Comics INTERVISTE

Intervista agli autori di Paranoid Boyd 4 – Il corpo del mostro

Paranoid Boyd è una serie di Inkiostro Edizioni creata da Andrea Cavalletto. Il protagonista, William Boyd, è un reietto, un folle in balia dei propri demoni. Will è sopravvissuto alla tragedia dell’11 Settembre 2001, evento che ha profondamente cambiato la società, ma che su di lui ha avuto conseguenze devastanti. La paranoia è elemento fondamentale della serie: la vita di Will è condizionata dalle visioni raccapriccianti di cui è vittima, ansie e paure veicolano ogni sua scelta. Realtà e immaginario si fondono in un universo caotico, cruento e crudele. Boyd ha lo sguardo proiettato verso l’abisso, per non sprofondare dovrà tenere a bada i suoi demoni.

La sottoscritta ha intervistato con molto piacere i tre autori Paranoid Boyd 4- Il corpo del mostro, spin-off della serie: Andrea Cavaletto creatore e sceneggiatore; Marta Carotenuto sceneggiatrice di Paranoid Boyd 4; Enrico Carnevale disegnatore di Paranoid Boyd 4.

Iniziamo con una domanda personale agli autori: come siete approdati nella vostra vita alla sceneggiatura / al disegno di fumetti? Parlateci un po’ di voi…

ANDREA Io scrivo e disegno da una vita. E’ una mia passione di sempre. Quando alle elementari ti facevano la classica domanda “Cosa vorresti fare da grande?” io rispondevo “I fumetti!”. Direi che mi è andata bene. Anche perché adesso oltre ai fumetti (tra cui un bel po’ di storie per una vera e propria icona come DYLAN DOG) scrivo anche per il cinema, che è un altro mio grande amore ma che, ammetto, quando ero giovane mi sembrava un mondo inarrivabile e troppo lontano da me.

MARTA Ho sempre amato scrivere, sin dall’infanzia. Crescendo ho cercato di fare coincidere il mio percorso lavorativo con questa forte passione e fortunatamente ci sono riuscita. Lavoro in ambito editoriale e letterario da molti anni. In passato ho collaborato alla stesura di sceneggiature per cinema e teatro ma è da poco tempo che ho iniziato a rapportarmi attivamente al mondo del fumetto. Da bambina ho imparato a leggere sfogliando e risfogliando i miei albi preferiti, anche in questo caso, sto avendo la possibilità di far viaggiare passione e percorso lavorativo sullo stesso binario. Paranoid Boyd 4 è stato il mio albo di esordio come sceneggiatrice.

ENRICO Ciao a tutti! Allora, io disegno praticamente da sempre. Ho cominciato da piccolissimo ricopiando i disegni ed i fumetti di mio fratello maggiore Matteo – quindi, in sostanza, è ” tutta colpa sua”. Poi, nel 2001, tra le medie ed il liceo, ho iniziato a frequentare la Scuola Fumetto Cassino, dove son stato insegnante di Prospettiva, Teoria e Tecnica del Fumetto negli ultimi 5 anni. Nel 2011, dopo aver vinto la sezione Fumetto del Contest “MArteLive”, ho avuto la possibilità di iscrivermi alla Scuola Internazionale di Comics di Roma, dove mi sono diplomato nel 2014. Sono inoltre un architetto, laureato presso la Sapienza di Roma, ma ho parzialmente accantonato questa strada professionale in favore del disegno, del fumetto e dell’illustrazione.

Penso spesso che con una simile formazione alle spalle dovrei essere una specie di divinità del disegno e invece no, faccio ancora le facce storte, la gente seduta male ed altri orrori.

Paranoid Boyd è stato il mio esordio come fumettista professionista.

In Paranoid Boyd 4 il protagonista non è più William Boyd, ma i suoi amici, l’ambientazione temporale è dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Cosa vi ha “affascinato” di quel momento buoi della storia dell’umanità?

ANDREA Più che affascinato, direi terrorizzato. Mi ricordo ogni momento di quel giorno. Ricordo quanto fossi scosso. E ricordo come fossero scosse le persone accanto a me. Era un’atmosfera surreale. Si cercava di fare ciò che si fa tutti i giorni (lavoro, pub, etc.) ma era come se fosse una forzatura. Ci sentivamo tutti un po’ fuori luogo. Credo che quel giorno abbia in qualche modo segnato ciascuno di noi, alzando il livello delle nostre paranoie.

