Storie per ragazzi: perché tanti orfani? – Il Quorum
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Storie per ragazzi: perché tanti orfani?

Quali sono i primi romanzi che abbiamo letto da ragazzi? Forse Le avventure di Tom Saywer, Oliver Twist oppure Senza Famiglia. Per i più giovani, chissà, Harry Potter. E probabilmente tutti abbiamo amato le storie di Cenerentola e Peter Pan. Che cos’hanno in comune? Protagonisti orfani, abbandonati, maltrattati dai genitori, con un passato doloroso alle spalle e un futuro incerto.

Dalla letteratura per i più giovani sarebbe lecito aspettarsi allegria e spensieratezza. Eppure, anche nei racconti d’intrattenimento e d’avventura, ritroviamo sullo sfondo vicende familiari spesso tragiche. Se Oliver Twist (Charles Dickens, 1837-39) cresce tra l’orfanotrofio e le disumane workhouse inglesi, Remì, protagonista di Senza Famiglia (Hector Malot, 1878), è costretto a lasciare la famiglia adottiva per vagabondare alla ricerca dei suoi veri genitori. Anche il protagonista delle Avventure di Tom Saywer (Mark Twain,1876) è orfano di entrambi i genitori, mentre al suo amico Huck (Le Avventure di Huckleberry Finn, 1884) lo scrittore inglese riserva un padre alcolizzato, che prima lo abbandona e poi ritorna nella sua vita per sottoporlo a spietati maltrattamenti. Neanche i protagonisti femminili hanno migliore fortuna: Sara, la Piccola Principessa di Frances Hodgson Burnett (1888), perde il padre all’improvviso e vede la sua vita in collegio stravolgersi: da reginetta amata e viziata a sguattera vittima di ogni sopruso. E nell’elenco non possono mancare i “Ragazzi perduti” di Peter Pan: come spiega James Matthew Barrie (L’uccellino bianco, 1902), si tratta di bambini che cadono dalle carrozzine mentre la governante sta guardando da un’altra parte; se nessuno viene a reclamarli entro sette giorni vengono mandati lontano, nell’Isola che non c’è.

Ma perché tanti orfani? Da una parte, molti dei classici per ragazzi sono stati scritti nell’Ottocento, un’epoca nel quale il patetismo era la chiave per conquistare un vasto pubblico. Ma come dimostra l’odierna popolarità di questi libri, anche oggi storie tanto tragiche sanno colpire la sensibilità dei lettori, coinvolgendoli così nella narrazione. D’altra parte, i giovani e sfortunati protagonisti di questi romanzi dimostrano sempre grande forza di fronte alle avversità, lottano con coraggio, senza arrendersi e senza commiserarsi, ed è questo che suscita la nostra ammirazione. Alcuni, in particolare, sono tanto amati dal pubblico anche perché, pur con tutte le proprie disgrazie, non dimenticano mai l’onestà e l’altruismo, un po’ come in Heidi (Johanna Spyri, 1880). Ai nostri occhi diventano dunque dei veri e propri eroi positivi, almeno nella maggior parte dei casi…

Se la candida Cenerentola (Charles Perrault, 1697) resta amorevole e generosa anche nella sventura, altri orfani della letteratura nutrono un profondo rancore per il trattamento ingiusto che hanno subito per tanti anni. Incontriamo dunque personalità vendicative e distruttive come il misterioso Heathcliff di Cime Tempestose (Emily Brontë, 1847). E che cosa dire della serie di Harry Potter (1997-2007)? Qui Joanne Rowling riutilizza con grande maestria gli stratagemmi dei suoi predecessori, proponendoci una storia che è proprio imperniata sul conflitto tra due orfani: Harry Potter, l’eroe della saga, vissuto per tanti anni come una cenerentola in casa degli zii e rimasto, nonostante tutte le difficoltà, integro, valoroso e altruista; e Voldemort, l’antagonista, cresciuto in orfanotrofio e incline sin dalla più tenera età alla menzogna, al misfatto, alla malvagità. Per fortuna, sappiamo chi sarà il vincitore della contesa.

Diana Burgio