Monografie Storia

JFK e la Nuova Frontiera

50 anni fa veniva assassinato a Dallas John Fitzgerald Kennedy

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.

John Fitzgerald Kennedy

Il Presidente Statunitense più famoso del ‘900, nasce a Brookline nel Massachusetts il 29 maggio del 1917 e muore a Dallas il 22 Novembre del 1963, una mattina 50anni fa.

Eletto all’età di 44 anni, dopo la scadenza del secondo mandato di Eisenhower, John Fitzgerald Kennedy è il primo ed unico, Presidente cattolico ad entrare alla Casa Bianca.

Il giorno della sua investitura, il 20 Gennaio 1961, pronuncia dinnanzi alla folla il discorso della “Nuova Frontiera” che diventerà anche il proprio testamento politico.

Come in passato la Nuova Frontiera aveva spinto i pionieri ad estendere i confini degli Stati Uniti, così la Democrazia Americana deve ora – secondo Kennedy – impegnarsi per raggiungere nuovi traguardi: combattendo la disoccupazione, migliorando il sistema scolastico e quello sanitario, assistendo le classi più deboli, sconfiggendo il razzismo. In politica estera, poi, bisogna intervenire a favore dei paesi sottosviluppati, incentivando i programmi per l’alimentazione mondiale ed allacciando relazioni con i paesi latinoamericani.

Una visione rivoluzionaria e progressista che suscita subito larghi consensi tra la popolazione e che ispira una crescita non solo materiale, ma anche spirituale, culturale e scientifica (ad esempio con il finanziamento ed il rilancio dei programmi spaziali).

In uno dei suoi discorsi, Kennedy dice:

“Al di là di questa frontiera si estendono i domini inesplorati della scienza e dello spazio, ma anche dei problemi irrisolti della pace e della guerra, delle sacche di ignoranza e di pregiudizi non ancora debellati”.

Improvvisamente mentre il consenso è alle stelle e l’intero popolo statunitense è stretto intorno al proprio Presidente, il 22 novembre 1963 a Dallas (Texas) il GRANDE SOGNO si spezza, in una sequenza di fotogrammi entrati per sempre nella Storia.

Da allora, di quelle immagini – di quei frammenti che esplodono nell’azzurro del cielo – restano i ricordi ormai sbiaditi e di JFK l’icona indelebile di un’epoca.

La morte prematura ne ha impedito certamente la realizzazione dei progetti, tanto che molti storici parlano di “Kennedy incompiuto”. Ha paralizzato gli Stati Uniti nello shock; ma se le idee hanno un proprio valore, che può superare la dipartita dal mondo allora John Fitzgerald Kennedy ha saputo sopravvivere a se stesso per gli anni a venire.

Nonostante scandali e ombre che ne scalfiscono l’immagine privata, in una morale non sempre irreprensibile; nonostante le critiche di alcuni studiosi che lo ritengono a distanza di decenni un Presidente sopravvalutato – portato alla ribalta unicamente dalla morte eroica –  tocca riconoscere a JFK di essere stato sulla scena pubblica un grande ispiratore di ideali; di aver saputo esprimere un carisma unico e di essere riuscito a farsi amare come nessun altro Presidente dal proprio popolo.

Nei discorsi dedicati alla Nuova Frontiera, sono enunciati per la prima volta dei concetti che saranno il cardine della ribellione degli anni ’60. Parole come volontariato, assistenzialismo, solidarietà, uguaglianza, sono infatti tutte parole ribadite da Kennedy che verranno riscoperte successivamente, pochi anni dopo, come slogan per la rivoluzione culturale che cambierà il mondo a cavallo degli anni ’60 e ’70.

Stefano Campa