GAME OF THRONES “The Mountain and the Viper” RECAP – Il Quorum
ENTERTAINMENT Serie TV

GAME OF THRONES “The Mountain and the Viper” RECAP

Parte oggi la rubrica “Serie TV Recap”, prodotti quali Game of Thrones, Boardwalk Empire, Penny Dreadfull, True Detective avranno un loro posto settimanale qui ne “Il Quorum”

Parte oggi la rubrica “Serie TV Recap”, nella quale si cercherà di fare il punto della situazione sulle serie televisive più interessanti e apprezzate degli ultimi anni.

Attraverso articoli e recensioni episodio per episodio – ahimè non sempre prive di spoiler -, con voti e commenti annessi, l’obiettivo sarà quello di coprire anche il campo dei serial, sempre più di ampia portata e di alta qualità.

Prodotti quali Game of Thrones, Boardwalk Empire, Penny Dreadfull, True Detective e molti altri avranno quindi un loro posto settimanale qui ne “Il Quorum”, partendo da questo primo articolo dedicato all’ultima, entusiasmante puntata di Game of Thrones.

Ovviamente i recap saranno legati alla programmazione internazionale e non a quella nazionale italiana, per cui occhio agli spoiler e a non rovinarvi le sorprese.

Partiamo dal Nord.

Di poco si evolve la situazione alla Barriera in questo episodio, ma dato che il prossimo appuntamento sarà soprattutto incentrato su Jon Snow e compagni – la puntata si intitolerà “The Watchers on the Wall -, ce ne faremo una ragione e andremo avanti.

Tutto resta immutato, quindi, con Mance Rayder alla guida di 100.000 bruti, giganti annessi, pronto per sferrare un poderoso attacco al Castello Nero, mentre nel lato sud della barriera il piccolo ma violento manipolo di bruti del quale fa parte anche Ygritte conquista Città della Talpa, aprendosi così un via sicura per il Castello Nero, e pronti a dare il segnale a Mance per iniziare l’attacco. Rimane solo una domanda, che anche il buon Sam si pone: cosa ne sarà stato di Gilly?

Sarà scappata? L’avranno uccisa i bruti?

Noi sappiamo solo che Ygritte, in un atto di pura compassione, risparmia la vita di Gilly e del piccolo Sam, ma per quanto riguarda le loro sorti bisognerà aspettare una o più settimane. Come sempre, del resto.

Nel frattempo, il sadico e riccioluto Ramsay Snow costringe il povero Theon ad entrare al Moat Cailin, antica Fortezza del nord conquistata dai Greyjoy, spacciandosi per se stesso – ricordiamo che Theon è convinto di chiamarsi Reek dopo le torture subite da Ramsey.

Il bastardo di Lord Bolton ha ormai plagiato Theon in un servo fedele e obbediente, un’anfora da riempire con qualsiasi cosa gli serva o lo aggradi, come ad esempio il vecchio Theon, la persona, l’uomo che era prima di tradire gli Stark. Ora è solo un animale inerme nella mani di un padrone crudele. E proprio grazie all’aiuto del suo animaletto, Ramsey riesce a “conquistare” il Moat Cailin e anche a ricevere il riconoscimento dal padre, ottenendo il cognome dei Bolton, in un discorso che ricorda molto quello che Mufasa fece a Simba ne “Il Re Leone”, solo che qui è pronunciato da un arrivista e un sadico.

Il parallelo c’è, ma è un parallelo un po’ deviato, anche se funziona.

Più a Sud, A Nido Dell’Aquila, il “Maestro degli Intrighi” Petyr Baelish è sotto processo (questa è stagione si vede) per l’omicidio di Lady Arryn, che come ben sappiamo, nella sua vena di follia, dopo aver minacciato di morte la povera Sansa, è stata spinta attraverso La Porta della Luna da Baelish in persona, dopo che con la sua solita malignità, guardandola dritta negli occhi, le ha rivelato di aver amato solo una donna in tutta la sua intera vita, e che questa non era ovviamente lei. Ditocorto ricorre alla pazzia dell’ormai defunta Lady Arryn per difendersi, affermando che questa si sia suicidata dopo aver malamente interpretato dei suoi gesti affettuosi verso Lady Sansa. Al che il consiglio di Nido Dell’Aquila chiama a testimoniare proprio la primogenita di Eddard Stark, che oltre a svelare la sua vera identità, riesce anche abilmente a salvare Ditocorto.

