Marte: tra scienza e letteratura – Il Quorum
Letteratura

Marte: tra scienza e letteratura

Il futuro pianificato dalla scienza e il passato descritto dalla letteratura si uniscono rendendo il quarto pianeta del sistema solare molto più vicino rispetto ai suoi 225 milioni di km di distanza media dalla terra

La recente conferma della scoperta di acqua in superficie, l’uscita del film ”The Martian – il sopravvissuto” diretto da Ridley Scott, la possibilità di una missione con equipaggio umano entro il 2030, Marte oggi come non mai è al centro della ricerca scientifica, a costruire l’immagine del pianeta rosso hanno pensato nel corso della storia molti letterati e scrittori usando questo pianeta come ambientazione per le loro storie.

Ad incuriosire sono le caratteristiche simili alla terra, dal periodo di rotazione alle caratteristiche geofisiche, a dare la spinta alla nascita del mito del pianeta rosso ha pensato nel 1877 l’astronomo italiano Giovanni Schiapparelli descrivendo, attraverso le sue osservazioni compiute all’osservatorio astronomico di Brera, una fitta rete di canali.

L’astronomo piemontese non aveva parlato direttamente di canali artificiali legati alla presenza di vita intelligente, ma data l’enorme diffusione dell’articolo ”Osservazioni astronomiche e fisiche sull’asse di rotazione e sulla topografia del pianeta Marte”, attraverso una traduzione erronea del termine canali, nel mondo si cominciò a parlare di vita intelligente presente sul suolo marziano.

L’errore interpretativo è avvenuto a causa di una traduzione con il termine ”canals”, questa parola indica una costruzione di natura artificiale, mentre ”channels” risulta un termine più adeguato ad una struttura naturale.

Da qui alcuni scrittori e scienziati cominciarono a descrivere di opere mastodontiche create da marziani, l’astronomo statunitense Percivall Lowell fece circolare queste idee e le portò quasi alla comune accettazione, nonostante già dai primi del ‘900 analisi più accurate dimostrarono che i canali rappresentavano solo una grande illusione ottica.

Philip K. Dick ha scritto nel suo libro ”Noi marziani”, di questa diatriba sui canali di Marte parafrasandola così: ”Dio mio, eccoti qui per la prima volta in vita tua sulla superficie di un altro pianeta […] Non gli hai neppure dato un’occhiata, e c’è gente che ha voluto vedere i canali — che ha discusso sulla loro esistenza — per secoli!”.

Nel 1897 H.G. Wells, prende spunto da queste storie e pubblica a Londra il suo capolavoro ”La guerra dei mondi” in cui viene rappresentato un enorme scontro tra terrestri e marziani, il romanzo sarà letto anche come una forte critica al colonialismo europeo in Africa.

Wells decide di aprire il suo romanzo così: ”Alla fine del diciannovesimo secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l’umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d’acqua. Gli uomini, infinitamente soddisfatti di se stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d’esser padroni della materia”, già dalle prime righe si nota una forte critica alla specie umana e alle sue pulsioni di conquista.

Questo romanzo aprirà le porte del pianeta rosso a tutti gli scrittori di fantascienza, nel 1912 nasce grazie a E.R. Burroughs il personaggio di John Carter, primo esempio di eroe spaziale, apparirà nel Ciclo marziano scritto interamente dallo scrittore statunitense.

Il protagonista di questa serie di romanzi ispirerà James Cameron per la caratterizzazione dei suoi personaggi in ”Avatar”.

Nel 1965 si chiuse definitivamente la diatriba sull’origine dei canali, infatti la sonda statunitense Mariner 4 mandò delle foto dettagliate della superficie del pianeta, quasi 15 anni prima della scoperta lo scrittore Ray Bradbury scrisse ”Cronache marziane”, una raccolta di 28 racconti legati tra loro dall’ambientazione e dal tema della colonizzazione di Marte.

Bradbury scriverà una pagina memorabile della fantascienza, e attualmente ”Cronache marziane” insieme a ”Fahrenheit 451” rappresenta un indiscusso capolavoro.

Intorno agli anni ’60 siamo alla fine della ”Golden Age” della fantascienza, iniziata all’incirca negli anni ’30, molti autori e romanzi di quell’epoca supereranno pienamente le barriere di una letteratura di genere e di nicchia e lanceranno i temi legati alla fantascienza tra le pagine della letteratura mondiale.

Oggi Marte è l’obiettivo primario delle agenzie spaziali, Nasa e Esa hanno costruito i loro programmi puntando al pianeta rosso, la letteratura ha contribuito a rendere solida l’idea di un pianeta da esplorare e in cui sarà possibile creare una colonia umana, il futuro pianificato dalla scienza e il passato descritto dalla letteratura si uniscono rendendo il quarto pianeta del sistema solare molto più vicino rispetto ai suoi 225 milioni di km di distanza media dalla terra.

Gianluigi Marsibilio