Letteratura

Gabriel García Márquez, Cent’anni di Solitudine

Un romanzo che ha in sé un grande pregio: quello di non lasciare indifferenti

Sì è spento ieri sera nella sua casa di Città del Messico il premio Nobel per la letteratura colombiano Gabriel Garcia Marquez. La conferma è arrivata dal Presidente della Colombia Juan Manuel Santos con un messaggio su Twitter: “Cent’anni di solitudine e di tristezza per la morte del più grande colombiano di tutti i tempi”. Pochi minuti prima, la televisione messicana Televisa aveva annunciato, sempre su Twitter, che lo scrittore ottantasettenne era morto, circondato da sua moglie e dai suoi due figli.

Uno dei grandi scrittori del XX secolo e uno dei più grandi nella storia della letteratura in lingua spagnola, Gabriel Garcia Marquez era anche lo scrittore latinoamericano più letto del mondo, considerato uno dei maggiori rappresentanti del “realismo magico”, stile letterario che tuttavia egli stesso contestava: “Io sono un realista puro – aveva spiegato Garcia Marquez in un’intervista – ma la realtà, nei Caraibi e in generale, è molto più magica di quanto possiamo immaginare”.

Il Quorum vuole ricordarlo attraverso un articolo dedicato a Cent’anni di solitudine, scritto dal nostro Vittoriano Borrelli:

Pubblicato nel 1967 agli albori della contestazione giovanile, questo capolavoro di Gabriel Garcia Marquez spezza ogni legame con la letteratura a struttura discorsiva collocandosi, a pieni voti, nell’alveo della narrativa del racconto indiretto racchiudendo in sé una quantità di informazioni, di pensieri e di stati d’animo da risultare una novella dalle mille sfaccettature e profili narrativi.

La solitudine, come condizione naturale e inevitabile dell’Uomo, sembra “materializzarsi” nelle vicende dei personaggi narrati  fino a ad essere “toccata con mano” nella trasposizione empirica di tutte le sue componenti interiori.

In questa cornice di desolazione individuale e sociale la morte diventa per l’autore un fatto “piacevolmente” ineluttabile, una sorta di attesa verso la quale sembrano indirizzarsi tutte le azioni e le vicende dei protagonisti. Quanto avviene nella realtà è soltanto provvisorio e precario; i mutamenti del tempo segnano l’incapacità dei personaggi di comunicare e di relazionarsi tra di loro.

LA TRAMA: L’opera ruota intorno alle vicende della famiglia Buendìa, da Josè Arcadio ad Aureliano Babilonia, una stirpe lunga cent’anni nella quale s’intrecciano storie di eroine come Ursula, la matriarca della famiglia, che tenta in tutti i modi di tenere uniti figli propri o di altri acquisiti, o di falsi eroi, come il colonnello Aureliano Buendia, impegnato nella guerra tra conservatori e liberali, bipolarismo di altri tempi, la cui matrice ideologica è sconfessata da azioni contraddittorie o contro-tendenti. Il tutto sullo sfondo di una Macondo che si “spopola”, man mano che progredisce, del sentimento di appartenenza dei suoi fondatori.

Una regressione che culmina in una solitudine fisica ed interiore che è inversamente proporzionale all’evoluzione delle abitudini di vita degli abitanti del villaggio: dalla primordiale scoperta del ghiaccio da parte degli zingari, all’invenzione dell’elettricità, dei mezzi di comunicazione come il treno e per finire alle prime lotte sindacali per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.

Nel mezzo storie individuali di amori, presunti o tali, di tradimenti e persino di velato incesto alla ricerca di una felicità o di una serenità  agognate e irraggiungibili.

UN PASSO DEL ROMANZO: “Ursula ignorava in quei tempi l’abitudine di mandar donzelle nel letto dei guerrieri, come si mettono le galline sotto i galli di razza, ma nel corso di quell’anno l’apprese: altri nove figli del colonnello Aureliano Buendìa furono portati in casa per essere battezzati”.

Cent’anni di solitudine è un romanzo scritto con sagacia e cura di particolari. La sapienza e le qualità stilistiche dell’autore emergono a tutto tondo in ogni passo dell’opera appassionando il lettore soprattutto per la quantità (e qualità) di informazioni che riesce a trasmettere. La descrizione dei luoghi e dei personaggi è alquanto veritiera e fedele nell’intento di rappresentare la solitudine come condizione sociale che si tramanda nel tempo, al di là dei suoi mutamenti. E’ un romanzo che ha in sé un grande pregio: quello di non lasciare indifferenti.

L’AUTORE: Gabriel Garcia Marquez, nato a Aracataca (Colombia) il 6 marzo 1927, è stato un giornalista e scrittore. Premio Nobel per la letteratura nel 1982, viene considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in narrativa. Tra i suoi scritti: Cronaca di una morte annunciataL’autunno del patriarcaNessuno scrive al colonnelloL’amore ai tempi del coleraIl generale nel labirinto.

Vittoriano Borrelli