Tecnologia

L’anima del vocaloid

Can you hear me, major Tom?
Planet Earth is blue and there’s nothing I can do.

(David Bowie – Space Oddity)

Il progresso è il regno delle infinite possibilità  e della messa in atto pratica dei bisogni dell’uomo. Se i romani hanno lasciato – tra le centinaia di invenzioni – acquedotti ancora utilizzabili, i giapponesi – tra le centinaia di invenzioni – hanno donato all’umanità nuove prospettive musicali come l’eventualità di poter assistere a un concerto privo di canoni che sembravano fondamentali: ovvero?

Nella calda estate del 2007 Mika Hatsune ha fatto la sua comparsa sul pianeta Terra, arrivando direttamente dalla Crypton Future Media, con il compito di essere la rappresentazione applicativa del programma Vocaloid. Il software della Yamaha Corporation permette sin dal 2003 di sintetizzare la voce con la semplice messa in sequenza di testo e melodia.

Hatsune, da semplice figurante selezionabile del programma, è diventa ispirazione per illustrazioni 2D e 3D al punto che – attraverso proiezioni multimediali – dal 2009 tiene regolarmente concerti in tutto il mondo seguiti da fan devoti.

Miku canta, salta, incita il pubblico a ballare e sembra così reale eppure non esiste. Ha lunghi capelli verdi raccolti, vestiti da teenager, rappresenta l’emblema dell’alienazione ma dalla sua ha l’onestà di essere un prodotto dichiaratamente costruito a tavolino: si può dire la stessa cosa di chi esce da un reality? Come un karaoke fatto in casa, come la possibilità di costruire l’artista perfetto, come il sentirsi parte di una grande creazione artistica, come l’essere paroliere, come un gioco che prende vita, come ignorare che la bellezza abbia bisogno di un’anima e come credere – allo stesso tempo – che ogni cosa possa averne una.

Alessandra Cristofari

IL VIDEO – MIKA HATSUNE IN CONCERTO