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Smetto quando voglio

Quando si entra in un circolo vizioso, uscirne è quasi impossibile…

Innumerevoli volte in ogni parte del mondo un uomo ripete la frase “smetto quando voglio”.

«Ho iniziato a fumare ma smetto quando voglio».

«Gioco d’azzardo ma smetto quando voglio».

«Rubo, inganno il sistema e mi drogo ma smetto quando voglio».

La realtà è che quando si entra in un circolo vizioso all’inizio ci si accontenta di poco, ci si immette lentamente, ci si esalta facilmente, perché lì per lì gli effetti provocati sono dieci, cento e forse mille volte maggiori rispetto alla paura delle possibili conseguenze. Così si va avanti sempre con maggiore brama di arrivare di volta in volta a livelli superiori, senza mai accontentarsi e senza pensare che le parole che presto verranno pronunciate saranno proprio:

«Fumavo e adesso ho problemi respiratori».

«Giocavo d’azzardo e non ho più un euro in banca».

«Rubavo e adesso sono in prigione».

Le conseguenze non bastano perché il rischio e l’adrenalina sono la parte migliore del gioco.

Proprio questo tema viene affrontato dal nuovo film di Sidney Sibilla, Smetto quando voglio, che tratta questi temi con un misto di serietà e ironia. Sibilla è un regista esordiente, giovane salernitano che intercetta una condizione sociale diffusa: il precariato d’eccellenza, combinando una storia italiana rivista ai tempi della crisi con il cinema contemporaneo di genere, soprattutto americano. Questa combinazione messa in scena come fosse un film hollywoodiano risulta sicuramente il suo elemento di originalità e di forza.

Pietro Zinni (Edoardo Leo) è un ricercatore trentasettenne di neurobiologia, un genio che ha sviluppato un rivoluzionario algoritmo per la modellizzazione teorica di molecole organiche. L’importanza della ricerca però non viene percepita dai docenti della commissione finanziatrice, che decidono di non rinnovargli l’assegno di ricerca.

Cosa potrà fare a questo punto per sopravvivere un uomo che nella vita ha sempre e solo studiato se non mettere insieme una banda criminale reclutando i migliori tra i suoi ex colleghi cervelloni? Vivendo ormai tutti ai margini della società, gli ex colleghi di Pietro accetteranno senza indugio la sua proposta di creare una droga sintetizzata con molecole in Italia ancora legali, rivendendole a prezzi esorbitanti.

La banda è quindi organizzata ed è composta da Mattia e Giorgio (Valerio Aprea e Lorenzo Lavia), due latinisti che fanno i benzinai, Alberto (Stefano Fresi), un chimico che fa il lavapiatti in un ristorante cinese, Bartolomeo (Libero De Rienzo), un economista che cerca invano di sfruttare le sue abilità al gioco d’azzardo, Arturo (Paolo Calabresi), un archeologo che lavora per l’università, e infine Andrea (Pietro Sermonti), un antropologo che cerca impiego come manovale.

Insomma Macroeconomia, Neurobiologia, Antropologia, Lettere Classiche e Archeologia si riveleranno facoltà perfette per scalare la piramide malavitosa, non senza ostacoli che presto verranno posti da un boss del mercato delle droghe (Neri Marcoré)!

Giulia Di Giovanni