. Sul canale tematico Sky Atlantic, infatti, parte la seconda stagione di quell’House of Cards che tanto ha fatto, e sta facendo tuttora, parlare di sé. La serie tv, distribuita dal canale streaming statunitense Netflix a partire dal 1 Febbraio 2013, ha sbancato gli indici di ascolto negli Stati Uniti, e anche in Italia comincia a raccogliere un ampio numero di appassionati.

Tratta direttamente dall’omonimo romanzo best-seller di Michael Dobbs (e basata su una prima trasposizione televisiva in una breve miniserie della BBC degli anni ’90), la trama racconta del deputato del Congresso U.S.A. Frank Underwood (Frank Urquhart nel libro), il quale, grazie a una efficace campagna elettorale, fa sì che Garrett Walker diventi il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Quando però lo stesso Walker verrà meno alla promessa di nominare Frank Segretario di Stato, quest’ultimo si vendicherà iniziando, a suo modo, e con l’aiuto di sua moglie Claire, la propria scalata ai vertici del potere.

House of Cards non è solamente una serie tv sul mondo della politica, o sui giochi di potere e gli intrighi che essa nasconde, ma piuttosto un quadro chiaro, crudo e maledettamente reale su come gli uomini usino la politica, su come sfruttino il potere e le armi istituzionali per eliminare il nemico, e soddisfare il proprio interesse. Ma, a onor del vero, più che “gli uomini”, non saremo biasimati nel dire come in realtà sia lui, Underwood, il vero protagonista, il burattinaio che avidamente muove tutti i fili.

Kevin Spacey, tra i grandi del cinema hollywoodiano, interpreta il ruolo in maniera palesemente egregia, donando al personaggio un carisma e una personalità ammalianti. Frank Underwood risulta essere una figura destabilizzante, fin troppo cinica, spietata, a malincuore attraente. Una citazione dello stesso, presente nel romanzo, lascia intendere parecchio: “Non è il rispetto ma la paura a muovere l’uomo; è così che si fondano gli imperi e cominciano le rivoluzioni. E’ questo il segreto dei grandi. Quando un uomo ha paura lo puoi schiacciare, distruggere completamente, e alla fine otterrai sempre il suo rispetto. La vile paura intossica, travolge, sgomina. E’ sempre più forte del rispetto“.

E lo spettatore? Cosa prova per questo vile essere umano? Paura? Rispetto? Davvero lo consideriamo un vile? Eppure è lo stesso Frank a metterci alla prova. Infatti, la serie sperimenta un’innovazione in verità ancora non troppo diffusa nel panorama del cinema televisivo, statunitense e non: la rottura della cosiddetta “quarta parete”: Underwood parla con il pubblico, interagisce coi propri ascoltatori, li mette al corrente, spiega certe situazioni e analizza le vicende insieme a loro, quasi a volerli scolarizzare, istruire su come funzionino realmente le cose. Frank si compiace di tutto ciò, ogni volta pare quasi sogghignare, e ci spinge a porci delle domande: condividiamo il suo operato? Lo vogliamo vedere uscire vincitore? Desideriamo che perda tutto? Quesiti che difficilmente troveranno risposta definitiva.

A fare da sparring partner a Spacey è la conturbante e affascinante Robin Wright, perfetta nel ruolo di Claire Underwood, fredda, calcolatrice e, per certi versi, indecifrabile. Claire è infatti stretta compagna del marito, sia nella vita reale che nei suoi loschi e manipolatori piani. Ma, durante il corso della serie, rivelerà anche un lato più umano: una parte di sé desiderosa di amore materno, una sorta di “ambizione” repressa, che la serie, a lungo andare, renderà evidente. Il resto del comparto degli attori è ben adatto al ruolo. Il deputato Peter Russo è, forse, colui che può essere considerato come il co-protagonista dello sceneggiato, subito dopo i coniugi Underwood, per il suo rappresentare, quasi come un simbolo, i vizi e i lati oscuri che l’uomo politico cela ai più, mentre cerca affannosamente una via d’uscita verso la redenzione. Presente un forte richiamo al legame che intercorre tra politica e mondo del giornalismo: riferimento rappresentato dalla pragmatica reporter Zoe Barnes, connessa intimamente con Underwood e affamata di scoop e di successo.

House of Cards è un prodotto che non lascia spazio a giudizi negativi, e non sarebbe neanche così ingiusto definirlo un’opera di nicchia. Quel che è certo è che, una volta entrati all’interno delle sale del potere, non potremo fare a meno di seguire il consiglio di Frank: “I congressi di partito sono così divertenti. Somigliano a un nido di cuculi. Sedetevi in fondo e godetevi la scena, mentre tutti cercano di farsi fuori gli uni con gli altri”.

Daniele Drago