L’enneagramma – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

L’enneagramma

Gnōthi seautón, “conosci te stesso”: solo avendo piena consapevolezza di sé, è possibile agire in maniera corretta e vivere secondo virtù

Prendi un cerchio, suddividilo in nove parti uguali utilizzando punti numerati in senso orario dall’uno al nove e uniscili fra loro per mezzo di frecce interne: otterrai un enneagramma.

Utilizzato in ambito spirituale ma, soprattutto, in campo psicologico, l’enneagramma (dal greco ennea, nove, e gramma, disegno) viene introdotto, in Occidente, dal filosofo Gurdjieff, che lo impiega per descrivere l’ordine cosmico dell’universo e i processi di creazione; sono, però, l’antropologo Ichazo e lo psicologo Naranjo a svilupparlo e rielaborarlo – fra gli anni ’60 e ’70 – arrivando a realizzare un vero e proprio strumento applicabile non soltanto nell’ambito della terapia psichica ma anche in quello della ricerca.

Gurdjieff era persuaso che l’enneagramma rappresentasse graficamente la fusione della Legge del tre, in base alla quale ciascun fenomeno è generato e tenuto in vita da tre forze (attiva, distruttiva e conservativa), con le Legge del sette, che fa sì che ciascun fenomeno integrale venga scomposto in parti indipendenti, e che, attraverso di esso, fosse possibile spiegare qualsiasi fenomeno e interpretare tutte le scienze, in quanto il medesimo incarnava un simbolo universale.

Partendo dalla tesi di Gurdjieff, Ichazo, dopo attenti studi e riflessioni, reinterpretò lo schema elaborato dallo stesso, cui diede il nome di enneagono, facendone uno strumento di conoscenza di sé.

I nove tipi di personalità individuati da Ichazo furono successivamente ridefiniti da Naranjo (che li denominò enneatipi), il quale elaborò una “psicologia” degli stessi individuandone i tratti caratteristici.

Quello ideato da Naranjo è il modello che tutt’oggi viene impiegato, principalmente per descrivere degli archetipi di individualità.

Il cosiddetto “enneagramma dei tipi psicologici” delinea nove personalità, ognuna delle quali caratterizzata da peculiari modelli sensoriali, emotivi e mentali, raggruppati per tre sulla base di tre centri distinti (il centro dell’Istinto, quello dell’Emozione e quello della Razionalità).

Gli enneatipi 2, ad esempio, afferiscono al centro dell’Emozione, e sono persone passionali, impulsive e invadenti; gli enneatipi 9, invece, appartengono al centro dell’Istinto e sono individui pacifici, quieti e concilianti.

In ogni ognuno di noi c’è un enneatipo prevalente e, facendo un apposito test, è possibile scoprire il proprio. E’ bene tenere presente, tuttavia, che le tipologie di personalità non sono statiche bensì dinamiche e che determinati fattori esterni – lo stress, per citarne uno -, possono influire sull’enneatipo risultante.

Uno strumento d’introspezione, quindi, che, data la sua versatilità, si presta ad essere applicato in una varietà di contesti, incluso quello religioso.

Il legame fra enneagramma e religione non deve stupire, essendo l’enneagramma risalente ai sufi, mistici asceti musulmani che vi vedevano il “volto di Dio”, ovvero uno strumento attraverso il quale liberarsi dalle passioni ed elevare la propria spiritualità nel percorso di ascesi verso il divino.

Incarnando un mezzo finalizzato alla crescita individuale, l’enneagramma non rappresenterebbe altro che una mappa utile all’individuo per raggiungere l’obiettivo della realizzazione personale e, se credente in qualche forma di spiritualità, dell’avvicinamento a Dio.

Sia che si aneli ad una crescita umana, sia che si ambisca all’elevazione spirituale, l’enneagramma può rappresentare, in ogni caso, un buon punto di partenza.

 Gnōthi seautón, “conosci te stesso”: solo avendo piena consapevolezza di sé, è possibile agire in maniera corretta e vivere secondo virtù.

L’enneagramma, pare, potrebbe esserci d’ausilio nel farlo.

Dalila Giglio