Bunga! Bunga! – Il Quorum
Storia

Bunga! Bunga!

Scopriamo la vera storia dietro l’esclamazione più celebre dell’ultimo decennio

Il bunga bunga non ha niente a che vedere con barzellette boccaccesche o presidenti del consiglio affetti da priapismo, le sue origini sono invece nobilissime: fu una delle beffe meglio riuscite della storia e uno dei suoi ideatori fu la grandissima scrittrice Virginia Woolf.

Il 7 febbraio 1910 il comandante della nave da battaglia HMS Dreadnought, fiore all’occhiello della marina reale britannica, ricevette un telegramma dal sottosegretario del ministero degli esteri, Sir Charles Hardinge, che lo invitava a preparare la nave in tutta fretta per la visita di una delegazione di altissimi dignitari abissini, gente di sangue reale da trattare con il massimo riguardo.

Il telegramma era falso, era stato inviato da Horace De Vere Cole, ricco aristocratico la cui fama di burlone aveva al tempo dimensioni epiche.

Cole, insieme a cinque amici: la scrittrice Virginia Stephen (poi Virginia Woolf), suo fratello Adrian Stephen, Guy Ridley, Anthony Buxton e l’artista Duncan Grant, preparò lo scherzo del secolo con grande accuratezza.

I cinque indossarono tendaggi variopinti adattati ad abiti orientali da un sarto compiacente, si scurirono il volto e le mani con lucido da scarpe e si misero in testa turbanti ricavati da comuni lenzuoli, corredando il tutto, ovviamente, con delle barbe finte.

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Cole tenne per sé il ruolo di interprete, il che gli permise di indossare i suoi abiti di ogni giorno e gli risparmiò la sudata che attendeva i suoi cinque amici (paraculo! Si può dire?).

I sei si presentarono così agghindati alla stazione ferroviaria di Paddigton, dove Cole, spacciandosi per funzionario del ministero degli esteri, riuscì a farsi organizzare una carrozza privata sul primo treno per Weymouth, nel Dorset, dove era ancorata la nave.

Al loro arrivo, i sedicenti dignitari vennero accolti da un picchetto d’onore e dalla banda musicale della marina che, non conoscendo quello abissino, suono l’inno nazionale di Zanzibar.

Dopo aver presenziato all’alzabandiera (anche questa di Zanzibar…), la delegazione passò in rassegna gli ufficiali della nave appuntando medaglie posticce e profondendosi in grandi elogi espressi in un incomprensibile miscuglio di parole tratte dal latino e dal greco ed esclamando di tanto in tanto: “Bunga! Bunga!”.

Tornati a Londra, Cole contattò la stampa e inviò una foto dei “principi” al Daily Mirror corredata da un dettagliato resoconto dell’accaduto, facendo esplodere uno scandalo di notevoli proporzioni.

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La marina reale, coperta di ridicolo, chiese con forza l’arresto di Cole per vilipendio della nazione e sostenne pubblicamente che Cole avrebbe dovuto essere bastonato per punizione, lui replicò che casomai erano loro che avrebbero dovuto essere bastonati perché si erano lasciati prendere per il naso.

Naturalmente, nessuno fini mai in carcere per l’accaduto, ma l’eco dello scherzo si protrasse per un bel po’ di tempo.

Quando l’imperatore d’Etiopia, Menelik II, visitò l’Inghilterra qualche tempo dopo, fu accolto da frotte di bambini che urlavano “Bunga! Bunga!”, gettando nella costernazione più assoluta i diplomatici britannici che lo scortavano.

Ironia della sorte, l’Imperatore chiese di visitare le strutture della Marina militare, ma l’ufficio superiore dell’Ammiragliato decise di non accogliere la sua richiesta, probabilmente per evitare ulteriori imbarazzi.

Durante la Prima Guerra Mondiale, il 18 marzo 1915, la Dreadnought divenne la prima nave ad affondare un sottomarino tedesco (l’U-29, per la precisione). Tra i numerosissimi telegrammi di congratulazioni, ne ricevette uno che diceva: “Bunga! Bunga!”

Pierluigi Bigotti