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Intervista a Bruno Letizia, autore di Se Sei Vivo, Spara!

Bruno Letizia è nato a Roma nel 1981. Collabora come disegnatore per l’americana IDW (True Blood), Kawama (Icomics) e come sceneggiatore per les Humanoides Associées (Izunas) Come autore completo sforna H.E.R.O.I.N. per Verdenero edizioni e pubblica la storia breve Fall Of The Fortress su Clint Mag, la rivista made in U.K. di Mark Millar. Fonda, assieme a Giulio Antonio Gualtieri, Michele Monteleone, Stefano Marsiglia, Roberto Cirincione e Francesco Trentani, la Villain Comics: etichetta indipendente per la quale realizza le miniserie Se Sei Vivo, Spara!, Siouxie Fox e Le Città Invisibili. Collabora come insegnante dal 2010 con la Scuola Internazionale di Comics, dove insegna prospettiva, storytelling e inchiostrazione presso le sedi di Jesi e Pescara.

Bruno sarà ospite del Muso Festival a Oriolo Romano (VT), dove sarete liberi di porgli le vostre domande, ma per ora vi leggete la nostra intervista a questo bravissimo autore.

– Quando e come è iniziata la tua passione per i fumetti e l’illustrazione?

Ho imparato a leggere grazie ai fumetti, li ho sempre amati e non posso che continuare a studiarli in profondità.

– Cofondatore dell’etichetta indipendente Villain Comics, com’è nata l’idea e perché?

La Villain è stata fondata da sei giovani sceneggiatori legati dalla passione per il genere e per la drammaturgia popolare. Avevamo bisogno di uno spazio per raccontare e lo abbiamo creato, nella speranza di essere notati dall’editoria mainstream. Per la maggior parte di noi, ha funzionato e ora possiamo vantare collaborazioni con Bonelli, Star Comics o Humanoides Associées. Continuiamo però, ad autoprodurci. Non esiste esperienza altrettanto formativa e la consiglio a chiunque faccia parte del settore, in qualsiasi momento della sua carriera. Autoprodursi richiede molta dedizione e presenza, ma lavorare su ogni aspetto della catena produttiva da una consapevolezza del mezzo che permette di interfacciarsi al meglio con tutte le figure professionali del fumetto.

– Sei anche un docente alla Scuola Internazionale di Comics, come si sta dall’altra parte della cattedra?

È molto difficile. Quando ho iniziato a insegnare, ero molto giovane e ci ho messo un po’ di anni per interiorizzare un concetto fondamentale: Non si deve insegnare attraverso il proprio ego. Diventare insegnante è una trappola pericolosa. È un ruolo che da un determinato potere sugli altri e ci vuole tempo per imparare a gestirlo. Partecipare alla crescita degli alunni è una grande responsabilità, non solo per quanto riguarda il fumetto e i suoi aspetti tecnici, ma anche perché in quel momento sei spesso preso come esempio comportamentale. Bisogna mettere a disposizione la conoscenza, cercare di trascendere se stessi e le proprie opinioni su quale sia il giusto esempio da dare per permettere agli studenti di trovare la propria strada nel fumetto e, in certi casi, nella vita.

Ogni anno è una sfida che pone nuove problematiche e ci tengo a ringraziare la persona che maggiormente mi aiuta in questo percorso: Graziella Santinelli, la direttrice della sede di Jesi della Scuola Internazionale di Comics.

– Con chi ti piacerebbe poter collaborare in futuro?

Non ho particolari preferenze. Sarà quel che sarà, basta che sia divertente!

– Prescrivi un libro o un fumetto ai lettori della mia rubrica Literary Prescriptions.

La grammatica della fantasia di Gianni Rodari. Tra gli ultimi fumetti che ho letto, consiglio Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno.

Grazie per la disponibilità Bruno!

Francesca Romana Piccioni