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L’ampeloterapia: la cura dell’uva

Tanti sono gli effetti positivi dell’ampeloterapia sull’organismo umano

La si ritrova nell’arte sacra e funeraria, nelle nature morte e nelle illustrazioni naturalistiche, nei monili e nelle monete, negli arazzi e nelle maioliche: si tratta dell’uva, frutto celebrato già nell’antichità in quanto ritenuto foriero di benessere e di buona sorte.

Simbolo di ricchezza, fertilità e prosperità, il frutto della vite allieta i palati degli uomini fin dai tempi più remoti, e non solo attraverso la bevanda che si ottiene dalla fermentazione alcolica del suo succo.

Dolce, succosa e dissetante, l’uva da tavola, nelle sue molteplici varietà, viene generalmente consumata durante la stagione autunnale, alla fine dei pasti principali o come spuntino.

Sebbene si tratti di frutta, di uva, è notorio, è bene non mangiarne troppa poiché la stessa, essendo ricca di glucosio e fruttosio, e cioè di zuccheri a rapida assimilazione, fornisce un elevato apporto calorico. A meno che non si faccia dell’uva l’alimento esclusivo della propria alimentazione: l’uva, infatti, “anche da sola”, come scrive De Gregorio nel suo manuale “Le Terapie naturali”, “può nutrire a sufficienza il corpo umano e conservagli o ridargli vigore”.

Consumando unicamente uva per un determinato periodo di tempo, generalmente breve, sarebbe possibile depurarsi ed eliminare tutte le tossine.

Tale singolare terapia, in uso già ai tempi di Plinio, Cornelio e Galeno, prende il nome di ampeloterapia, termine derivato dal greco che significa per l’appunto “cura dell’uva”.

Essa consiste nell’introdurre gradualmente l’uva nella propria dieta – cominciando con un chilogrammo e fino ad arrivare a due chilogrammi al giorno -, sostituendola progressivamente agli altri alimenti nonché alle bevande (fatta eccezione per l’acqua e i succhi d’uva). Il frutto deve essere rigorosamente consumato senza la buccia e i semi e, preferibilmente, senza che gli acini vengano masticati (dovrebbero essere schiacciati fra la lingua e il palato), per un periodo non superiore ai tre giorni. Tanto basterebbe per avvertire i benefici auspicati.

Le affezioni renali e vescicali, le malattie epatiche e quelle reumatiche, la dispepsia e l’atonia intestinale sono solo alcune delle patologie per la cura delle quali l’ampeloterapia è indicata: l’uva, infatti, essendo ricca di antiossidanti naturali come i polifenoli – uno fra tutti il resveratrolo – esercita un’azione antinfiammatoria e antitumorale e migliora la fluidificazione del sangue, oltre a contribuire alla lotta delle cellule contro i radicali liberi. Essendo inoltre l’uva ricca di vitamine e di sali minerali, l’ampeloterapia risulta essere d’ausilio anche nel trattamento degli stati anemici e di deperimento e nelle forme di denutrizione.

Tanti sono, dunque, gli effetti positivi dell’ampeloterapia sull’organismo umano: questo non significa, però, che tale terapia sia priva di controindicazioni.

L’uva, infatti, è “zuccherina” e proprio in ragione di questa sua caratteristica è sconsigliata – perlomeno in dosi massicce – ai diabetici e a tutte le persone che non godono di buona salute.

A prescrivere la dieta dell’uva, come qualsiasi altra dieta, deve essere un nutrizionista o un dietologo, meglio se specializzato in ampeloterapia.

In Italia ve ne sono molti in Val Venosta e in particolare a Merano, dove ogni anno, nella stagione autunnale, accorrono migliaia di persone desiderose di disintossicarsi e di curare i loro malanni con il frutto della vite.

Curarsi con l’uva appare, pertanto, possibile: è bene, tuttavia, non dimenticarsi che solo se si è perfettamente sani e se si ha uno stile di vita equilibrato ci si può permettere di seguire un regime alimentare tanto estremo (sotto prescrizione medica) senza mettere minimamente a repentaglio la propria salute. Che è sempre e comunque il bene più prezioso di cui disponiamo e che, come tale, va protetto e salvaguardato a qualsiasi costo.

Con buona pace dell’ampeloterapia.

Dalila Giglio