Nelson Mandela, il Gandhi Nero – Il Quorum
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Nelson Mandela, il Gandhi Nero

Dedicò tutta la propria vita alla lotta contro l’apartheid

Nelson Mandela si è spento alle 20:50 del 5 dicembre 2013. Il giorno della sua morte il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, in diretta televisiva, lo ha ricordato commosso con queste parole: “La sua anima riposi in pace. Dio benedica l’Africa. Desidero ricordare con semplici parole la sua umiltà, la sua grande umanità per la quale il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre”.

Nelson Mandela, aveva 95 anni, ed è stato considerato il Gandhi Nero, il simbolo della lotta dell’Africa nera contro l’estremo baluardo della dominazione bianca nel continente africano.

LA VITA DI NELSON MANDELA:

Cresciuto sotto lo spietato regime dell’apartheid razzista che ha oppresso il Sudafrica dagli anni ’40 fino al 1994; giovane studente di legge, viene subito coinvolto nell’opposizione unendosi in seguito all’African National Congress (ANC) nel 1942, quindi due anni dopo fonda l’associazione giovanile Youth League.

Dopo la vittoria elettorale da parte del Partito Nazionale (1948), fautore di una politica pro-apartheid, Mandela si distingue nella campagna di resistenza, ed ottiene un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà stabilisce il fondamentale programma della lotta anti-apartheid. Durante questo periodo Mandela fonda insieme ad Oliver Tambo l’ufficio legale Mandela e Tambo fornendo assistenza legale gratuita o a basso costo a molti neri.

Insieme ad altri 150 attivisti, nel dicembre 1956 viene arrestato e accusato di tradimento in un processo che si conclude solamente nel 1961 con un’assoluzione generale. Nel 1961 decide di passare alla lotta armata armata dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville, creando il braccio militarizzato dell’ANC, l’MK (Umkhonto we Sizwe, ‘Lancia della Nazione’), dedito ad azioni di sabotaggio, piani di guerriglia ed addestramento paramilitare.

Nel 1962 viene arrestato e condannato a 5 anni di carcere per attività sovversive ed espatrio illegale. Quindi nel 1964 è nuovamente arrestato (a Rivonia) con tutti i rappresentanti dell’ANC e condannato ai lavori forzati a vita accusato di sabotaggio e di altri crimini equivalenti al tradimento. Dal banco degli imputati, Mandela pronuncia un celebre discorso in difesa del diritto degli oppressi alla lotta armata come ultima risorsa contro la violenza degli oppressori.

Proclama il suo ideale di società non razzista con uguali diritti per i bianchi e i neri. Un ideale per cui confessa di essere pronto a morire.

Trasferito nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Cape Town, vi passa 18 dei suoi 27 anni di prigione. Prigione dove la sua fama aumenta, diventando il simbolo della lotta al regime razzista.

Nel febbraio del 1990 grazie alle pressioni della comunità internazionale avviene il suo rilascio, su ordine del Presidente sudafricano F.W. De Klerk, che decreta anche la fine dell’illegalità per l’ANC.

Una folla immensa accoglie il leader nero all’uscita dal carcere, che si presenta al mondo con un discorso che resterà nella storia, per le parole di perdono e di riconciliazione con la minoranza bianca.

Mandela e De Klerk ottengono il Premio Nobel per la pace nel 1993.

Il 27 aprile 1994, in Sudafrica avvengono le prime elezioni multirazziali nella storia del Paese; L’ANC vince col 62% e Mandela è eletto primo presidente nero del Sudafrica con De Klerk vicepresidente. Come Capo di Stato, (maggio 1994 – giugno 1999), Mandela si occupa principalmente della transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto della comunità mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale.

Nel 2004, ad 85 anni, annuncia il ritiro dalla vita pubblica. Da allora compare molto di rado in pubblico e ogni volta appare sempre più fragile e debole.