Monografie

Niki Lauda il computer con l’anima

Tornò a correre e vincere dopo uno spaventoso incidente al Nürburgring

La leggendaria rivalità tra Niki Lauda e James Hunt rivive a partire da questo 2013 sul grande schermo con il film «Rush» del regista americano Ron Howard, che racconta uno dei duelli più entusiasmanti e combattuti della storia della Formula 1.

James Hunt (detto “the shunt”, ovvero “lo schianto”, perché spericolato e soggetto a numeri incidenti), nato in Inghilterra nel 1947 e scomparso a soli 45 anni nel 1993 (a causa di un infarto), era un ragazzo bello ed affascinante. Un giovane estroverso e dal sorriso aperto che sapeva godere della vita fino in fondo: che amava gli eccessi e circondarsi sempre di splendide donne.

Niki Lauda (soprannominato “il computer”), nato a Vienna nel 1949, era altresì un uomo timido, riservato, metodico e dedito alla sua professione con puntiglio.

Un pilota che la critica ha sempre considerato poco spettacolare, ma che con la propria disciplina è riuscito a vincere ben 3 titoli mondiali della massima Formula (nel 1975, nel 1977 e nel 1984).

La pellicola di Ron Howard, costata parecchi milioni di dollari, si concentra in particolare su una delle annate più importanti per la storia dell’automobilismo: quella di Formula 1 del 1976.

A bordo della propria McLaren, James Hunt riuscì a strappare il titolo di Campione del Mondo al rivale (ferrarista), al termine di una stagione entusiasmante e ricca di accadimenti.

La prima parte del Mondiale, infatti, sembrava lasciare pochi dubbi sull’esito finale della competizione in quanto Niki Lauda aveva ottenuto subito diverse vittorie (ben 4 nei primi 6 gran premi disputati) e con un bottino di 61 punti aveva tra le mani l’occasione per bissare il titolo conquistato l’anno prima. Questo anche per merito di una monoposto straordinaria: la Ferrari 312 T2 progettata dall’ingegnere Mauro Forghieri.

Il primo agosto del 1976, però, la parabola di successi dell’austriaco venne bruscamente interrotta da un gravissimo incidente avvenuto sul tracciato del Nürburgring in Germania. Un circuito leggendario ed impegnativo (lungo ben 23km) che incuteva timore solamente a guardarlo, definito ai tempi di Jackie Stewart l'”Inferno Verde”, perché totalmente immerso nella natura e caratterizzato da una serie di curve veloci che non lasciavano un attimo di respiro, e nemmeno la minima possibilità di distrazione.

Quel primo agosto di tanti anni fa, alla Nordschleife i piloti presero il via con l’incertezza causata dalla pioggia che era caduta fino a poco prima della partenza. Tutti scelsero gomme da bagnato, tranne Jochen Mass che sulla sua McLaren volle le slick per rischiare il tutto per tutto.

Al termine del primo giro, con condizioni meteo che sembravano volgere al bel tempo, molti decisero di rientrare ai box per cambiare gli pneumatici e tra questi anche Niki Lauda, che partito male dalla propria posizione in griglia si ritrovava al momento solamente ottavo.

Al secondo giro, probabilmente proprio a causa della particolare situazione climatica (con l’asfalto metà umido e metà soleggiato), e di una temperatura delle gomme non ottimale, il pilota austriaco in rimonta sui rivali che lo precedevano sbandò paurosamente in prossimità del Bergwerk, perdendo il controllo della propria Ferrari ed andando a sbattere contro una parete di roccia. La monoposto rimbalzò in pista incendiandosi. Pochi istanti dopo sopraggiunse Guy Edwards con la Hesketh che riuscì ad evitare lo scontro con la monoposto in fiamme, quindi fu la volta di Harald Hertl e Brett Lunger che sfrecciando centrarono in pieno la “Rossa” facendola carambolare a bordo pista.

Niki Lauda rimase imprigionato nel proprio abitacolo con il fuoco che lo divorava, mentre i due incolpevoli colleghi scesero immediatamente dalle rispettive vetture per prestare soccorso. Determinante per estrarre il corpo dell’austriaco dalle lamiere fu l’intervento di Arturo Merzario, pilota italiano, che si gettò tra le fiamme senza paura.

Portato in ospedale, le condizioni cliniche del pilota austriaco furono considerate molto gravi e ci vollero 4 giorni prima che venisse dichiarato fuori pericolo. Le parti più lesionate erano quelle rimaste esposte alla furia del fuoco compreso il viso, tremendamente sfigurato nonostante il sottocasco ignifugo.

Con estremo coraggio, Niki Lauda, tornò in pista 42 giorni dopo l’incidente, al Gran Premio di Monza, ma nel frattempo James Hunt era riuscito a ridurre significativamente i punti di svantaggio in classifica.

La decisione del ferrarista destò un enorme clamore nel “Circus”, per la determinazione che il pilota esprimeva nel voler tornare al volante così presto dopo un trauma del genere. Ma la gara sul circuito brianzolo non fu facile, perché Lauda si ritrovò a dover soffrire le pene dell’inferno. Aveva infatti un orecchio completamente lacerato, piaghe che sanguinavano su tutto il volto ed un occhio che lacrimava copiosamente. Inoltre il sottocasco, gli dava il tormento con il sudore che gli colava e gli causava un forte bruciore.

Tuttavia, il rientro a Monza fu un successo coronato con il quarto posto.

Prima dell’ultima gara del calendario mondiale, da disputarsi in Giappone sul circuito di Fuji, Niki Lauda e James Hunt erano quasi alla pari (con l’austriaco in vantaggio di  3 punti), ma a causa di una pioggia torrenziale, il ferrarista decise di ritirarsi al secondo giro, mentre James Hunt proseguì la corsa fino ad ottenere il terzo posto; piazzamento necessario per superare, di un solo punto, il rivale e vincere uno dei più incredibili campionati della Formula 1.

Nel 1976 Niki Lauda soprannominato fino ad allora “il computer”, perse il titolo, ma dimostrò di essere più di un semplice pilota: di essere un UOMO con la propria anima ed il proprio coraggio.