Game of Thrones, i nuovi episodi e il viaggio nel tempo – Il Quorum
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Game of Thrones, i nuovi episodi e il viaggio nel tempo

L’opinione di Chiara Moretti da Spoilers & Popcorn

HBO ha rilasciato le anticipazioni degli episodi 6×06 e 6×07 di Game of Thrones. Abbiamo chiesto un’analisi su come sta andando la nuova serie a un’esperta di GoT.
A seguire la sinossi dei nuovi episodi e l’opinione di Chiara Moretti da Spoilers & Popcorn, autrice inoltre della brillante pagina Facebook: Le resistibili traduzioni di Sergio Altieri.

EPISODIO 6X06 GAME OF THRONESBlood of my blood: L’episodio si apre con la comparsa di un vecchio nemico. Gilly (Hannah Murray) incontra la famiglia di Sam (John Bradley). Arya (Maisie Williams) deve affrontare una scelta difficile. Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) ha un faccia a faccia con l’Alto Passero (Jonathan Pryce). L’episodio è diretto da Jack Bender e scritto da Bryan Corgman. In onda il 29 maggio su HBO e in Italia il 30 maggio su Sky Atlantic HD, canale 110.

EPISODIO 6X07 GAME OF THRONESThe Broken Man: L’Alto Passero (Jonathan Pryce) punta un altro bersaglio. Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) affronta un eroe. Arya prepara un piano. Il Nord viene ricordato. L’episodio è diretto da Mark Mylod e scritto da Bryan Cogman. L’episodio andrà in onda domenica 5 giugno su HBO e in Italia lunedì 6 giugno su Sky Atlantic HD, canale 110.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla serie più seguita del momento e sull’acceso dibattito che si sta scatenando tra i fedelissimi fan. Chiara Moretti ha analizzato la nuova serie, spiegando cosa sta succedendo sopratutto con la spinosa questione del “salto nel tempo” che ha sconvolto tutti.

hodor_ikea(Game of Thrones meme, Twitter)

