Quando la storia dell’arte si fa oscura – Il Quorum
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Quando la storia dell’arte si fa oscura

Alcuni degli artisti più importanti della storia dell’arte hanno nascosto dentro i loro dipinti profonde paure o avvenimenti terribili

I colori e la materia celano, talvolta, vicende piene di elementi macabri. Alcuni degli artisti più importanti della storia dell’arte hanno nascosto dentro i loro dipinti profonde paure o avvenimenti terribili: partendo da ”Il trionfo della morte” di Bruegel il Vecchio, fino ad arrivare alle installazioni di Damien Hirst, ad esempio nella sua opera ”A Thousand year”.

”Camminavo lungo la strada con due amici, quando il sole tramontò. Il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai. Mi appoggiai, stanco morto a un recinto. Sul fiordo nero azzurro e sulla città, c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo, infinito, pervadeva la Natura.”

Così Edvard Munch parla del suo dipinto ”Il Grido”, la descrizione arriva dai suoi diari e offre una splendida rappresentazione della sua opera, introducendo ad un tema di grande interesse: il rapporto tra la paura e l’arte.
Lo stesso pittore norvegese, ispirato da Jacques Luis David e dalla sua vicenda personale con l’ex amante Tulla Larsen, nel 1907 dipinse una sua versione de ”La morte di Marat”, in cui viene mostrata una figura femminile accanto al cadavere di Marat: questa versione aggiunge molto realismo alla storia delle rappresentazioni grafiche della tragica fine del rivoluzionario francese.

Qualche anno prima un grande pittore francese, Edouard Manet, aveva affrontato il tema della morte nella sua tela: ”Suicidio”, l’opera in questione assume un carattere enigmatico, poiché non si vede il volto e non si conosce l’identità del suicida. I critici sono sempre rimasti combattuti sull’interpretazione, alcuni pensano si tratti dell’assistente del pittore che si uccise alcuni anni prima nel suo studio.

Andy Warhol, nella sua serie ”Death and disaster series”, creò vari pezzi partendo da vicende di cronaca, uno dei più rappresentativi della serie fu quello del 1964 con il titolo ”Suicide”, che mostra il lancio di un uomo da un palazzo. Molti articoli di questa serie sono stati venduti a cifre altissime nelle aste d’arte.

Anche un sentimento vitale come l’amore può essere rappresentato in chiave misteriosa.
Molti dipinti di Magritte presentano figure con un panno intorno al volto: nella tela ”Gli amanti”, il pittore raffigura un bacio tra due figure nascoste da lenzuola; l’uso ricorrente di questi oggetti per nascondere il volto sarebbe dovuto al trauma subito dall’artista alla visione della madre con il volto coperto dopo il suicidio.

Insieme al francese molti artisti del movimento surrealista privilegiano dinamiche che riconducono all’onirico e alle visioni cupe, esempi vengono da Salvador Dalì nell’opera: ”Il volto della guerra” in cui il grande pittore spagnolo ripete in forma frattale le figure di alcuni teschi.

L’orrore nella storia dell’arte non è solo prerogativa maschile, Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo, due artiste lontane nel tempo e nello spazio sono riuscite con le loro opere: ”Giuditta e Oloferne” e ”Few Small Nips”, a scrivere un’ulteriore pagina di questa storia dell’arte sanguinaria.

Per chiudere questa rassegna di artisti e opere si può segnalare l’italiano Agostino Arrivabene, nei suoi dipinti figure femminili contorte e fondi cupi dominano e creano un’atmosfera spiazzante.

È comunque riduttivo considerare l’orrore nell’arte come un mero elemento d’inquietudine. Magritte proprio riguardo a ”Gli amanti” scrisse: “C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.”

Gianluigi Marsibilio