MARTA  E’ stato un evento tragico, più che affascinato, mi ha sconvolto. All’epoca avevo diciotto anni e mai prima di allora mi era capitato di assistere in diretta a un evento del genere. Ricordo ancora ogni minimo dettaglio di quei momenti: la tv accesa che all’improvviso cambia programmazione; immagini nude, crude, strazianti, impossibili da dimenticare; l’incredulità; il terrore e la paura che da emozioni individuali e soggettive diventano sensazioni globali e condivise. In quei giorni è maturata la consapevolezza che il panorama mondiale nell’immediato futuro sarebbe cambiato. E così è stato.

ENRICO “Affascinato” non è il termine che userei, forse “turbato” sarebbe più appropriato. Nel 2001 ero ancora piccolo, quindi fino a quel momento non avevo ancora avuto modo di assistere dal vivo ad un “evento storico”. Tutto quello che conoscevo l’avevo letto nei libri, o ascoltato dai racconti di altre persone. Quel giorno, proprio come Jacknife in Paranoid Boyd 4, ero disteso sul divano a guardare la TV. Inevitabilmente, ogni canale trasmetteva le immagini dell’accaduto. All’inizio non sono riuscito a crederci, o comunque ho pensato fosse stato solo un brutto incidente aereo – non potevo ipotizzare altro. Ricordo chiaramente il senso di “sfocatura” da cui mi sentii circondato – come se si trattasse di un sogno, di un qualcosa di irreale, la sensazione dei tuoi occhi e della tua mente che tentano di abituarsi ad una nuova presa di coscienza. Un po’ come quando incontri la morte per la prima volta e realizzi che sì, non è una bugia, a questo mondo si muore davvero.

Confesso che l’essermi ritrovato a rappresentare una storia legata a quell’evento mi ha fatto vacillare non poco, perché temevo potesse essere irrispettoso o strumentalizzante. Conosco però qual è il messaggio “nascosto” che Andrea punta a trasmettere con questa Serie e lo ritengo estremamente valido, per cui alla fine ho deciso di dire di sì – a me stesso prima ancora che ad Andrea.

Perché avete optato per uno spin-off e non per una nuova serie?

ANDREA  Dopo la conclusione della prima stagione di Paranoid Boyd sentivo il bisogno di dare un po’ di “aria” alla serie. Inoltre volevo approfondire alcuni aspetti legati ai personaggi secondari, gli “amici” di Will, per far capire ai lettori che sono importanti quanto il protagonista. E poi volevo scrivere una storia sulle teorie e paranoie riguardo le presunte connessioni tra satanismo e musica metal, che solo all’apparenza sembrano oggi superate ma che nel 2001 erano ancora molto in voga.

In questo albo avete unito il mondo del fumetto con quello della musica, di chi è stata l’idea e come è arrivato a fare questo interessante connubio?

ANDREA Ammetto di essere io il colpevole. Vorrei che PARANOID BOYD fosse una serie crossmediale. Questo di abbinare una colonna sonora creata ad hoc è un primo esempio di crossmedialità. Ma non voglio di sicuro fermarmi qui. Sono un fan dei THE FORESHADOWING e mi sono detto “Ehi, hanno un sound perfetto per le atmosfere del mio fumetto!” Così mi sono dato da fare per contattarli, abbiamo trovato un accordo a adesso esiste una loro canzone intitolata PARANOID BOYD. Ma non solo! I membri della band sono loro stessi protagonisti della storia, almeno, una loro versione alternativa a fumetti.

Se non fosse stato l’Havey Metal e i “The Foreshadowing”, quale altro genere musicale si sarebbe potuto adattare bene come colonna sonora del vostro Paranoid Boyd?

ANDREA Per me  Paranoid Boyd è Doom/Gothic metal. Le atmosfere di PARANOID BOYD sono molto simili a quelle di serie tv quali TRUE DETECTIVE. Ecco, forse anche la colonna sonora di TRUE DETECTIVE starebbe bene alla mia serie…

MARTA Difficile, per quanto mi riguarda, pensare a un’alternativa. La musica metal oltre a essere colonna sonora è anche colonna portante di buona parte dell’albo. Se dovessi scegliere altri generi, opterei per il Noise Rock, Il post-rock e il post-punk:  My Bloody Valentine; Converge; Tortoise; The Velvet Underground; Arctic Monkeys.

ENRICO Direi qualsiasi genere capace di evocare un senso di estraniamento, di percezione onirica e, perché no, di angoscia (non auto-lesionistica, sia chiaro). O ancora: tracce veloci e spinose, ficcanti, velenose.

I generi a cui personalmente ricollego quello che ho disegnato sono il post-rock, il progressive metal, il psychedelic rock, il noise, l’electropunk ed i trip hop.

Quale album musicale non dovrebbe mai mancare nella casa di un fan di Paranoid Boyd?