+++ ATTENZIONE: L’ANALISI DI CHIARA MORETTI SU GoT CONTIENE SPOILERS E RIFERIMENTI AI LIBRI +++

Premessa obbligatoria: faccio parte di quella schiera di odiosi lettori rompicoglioni, di quelli che da sei anni battono i piedi e si lamentano perché “nei libri però non succede questo“. Non è che non mi entri in testa il concetto secondo cui una serie televisiva debba per forza di cose essere differente da una saga scritta, sia chiaro. In generale, ciò che mi disturba di questa serie (nell’insieme una bella serie, per carità) è non solo la superficialità con cui si apportano cambiamenti, ma soprattutto il modo in cui questi cambiamenti vengono trattati, con la leggerezza di non avere mai la preoccupazione di cosa porteranno e senza mai un briciolo di coerenza, permettendosi errori di edizione fuorvianti da film di serie B (due su tutti: la boccetta di antidoto appesa al collo della serpe della sabbia che in un’inquadratura c’è e nell’altra no, facendo pensare ai più attenti che le sia stata rubata, e quindi forse-Myrcella-si-salverà-E-INVECE-NO; o la scena in cui Melisandre si toglie la collana rivelandosi come la vecchia schifa che è, girata in modo che sembri sia proprio la collana a fare la differenza, mentre due stagioni prima l’abbiamo vista giovane e bella fare un bel bagno rilassante senza collana. Vabbè). Avere i libri mi serviva ad avere una versione decisamente più curata, realistica e solida di come i fatti si svolgevano, permettendomi di non passare tre quarti di puntata con l’espressione perplessa da WTF. Come sapete però, dalla sesta stagione in poi siamo stati puniti per il nostro bisogno compulsivo di puntualizzazione, perché George R.R. Martin ha subito una battuta d’arresto, l’uscita del nuovo libro è stata rimandata a data da destinarsi e questo ci rende tutti uguali, tutti ugualmente vittime delle scelte spesso opinabili, a volte deprecabili di Benioff e Weiss. Quindi eccomi qua, catapultata in un mondo senza certezze, senza una guida, senza poter incolpare quei due per quello che vedo perché “va’ a capire, magari anche George ha deciso che le cose devono andare così”. Come Frodo alla presunta morte di Gandalf, mi ritrovo con tanta strada da fare e nemmeno uno straccio di mentore ad accompagnarmi. Perciò, mentre nella quarta e nella quinta stagione (ovvero da quando si è interrotta la collaborazione tra gli autori e il caro George) passavo il tempo a strillare e a lanciare maledizioni per Brienne che riduce il Mastino in fin di vita a cazzotti, Tyrion privato di Tysha e quindi della motivazione regina per far fuori il maledettopadre sul cacatoio, le serpi della sabbia trasformate da magnifiche guerriere in ochette lascive e irritabili bisognose di mostrare le tette ad almeno un estraneo al giorno; in questa sesta guardo ciò che succede con un misto di emozione per le novità e la dilaniazione continua e perpetua a causa di due quesiti ricorrenti: Il primo è: DOVE SONO FINITE LE PERSONE? Ci sono stati tagli di budget ai casting? Così sembrerebbe, a giudicare dalla quasi totale assenza di comparse nei luoghi che si presume debbano essere piuttosto affollati. Fatta eccezione per le scene di Daenerys, la “massa” sembra essersi dissolta. Perché la Fortezza Rossa sembra la mia classe il 2 giugno? Perché attorno al re bambino non ci sono guardie reali e servitori? Dov’è il popolo di Approdo Del Re? Perché l’acclamazione del Re, un evento a cui dovrebbero partecipare tutte le Isole di Ferro, sembra una manifestazione della CIGL il martedì mattina? Inutile dire che questa assenza rende tutto meno credibile, posticcio, quasi teatrale. Il secondo, più annoso quesito è sempre: Se la sono inventata quei due questa cosa che ho appena visto? Perché vedete, per i meno attenti, vorrei sottolineare che a Westeros è avvenuto un cambiamento grande, gigantesco, enorme. La magia, che era sempre stata utilizzata con moderazione proprio per volontà di Martin, ha preso il sopravvento, e tutto è diventato valido. Daenerys è passata dall’essere LA NON BRUCIATACARRIE LO SGUARDO DI SATANA, con il potere nuovo nuovo di comandare il fuoco e farlo espandere e andare dove vuole lei (e quindi a questo punto a cosa dovrebbero servirle i draghi? Mah). Il battesimo degli uomini di ferro, che consisteva fondamentalmente nell’affogare qualcuno e poi rianimarlo con la respirazione bocca a bocca, in questa nuova versione televisiva è stato privato del “bacio della vita”, quindi sembra essere direttamente il Dio Abissale a decidere se vivi o muori. E poi c’è Bran, e arriviamo così alla sconvolgente rivelazione della puntata numero cinque: dopo anni scopriamo finalmente (ma a questo punto forse era meglio di no) cosa è successo al povero Hodor; quale trauma abbia dovuto subire per non riuscire mai più a dire altro che “Hodor“. Avevamo già capito (con un certo rammarico) che le visioni di Bran in realtà non sono semplici visioni, ma veri e propri viaggi nel tempo, e che più si trattiene in essi, più ha la possibilità di incidere sul passato e cambiarlo. Fino ad ora queste sembravano le regole (ancora diverse da quelle dei libri, in cui si poteva intuire che gli uomini albero potessero vedere solo cose accadute al cospetto degli alberi diga, e non tutto ovunque in ogni epoca), e come sempre quando si parla di viaggio nel tempo, il Corvo con tre occhi aveva messo in guardia Bran dal cambiare le cose del passato. Lo ha fatto Marty McFly, lo ha fatto Brian Griffin, ed ora anche Bran Stark. Ora sappiamo il perché di tutte queste raccomandazioni: trattenendosi più del necessario, le persone del presente e del passato sembrano subire una sorta di fusione, e le conseguenze possono essere crudeli e disastrose. Se già prima possedere il povero Hodor al bisogno, come fosse uno dei robot di Yattaman, fargli ammazzare persone come mosche ci sembrava una gran brutta cosa seppure inevitabile, ora cominciamo a pensare che forse il gioco non vale la candela, che non tutti possano e debbano essere sacrificabili e non è giusto vivere una vita di schifo al solo scopo di arrivare, un giorno, a tenere ferma una porta. Quello che è successo al povero dolce Hodor apre ad una serie infinita di quesiti, ha gettato le persone nel panico, sono uscite teorie folli sul fatto che Brandon Stark sia l’artefice consapevole di tutto ciò che è successo dal giorno della sua caduta dalla torre ad oggi. In questo senso mi sento di rassicurare gli affezionati in ansia: nei libri Bran è il personaggio narrante del suo filone narrativo, quindi a meno che un Bran del futuro sia arrivato a prima dell’inizio dei libri a comandare al Bran del passato di farsi buttare giù dalla torre e di cancellarlo dalla sua memoria, l’opzione “Bran Deus ex Machina” non è percorribile. Ciò non toglie che a questo punto, per quel che ne sappiamo, molti degli eventi a cui abbiamo assistito potrebbero aver subito l’influenza di Bran, che è ancora giovane inesperto e privo del pieno controllo del suo potere. Ed è solo, non dimentichiamolo. Bran non ha più niente, con Hodor e Estate (questa strage di metalupi mi sta sfinendo più di partecipare a dieci red wedding) ha perso tutto ciò che lo teneva legato a quello che era prima, alla sua famiglia, alla sua casa. E mentre Arya viene addestrata a diventare Nessuno, a lasciare andare il passato, a Bran tocca il compito di ricostruire il suo e quello della sua famiglia, in un malinconico percorso parallelo e inverso a quello della sorella. Il rischio è che questa possibilità, quella di tornare indietro a suo piacimento, di tornare lì dove lui e i suoi cari sono stati felici sia per un ragazzino solo e impossibilitato a muoversi, privato di ogni affetto, fin troppo allettante per potersi controllare. Per quel che mi riguarda, il viaggio nel tempo è una soluzione che non mi rende felice, che mi sarei volentieri risparmiata, soprattutto se inserito a tre quarti di una storia, perché rende tutto possibile, tutto aperto e mette tutto ciò che mi è caro nelle mani di Bran. Che voglio dire, io gli voglio bene a questo giovane Stark che voleva tanto diventare un cavaliere e invece si è ritrovato ad essere un uomo albero, ma non vi sembra eccessivo?

Grazie a Chiara Moretti.