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India, gli intoccabili

Gli intoccabili, detti anche Avarna, sono costretti a subire ogni tipo di vessazione, sono evitati e insultati. Lavorano a stretto contatto con la morte e lo sporco

Evolve eppure resta indietro l’India, un Paese in via dei sviluppo (potenza all’avanguardia nella produzione di software, di satelliti per telecomunicazioni, di energia nucleare e armi atomiche), ma incapace di liberarsi di un sistema sociale basato su soprusi e discriminazioni, quello delle caste.

L’appartenenza ad una casta si eredita per nascita ed è regolata da precise norme, valori e sanzioni. I Bramini (i sacerdoti, sacrificatori e conoscitori dei testi religiosi) costituiscono il vertice di questa piramide gerarchicamente strutturata. Ad essi è associato il colore bianco, seguono i Khsatria (i guerrieri e i prinicipi) identificati dal colore rosso. Il giallo è attribuito ai Vaisia (agricoltori, commercianti e artigiani), il nero agli Shundra (lavoratori comuni).

Ci sono poi gli Achuta o intoccabili, la cui stessa esistenza è indissolubilmente legata all’idea di sporcizia e impurità. Considerati pezzi di immondizia viventi, gli intoccabili sono ritenuti in grado di trasmettere il loro sudiciume come un virus, gli esponenti delle caste, quindi, devono tenersi il più possibile alla larga da questi. Il minimo contatto con un intoccabile, infatti, provocherebbe un vergognoso contatto con le impurità.

Lavarsi sempre le mani, dopo essere venuti malauguratamente in rapporto con un Achuta, è d’obbligo. Gli intoccabili, detti anche Avarna, ovvero senza colore, per sottolineare ulteriormente lo iato che li separa dalle quattro caste superiori (ognuna contrassegnata da uno specifico colore), lavorano a stretto contatto con la morte e lo sporco. A loro spetta, ad esempio, la rimozione delle carcasse di animali, la pulizia delle strade e delle latrine, la lavorazione delle pelli, l’uccisione dei topi. Severamente proibito è, invece, per gli Avarna l’accesso ai templi e la cremazione dopo la morte.

Intoccabili eppure fin troppo toccabili, costretti a subire ogni tipo di vessazione, sono evitati e insultati, ma non solo: molti di loro sono stati e continuano ad essere stuprati, bruciati vivi, linciati o uccisi a colpi di arma da fuoco. Le notizie di uomini sfigurati con l’acido e donne stuprate davanti agli occhi degli stessi mariti sono tutt’altro che rare in India.

Sampat Pal Devi

Le vittime sono quasi sempre tra gli intoccabili, puniti poiché non in grado di stare al proprio posto. Essere un intoccabile vuol dire essere sfruttato e torturato, ma spesso significa anche essere costretto a morire di sete.

A Rasooh, villaggio collocato nella regione settentrionale del Jammu e Kashmir, le caste superiori impediscono agli intoccabili di usare i pozzi d’acqua potabile. Il motivo? Finirebbero irrimediabilmente per inquinarla con la loro sporcizia. Se è vero che, grazie a riforme attuate a seguito della conquista dell’indipendenza, sono state debellate le forme più brutali di discriminazione, non si è poi così lontani dai tempi in cui gli intoccabili venivano picchiati a sangue solo perché la loro ombra sfiorava quella di un esponente di una casta superiore.

Sebbene la costituzione indiana abbia abolito le regole delle caste, decretando la parità degli intoccabili di fronte alla legge, c’è una sorta di alone mistico-sacrale che avvolge questo sistema atavico e lo rende ineliminabile e irrinunciabile agli occhi dei più. La lotta contro il mondo delle caste è lontana dal concludersi. E c’è chi, con questa realtà che giustifica e conserva atrocità sessiste e omicide nei confronti degli intoccabili, combatte ogni giorno, poiché, con tali atrocità, si è scontrato in prima persona.

Come Sampat Pal Devi e il suo esercito di donne dal sari rosa, il Banda Gulabi (o Pink Gang). Scampata alla morte a seguito di un emorragia causata da un rapporto sessuale con l’uomo con il quale era stata costretta a sposarsi all’età di 12 anni, dal 2006 Sampat Pal è impegnata nella sua terra d’origine: l’Uttar Pradesh.

Gli obiettivi primari della sua battaglia sono: l’abolizione del matrimonio infantile, la fine della tradizione dell’abbandono delle mogli e la lotta alla criminalità e alla corruzione in India.

Giulia Argenti