Tanto è Fantasy – Il Quorum
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Tanto è Fantasy

Il genere fantasy non può rappresentare una corrente letteraria di serie B…

Il bicchiere talvolta è mezzo pieno e non si può negare che in questi ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale di interesse e successo per il genere fantasy, quella branca del fantastico che non parla di futuri possibili e società basate sulla tecnologia ma di mondi alternativi in cui la magia ha la funzione della scienza. O almeno questa è una delle prime differenze, non sempre così valida, con la fantascienza, che tra l’altro sta vivendo una nuova stagione di interesse.

Librerie e biblioteche si sono riempite, anche in Italia, di romanzi fantasy, che già a dire il vero negli anni Ottanta e Novanta avevano avuto una prima, grande stagione di successo, i fumetti hanno scoperto il filone e al cinema e in tv sono emerse varie serie del genere. Anzi, va detto che l’attuale successo del fantasy nasce essenzialmente da due fenomeni tra cinema e letteratura, Harry Potter e Il signore degli anelli, che hanno dominato sale cinematografiche e librerie all’inizio del Millennio (nel secondo caso si trattava di un ritorno di una storia di decenni prima) e di un successo televisivo, Game of thrones o Il trono di spade.

Tutto questo è vero e giusto, ormai la cultura del fantasy attraversa vari ambiti, con anche eventi in tema, come la Festa dell’Unicorno che ogni anno anima l’estate a Vinci in Toscana attirando appassionati e curiosi di tutta Italia.

Ma c’è un ma: accanto a questo interesse e fermento, persistono ancora pregiudizi per chi legge e scrive fantasy, perché nel nostro Paese la narrativa di genere è vista ancora come serie B, cosette che poco importa come sono scritte e di cosa parlano perché tanto sono di poco conto e soprattutto rivolte ad un pubblico di ragazzini. Negli anni Settanta si vogliamo il fantasy era frainteso in maniera ancora più clamorosa, perché all’epoca della prima pubblicazione in Italia de Il signore degli anelli la letteratura di genere fantastico era vista come  di destra, complice anche un impossessarsi di quell’immaginario da parte del Movimento sociale e di formazioni dell’area neofascista, che per alcuni anni organizzarono eventi in tema e stamparono fanzine fortemente connotate ideologicamente.

Questo problema oggi fortunatamente non c’è più, ma resta il pregiudizio di cosette e cattiva letteratura, pregiudizio che viene da lontano e che ha sempre bollato la narrativa di intrattenimento e i fumetti come spazzatura o poco più. Poi ci si stupisce che in Italia si legge poco, forse dipende anche dal fatto che non si esalta o si esalta poco la possibilità di leggere libri appassionanti, a differenza di cosa succede in altri Paesi, dove la gente legge molto di più  ma appunto per lo più la tanto disprezzata narrativa di genere, fantasy in testa.

Ovviamente, nessuno sostiene che tutto il fantasy sia buono: esiste un fantasy per ragazzi e uno per adulti, con gli intrecci complessi di autori come George R.R. Martin, Robert Jordan, Brandon Sanderson, Mark Lawrence, esiste un fantasy più popolare, capitanato dalle saghe avventurose dello sfortunato Robert E. Howard, e uno più d’autore, dove si sono cimentati autori e autrici come Tolkien, Ursula K. Le Guin, Mervin Peake, esistono storie fantasy femministe, da Marion Zimmer Bradley a Mercedes Lackey, e poi nel mucchio si sono misurati anche nomi non sempre all’altezza. Ma il fantasy non è certo una lettura solo per ragazzi, anche se negli ultimi anni ha avvicinato tanti di loro ai libri, e questo non giustifica che venga sminuito o che venga proposta qualsiasi cosa sotto l’etichetta di fantasy, comprese certe storielle da libro Harmony dove l’unico elemento fantastico è che il lui della situazione è una creatura magica.

Diciamo che pian piano, complice anche la percezione del genere fantasy come un fenomeno culturale e di costume, certi atteggiamenti stanno sparendo, tenendo conto anche dell’interesse per il genere mostrato nel nostro Paese non solo dai grandi gruppi editoriali, ma anche da case editrici indipendenti come la Gainsworth e la Dunwich, che hanno dato voce anche a autori e autrici italiani con storie interessanti.

Per cui, di fronte alla frase “è fantasy, chissà che boiata è” non resta e resterà di far conoscere un mondo complesso, che deriva dai miti, dai poemi epici e dalle fiabe, e dove ci sono anche storie banali, come ovunque, ma anche universi tutti da scoprire, che sanno reinventarsi partendo dagli archetipi ma parlano al mondo di oggi. Non sono storielle per ragazzini o per gente che non vuole crescere, ma molto di più.

Elena Romanello