ANDREA Un album qualsiasi dei THE FORESHADOWING, ovviamente 😀

MARTA  Un album dei THE FORESHADOWING. Non capita poi così spesso di poter leggere un albo a fumetti ascoltando in sottofondo le canzoni dei protagonisti!

ENRICO Ve ne do uno classico ed uno più recente: “Surfer Rosa” dei Pixies e “Money Shot” dei Puscifer.

Paranoie e paure sono i demoni di Will Boyd e dei suoi amici né “Il corpo del mostro”, ma quali sono i vostri demoni?

ANDREA Per quel che mi riguarda sono davvero troppi per elencarli tutti. E se ne aggiungono man mano che invecchio. Ogni domanda senza risposta è un demone. E io sono il tipo che si fa un sacco di domande che raramente trovano una risposta.

MARTA  Sono moltissimi! Spesso nel corso del tempo mutano, evolvono o scompaiono. Forse ciò che più mi turba, è l’impotenza quando ci si confronta con qualcosa d’inevitabile.

ENRICO Ecco, sicuramente lo sono domande come questa. Ma siccome non sarebbe corretto astenersi né mentire, mi limito a dirvi che uno dei miei demoni più grandi è senz’altro l’incoscienza.

Raccontare e disegnare il lato oscuro della mente umana, paure e paranoie, è una forma di autoanalisi per esorcizzare le proprie?

ANDREA Sì. Assolutamente. Se non scrivessi sarei già impazzito da un bel po’, credo. Quando scrivo mi sento di essere più sincero di quando sono in mezzo alla gente a relazionarmi col mondo.

MARTA Sì, certo.  Scrivere può aiutare a mettere ordine nel proprio caos interiore. Quando raccontiamo una storia, ci immedesimiamo in circostanze e situazioni molto distanti da quello che sono le dinamiche della vita reale, nonostante questo, spesso i personaggi che creiamo sono mossi nell’agire da timori, paure e ansie che noi tutti abbiamo provato nel corso della vita. Trasporre questi sentimenti su un personaggio non reale è sicuramente un buon modo per esorcizzarli.

ENRICO In un certo senso sì. Come dicevo, con Paranoid Boyd 4 mi sono confrontato da vicino con il tema dell’11 Settembre e con le sensazioni che può provare chi si ritrova da un momento all’altro con la morte negli occhi, ma anche con traumi, cospirazioni, e con un determinato tipo di approccio sessuale. Trattandosi in gran parte di esperienze che non si è vissute sulla propria pelle, ho tentato di immedesimarmi il più possibile per cercare di rappresentare al meglio quello che stavamo raccontando.

Con chi vi piacerebbe lavorare in futuro? (viaggiate pure con la fantasia se volete)

ANDREA David Mack, Danijel Zezelj, Lee Bermejo, Rafael Albuquerque, Sean Murphy. Ma soprattutto confesso che mi piacerebbe scrivere qualcosa insieme a Clive Barker (che so, trasporre in sceneggiatura a fumetti un suo racconto o un suo soggetto originale).

MARTA Viaggiando con la fantasia… Neil Gaiman, Alan Moore, Alejandro Jodorowsky, Nicolas De Crècy, Richard Corben, Art Spiegelman, Frank Miller, Brian K. Vaughan, Todd McFarlane, Rafael Albuquerque. Ora è meglio fermarsi, potrei andare avanti per ore.

ENRICO Una domanda scomoda. Ma, se posso viaggiare con la fantasia e a costo di risultare banale e scontato, elenco gli autori sulle quali sceneggiature sarei entusiasta di lavorare, perché sono quelli che riescono realmente a catturarmi come lettore: Alan Moore, Alejandro Jodorowsky e Brian K. Vaughan.

I disegnatori son troppi: Carlos Gomez, Juanjo Guarnido, François Schuiten, Theo Caneschi, Massimo Carnevale, Juan Giménez, Gabriele Dell’Otto, Benoit Springer, Mathieu Lauffray, Fabio Mantovani, Corrado Mastantuono… Basta, mi devo fermare altrimenti proseguo in eterno.

Prescrivete un libro o un fumetto ai lettori della mia rubrica “Literary Prescriptions”.

ANDREA “La strada” di Cormac McCarthy

MARTA Per restare in tema: la graphic novel Paranoiæ di Giulio Rincione e il romanzo White Noise di Don DeLillo.

ENRICO Fumetto: la serie “Saga” di Brian K. Vaughan e Fiona Staples. Quanto al libro, per rimanere in tema di paranoia: “Trilogia di New York” di Paul Auster – in particolare i primi due racconti, “Città di vetro” e “Fantasmi”.

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