Finalmente il personaggio interpretato da Sophie Turner subisce un’evoluzione interessante e diversa. Da bambina viziata a lady maltrattata, finalmente Sansa diventa padrona di se stessa, con un’anima sempre più oscura, purtroppo però soggetta ancora a voleri altrui, anche se questi le permettono ora di vivere come meglio crede e anzi di crescere, maturare e poter affrontare un mondo che è stato anche fin troppo crudele con lei.

Ditocorto colpisce ancora, ma secondo la teoria della “mano invisibile”, pur facendolo per i propri scopi, sta facendo anche il bene di Sansa. O così sembrerebbe. Insieme, partono per compiere il giro della Valle, e con loro porteranno il piccolo e viziato Lord Robert, figlio di Lady Arryn, essendo ormai tempo per lui di lasciare il nido ed imparare a volare. E mentre qualcuno lascia Nido Dell’Acquila, altri arrivano. Si tratta del Mastino e Arya Stark, che però non troveranno quanto cercano, e il Mastino, avuta la notizia della morte di Lady Arryn, rimarrà ancora una volta a mani vuote, mentre Arya cadrà preda di una risata isterica e alquanto divertita.

Più a Sud, nel frattempo, Approdo del re è in fermento per l’imminente scontro tra La Montagna e La Vipera Rossa di Dorne. Dopo il commovente e strepitoso dialogo della scorsa puntata, dove Oberyn si offriva a Tyrion come suo campione, e dove Peter Dinklage e Pedro Pascal hanno dato prova della loro immensa bravura, naturali e streganti come non mai, in The Mountain and the Viper ci troviamo di fronte a un’altra elaborata situazione dove Tyrion da ancora una volta il meglio di se, dove però regna più sarcasmo e la metafora è molto facile; ma a poche ore dalla sentenza finale, che sarà decretata col sangue e davanti agli Dei, non potrebbe essere altrimenti. Nel mentre del discorso tra Jaime e e Tyrion sul cugino Orson (che non voglio assolutamente rovinarvi) suono le campane che segnano l’inizio dello scontro.

Parliamoci chiaro, di momenti alti Game of Thrones ne ha avuti a decine, tra la morte di Ned Stark, l’avvelenamento di Jeoffry e le Nozze Rosse, ma forse l’incontro tra Clagane e Oberyn è la vetta che ogni grande momento successivo a questo dovrò superare. Non si tratta solo di sapere chi vincerà e di quale sarà la sorte del Folletto. No. Qui c’è di più in gioco. C’è sentimento, c’è vendetta, azione, clangore. C’è passione e attenzione. Un qualità che persino per gli standard di Game of Thrones risulta altissima. Le urla di Oberyn risuonano per tutta l’arena: “Elia Martell. Tu l’hai stuprata. L’hai uccisa. Hai ucciso i suoi figli”. La Montagna finge di non sentire e attacca, e la Vipera sguscia e risponde. La montagna continua ad attaccare, e Oberyn grida ancora più forte, sguscia ancora più rapido e inizia ad attaccare. E attaccando ha la meglio. “Elia Martell. L’hai stuprata. L’hai uccisa. Hai ucciso i suo figli”.

Oberyn potrebbe finire la montagna, come Davide finì golia. Ma qui non c’è solo la vendetta in ballo: vuole una confessione, vuole umiliarlo prima di finirlo. E purtroppo, quando si è troppo schiavi delle passioni, il risultato non è mai quello sperato. La Montagna, che sembrava ormai abbattuta, rinviene, getta atterra la piccola vipera e dopo averle “estirpato” i denti, con cinismo risponde alle sue grida: “Elia Martell. L’ho stuprata. L’ho uccisa e ho ucciso i suo figli, e poi le ho schiacciato il cranio. Esattamente così”. L’intera sequenza, della durata complessiva di cinque minuti, è coreografata con una fluidità e una chiarezza per ora con pochi pari per una produzione televisiva.

Pascal, poi, ci mette l’anima, e il risultato è quello di rendere perfettamente giustizia alla controparte cartacea, trasponendo le parole e l’azione di Martin in quello che, forse, è il miglior scontro che il piccolo schermo abbia mai regalato. E Tyrion rimase a guardare, spettatore inerme e senza potere. Cosa succederà adesso? E’ veramente la fine per il Folletto? Appuntamento al prossimo Recap.

Luca Ceccotti