Il crepuscolo della scrittura a mano – Il Quorum
Letteratura

Il crepuscolo della scrittura a mano

L’avvento della scrittura digitale sembra aver inevitabilmente segnato la fine della scrittura manuale: ma è davvero un bene che la scrittura a mano scompaia dalle nostre vite?

Il suo destino sembra segnato: la scrittura a mano si avvia, lentamente ma inesorabilmente, al capolinea.

Con buona pace degli scriba e degli amanuensi -chissà cosa ne penserebbero!-  la scrittura a mano è oggi considerata da molti un’attività obsoleta, ampiamente superata e, come tale, meritevole di “rottamazione”. Se nel nostro paese quest’idea si è fatta strada solo recentemente, con la diffusione massiccia delle nuove tecnologie, lo stesso non può dirsi di paesi come la Finlandia, nella quale l’apprendimento della scrittura a mano, e in particolare della calligrafia in corsivo, è già da tempo considerato secondario ed è rimessa al docente la valutazione circa la quantità di tempo da dedicare all’insegnamento della stessa. In una società sempre più digitale, in cui la maggioranza delle persone scrive quasi solo più sulle tastiere del computer, dello smartphone e del tablet, e nella quale una persona su tre non è in grado di leggere la propria grafia, perché ostinarsi a insegnare a scrivere a mano, su carta?

Risposte ragionevoli ci arrivano dalla medicina e dalla psicologia.

Anzitutto, scrivere a mano attiva aree del cervello che la scrittura digitale non rende operative: durante la scrittura a mano, le zone cerebrali deputate alle associazioni visuali rispondono alle rappresentazioni visive delle lettere e i lobi frontali e temporali, unitamente alle aree parietali, forniscono informazioni ed elaborano il significato dei vari lemmi. Si mette in moto un circuito neurale molto complesso, che non ha a che fare solo con l’attivazione di aeree del cervello non coinvolte nella scrittura digitale ma anche con l’apprendimento, essendo la scrittura a mano strettamente connessa all’acquisizione di conoscenze e competenze. Diversi studi, tra cui figurano quelli condotti sul tema dalle facoltà di Psicologia delle Università di Washington e della Florida, hanno evidenziato come scrivere a mano aiuti a recepire meglio le informazioni, fissare i concetti in maniera più salda e durevole ed elaborare e riformulare i contenuti. Richiedendo la coordinazione occhio-mano, inoltre, la scrittura manuale sembra influire positivamente anche sulla memoria motoria e su quella tattile e sensoriale. A beneficiare della scrittura manuale non sono soltanto l’apprendimento, la memoria e la coordinazione oculo-manuale, ma anche la creatività: scrivere a mano, soprattutto in corsivo, stimola la formulazione d’idee e di pensieri e migliora la capacità di gestire le proprie emozioni.

A contare, insomma, non pare essere soltanto cosa scrive ma anche come si lo scrive. Per convincersene potrebbe essere sufficiente pensare agli scritti d’amore: quante persone, se interrogate, risponderebbero di preferire una mail o un sms a una lettera scritta a mano dall’amato, magari intrisa del suo profumo? Lo stesso dicasi per gli auguri: quanti baratterebbero volentieri gli asettici auguri ricevuti sui social network con un bel biglietto augurale, magari colorato e spiritoso, scritto a mano? Pochi, verosimilmente: l’unicità della grafia di ciascuno ha, infatti, l’enorme pregio di restituirci in maniera immediata l’immagine dell’altro e d’innestare in noi quel turbinio di emozioni -positive o negative che siano- che nessuno scritto digitale, per quanto appassionato, potrà mai regalarci.

Le suggestioni, ecco il punto. Si può più o meno amare scrivere, si può ritenere più comodo, pratico e veloce farlo su una tastiera, ma non si può negare, per onestà intellettuale, che il piacere di scrivere manualmente (così come quello di leggere un elaborato scritto a mano) sia di gran lunga superiore, sebbene più faticoso, a quello scaturente dalla scrittura digitale e dalla lettura di un testo redatto con l’apporto di una tastiera. Né si può disconoscere il valore formativo della scrittura manuale, come ben sanno i docenti più assennati che, proprio per questo, combattono quotidianamente affinché l’insegnamento della stessa non venga abbandonato né reso opzionale.

La scrittura a mano, così come l’oralità popolare del resto, rappresenta infatti un patrimonio storico vitale per la civiltà e, come tale, va salvaguardato a ogni costo; anche qualora questo significhi apparire, ai più, conservatori e anacronistici.

L’atto della scrittura dona forza alla storia”.

Dalila Giglio