Ritual: una storia psicomagica – Il Quorum
Cinema

Ritual: una storia psicomagica

Il debutto alla regia di Brazzale e Immesi in un film liberamente tratto da “La Danza della Realtà” di Alejandro Jodorowsky

Esce l’8 maggio al cinema, distribuito da Mariposa Cinematografica questo thriller psicologico molto particolare.

Il film è stato presentato in vari festival, tra cui Cannes, ed è già uscito con successo in Giappone, Australia e Taiwan, collezionando buone recensioni. La fama di Luca Immesi e Giulia Brazzale aveva già raggiunto gli Stati Uniti con il cortometraggio “Libido” premiato a Los Angeles, lavoro con cui avevano adoperato la tecnologia Red 1, ed ora loro due sono i primi in Italia ad utilizzare il modello avanzato chiamato Epic 5k.

Questa nuova tecnologia per lo spettatore significa immagini perfette, per gli addetti ai lavori “la possibilità di girare in raw (chi si diletta di fotografia digitale ha probabilmente familiarità con questo termine), una sorta di negativo digitale con qualità peculiare.

Con i suoi due leggendari film “El Topo” e “La montagna sacra” Jodorowsky aveva intrapreso un percorso poliedrico e visionario che portava già in grembo i semi della psicomagia (curiosità: John Lennon disse che El Topo era il suo film preferito). In seguito con la messa in pratica delle sue teorie e con la scrittura dei suoi libri, come ad esempio “Psicomagia”, ha “codificato” (per quanto possibile) questa pratica rendendola una disciplina terapeutica. Cito un esempio di atto psicomagico: a un ragazzo, orfano del padre, la cui figura, idealizzata e severa, continuava a influenzarne negativamente la vita, chiese di bruciare una foto del padre, gettando le ceneri in un bicchiere di vino, e quindi di berlo.

Nel libro “La danza della realtà” Jodorowsky racconta invece di come si rivolse a lui e alla psicomagia per curarsi dalla depressione anche un famosissimo attore italiano. Il nome dell’attore in questione non è mai citato, comunque pare che costui si fosse rifiutato di compiere il gesto psicomagico proposto da Jodorowsky (un complesso rituale in cui doveva sgozzare un gallo sulla tomba della madre), dicendo “ma io non posso. Io sono (…)!”. Per Jodorowsky quella fu la vera natura della depressione dell’attore, il dover “portare” un nome come un’etichetta.

Tornando ai due registi veneti al debutto – lui studioso di Scienze della Comunicazione, lei di Psicologia – sono riusciti a coinvolgere Jodorowsky nel loro progetto cinematografico al punto che l’intellettuale cileno è protagonista di un cameo (la sua battuta nel film è una sua poesia) e ha fatto da consulente nell’ambito “psicomagico”.

La trama (spoilers): la giovane e fragile Lia (Désirée Giorgetti) si trova coinvolta in un rapporto passionale ma superficiale con Viktor (Ivan Franek), un sadico uomo d’affari. Il loro equilibrio precario viene rotto quando Lia rimane incinta e l’uomo le impone di abortire e Lia va in pezzi. Gravemente depressa, dopo un tentato suicidio, nell’ultimo disperato tentativo di guarire, Lia lascia Viktor e va a far visita alla zia Agata (Anna Bonasso) nella sua misteriosa villa di campagna del 1700, in uno sperduto paesino veneto, Mason, ricco di tradizioni popolari, credenze magiche, leggende e riti.

La zia Agata è la guaritrice del villaggio da sempre appassionata di medicina alternativa. Ha imparato ad usare questi metodi di cura dal defunto marito cileno Fernando (Alejandro Jodorowsky), che ancora le appare in sogno per consigliarla. Lia, quand’era bambina, passava tutte le estati in campagna dalla zia e ritornare in quei luoghi d’infanzia sembra che inizialmente le giovi ma la sua serenità purtroppo non dura a lungo.

“Abbiamo cercato di rendere la natura della donna – spiega Luca Immesi -, molo fragile e dolce ma dotato di una forza dirompente quando vuole fortemente qualcosa”.

La poetica Jodorowskiana è riflessa nelle sequenze del film, ma i registi precisano: “Ci siamo più rifatti allo Jodorowsky scrittore che non allo Jodorowsky regista. La psicomagia è presente in quanto insieme di atti legati dalla narrazione.

Jodorowsky, negli anni Sessanta entrò in contatto con una guaritrice messicana Paquita, e nel ritrarre il personaggio della zia di Lia, Agata, i registi si sono rifatti a lei. “L’intervento di psicomagia da parte di zia Agata – dichiara Luca Immesi – è Paquita. Anche se abbiamo voluto fondere la psicomagia con le tradizioni popolari venete, che un tempo si tramandavano oralmente”.

Nel film si va anche oltre Jodorowsky. “Come punti di riferimento in scrittura c’è anche ‘Rosemary’s Baby’ e ‘Luna di fiele’ di Roman Polanski”, dice Luca Immensi. “Alcune inquadrature horror si rifanno stilisticamente agli anni Ottanta”, precisa Giulia Brazzale. Sarà un caso che per un istante su uno scaffale compare un libro di Osho? Lasciamo aperta questa domanda, mentre Luca Immensi confida: “Il gesto psicomagico è un atto curativo, per superare un trauma. Può sembrare superbo, ma so che molte persone che guardano con attenzione il film, ricco di sottotesti, sognano dopo averlo visto. Sono certo che ‘Ritual’ parla all’inconscio degli spettatori, all’emisfero destro del cervello”.

Massimo Lanzaro