Ricordando Umberto Eco, “l’umanista totale” – Il Quorum
Letteratura

Ricordando Umberto Eco, “l’umanista totale”

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni”…

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro“.

E l’autore di questa frase immortale lo rimarrà davvero. Perché lui, Umberto Eco, in 84 anni, di vite ne ha vissute tantissime e molte ne ha regalate ai suoi lettori.

Si è spento ieri sera alle 22.30, il nostro “umanista totale”, uno dei più brillanti lumi della nostra cultura.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, è stato uno dei più solidi pilastri del mondo culturale e accademico italiano dell’ultimo secolo. Filosofo, studioso del Medioevo, docente universitario, semiologo, saggista, scrittore prolifico e lettore instancabile, Eco resterà una delle voci più lette e ascoltate a livello mondiale, dei decenni a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo.

Dopo la laurea in Filosofia all’ Università di Torino conseguita nel 1954, con una tesi incentrata sull’estetica di San Tommaso, non abbandonò mai il mondo accademico. Divenne infatti docente nel 1961, fondò il dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino nel 1988 e dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’ Università di Bologna (inoltre ben 40 furono le lauree honoris causa che ricevette dalle università di tutto il mondo), ma nonostante questo ricco curriculum, egli non rimase ancorato alle cattedre universitarie, ma  estese i suoi interessi e i suoi studi in molti ambiti umanistici, dal Medioevo alle lingue, dalla critica letteraria ai fumetti, dai moderni mass media all’editoria.

In quest’ultimo ambito ricoprì un importante ruolo di condirettore dell’editore Bompiani fino al 1975, mentre nell’ultimo periodo creò, insieme a Elisabetta Sgarbi, Mario Andreosi e altri scrittori, una nuova casa editrice,  La Nave di Teseo.

Ma al di là del suo ruolo di docente, di maestro della nostra lingua, dei suoi numerosi saggi e dialoghi, probabilmente è per il suo ruolo di narratore che verrà ricordato in Italia e nel mondo.

Indimenticabili i suoi romanzi. Il primo, emblematico e più famoso best seller resta Il Nome della Rosa (Bompiani,1980) un giallo che ha illustrato a molti un nuovo ma veritiero Medioevo, un romanzo i cui protagonisti non sono solo i personaggi ma i libri stessi, che gli è valso un Premio Strega nel 1981 e da cui è stato tratto il celebre film vincitore di quattro David di Donatello.

In seguito pubblicò, sempre con Bompiani, Il pendolo di Foucault, dove religione, storia e cultura si fondano; L’isola del giorno prima; BaudolinoLa misteriosa fiamma della regina Loana; Il cimitero di Praga. L’ultimo suo lavoro pubblicato nel 2015 è stato Numero zero, romanzo ambientato nel 1992 in cui viene criticato il giornalismo del periodo.

Infine uscirà postuma il prossimo anno la sua prima opera per la sua neonata casa editrice La Nave di Teseo: Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida.

Cinzia Colantoni